Tragedia a Torre del Greco: figlio uccide la madre con il cacciavite. “Non sopportavo le sue fatture”

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Tragedia a Torre del Greco: figlio uccide la madre con il cacciavite. Quando la nonna è salita di corsa nell’appartamento al primo piano al civico 7 di via dei Remaioli, occupato dalla figlia Brunella Cerbasi e dal nipote Fabio, in cuor suo aveva ancora la speranza di poter salvare la donna. Eppure il ragazzo, 33 anni, problemi psichiatrici che lo costringono da un po’ di tempo a sottoporsi alle cure preso un centro specializzato dell’Asl e un passato irto di difficoltà legate alla droga e all’alcol, era stato chiaro quando ieri mattina l’aveva incontrata per puro caso in strada: «Ho ucciso mamma. Non sopportavo più le sue fatture della scimità». È stata la fine di un rapporto tormentato tra la donna, che avrebbe compiuto 56 anni il prossimo 22 dicembre, e il figlio, avuto da un uomo che non l’aveva mai voluto riconoscere e al quale aveva dato anche il suo cognome.

Nella traversa privata di via Cesare Battisti, tutti conoscevano i due, soprattutto per i frequenti litigi. «Era un pazzo si lascia sfuggire una delle residenti che più volte ha picchiato la madre». Una morte annunciata, insomma, per evitare la quale nessuno è riuscito a fare nulla. Sullo sfondo una vicenda familiare tormentata, che solo il caso ha voluto collocare alla vigilia della giornata contro la violenza sulle donne.

Era Brunella Cerbasi che portava avanti la baracca con il suo stipendio di operatrice scolastica presso un istituto comprensivo, con un figlio che aveva problemi ma che da qualche tempo era titolare di una pensione di invalidità al 70%. Una circostanza che però il ragazzo non intende ricondurre ai problemi di natura psichiatrica che sarebbero invece alla base della tragedia scrive Il Mattino. Durante l’interrogatorio dopo il fermo, Fabio Cerbasi ha ammesso di percepire l’indennità ma non l’ha ricondotta ai suoi problemi di salute. «I miei veri problemi ha detto al pubblico ministero incaricato del caso, Emilio Prisco, alla presenza dell’avvocato d’ufficio Maria Laura Masi sono dovuti alle fatture delle scimità di mia madre». Quelle fatture contro le quali, domenica sera, ha deciso di «ribellarsi», armato di un cacciavite che ha usato come arma contro la 55enne. «Ma ho dovuto faticare non poco ha raccontato ancora agli inquirenti perché le fatture erano troppo forti. Ho dovuto usare quel girachiodi tante volte».

E in effetti la scena che si è presentata agli occhi degli agenti di polizia del commissariato, che agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria hanno seguito la vicenda e continueranno a farlo nei prossimi giorni, è stata terribile: la donna era immersa in una pozza di sangue, sul corpo tantissime ferite e i segni evidenti di come abbia provato in tutti i modi a difendersi dalla furia assassina del figlio. La Procura di Torre Annunziata ha comunque disposto l’autopsia. Il racconto dell’uomo davanti al pm Prisco, con addosso ancora i pantaloni della tuta e la maglietta nera che avrebbe indossato al momento dell’atroce delitto, è stato a suo modo di grande lucidità. «Una volta vinte le fatture delle scemità sono andato a dormire. Ero stanco. Mi sono svegliato verso le 9 e sono sceso in strada. Ho incontrato la nonna e lei ho detto che avevo ucciso mamma».

L’anziana ieri pomeriggio è stata portata via sotto shock a bordo di una delle auto inviate sul posto dalla polizia. Anche lei ha potuto raccontare delle sofferenze vissute negli anni dalla figlia, dei problemi del nipote, della sua reticenza a seguire le cure del Sert per una vicenda legata all’uso di hashish, delle fughe anche dai centri di cura dove si provava a dargli assistenza per i problemi psichiatrici. Prima che il suo fermo venisse convalidato dal gip e prima che iniziasse la ricerca di una struttura idonea ad ospitarlo viste le sue condizioni, il giovane: «E adesso che futuro avrò?». Una domanda alla quale solo la giustizia potrà dare una risposta.

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