Terremoto del 1980, Sergio Mattarella: “Voglio essere presente”

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Una gesto dal Presidente della Repubblica per non dimenticare il terremoto che il 23 novembre di quaranta anni fa colpì la Campania e la Basilicata causando la morte di migliaia di persone, la distruzione totale di decine di paesi e di centinaia di abitazioni. Sergio Mattarella, sollecitato da una delegazione dei settanta sindaci dei centri terremotati giunti ieri a Roma per invitarlo a visitare i luoghi devastati nel 1980 dalla furia della natura, ha lasciato intendere tramite i suoi più stretti collaboratori che vorrà essere presente in una delle manifestazioni programmate su quei territori per non cancellare la memoria di quanto accaduto. E, anche, ricostruire là dove non sono bastate piogge di fondi a ricreare l’unità delle comunità.

«Siamo stati accolti con grande calore e attenzione in Quirinale e ci è stato fatto intendere che il Presidente Mattarella durante una delle manifestazioni organizzate per il quarantennale dal terremoto interverrà da remoto. In attesa che, passata l’attuale difficile situazione sanitaria, possa rispondere al nostro invito di essere fisicamente presente in uno dei centri colpiti dal sisma», ha sottolineato Mimmo Volpe , sindaco di Bellizzi e vice presidente di Ali Legautonomia della Campania ieri mattina presente a Roma dove insieme a Vincenzo Ascione, primo cittadino di Torre Annunziata e presidente regionale in passato presidente Ali Campania.

«Una prova di grande unità nazionale oltre che istituzionale allora ed anche oggi, anche se con minore clamore furono avvertiti quei morti rispetto a quelli che purtroppo oggi per il virus registriamo. Ringraziamo quindi il Presidente Mattarella per il sostegno a tenere viva quella tragedia del 1980 i cui danni ancora molte aree non hanno risolto», conclude Mimmo Volpe. Ed alla vigilia del quarantennale dal terremoto anche l’arcivescovo di Salerno-AcernoCampagna testimonia la propria attenzione per le popolazioni ed i territori colpiti nel 1980.

«Il mio ricordo e le mie preghiere vanno subito alle centinaia di vittime di quel tragico evento e ai loro familiari. Le 19.35 di Domenica 23 novembre: novanta secondi interminabili, che hanno segnato profondamente la vita concreta delle persone, i ritmi sociali delle comunità legati ad un mondo contadino e semplice, il vissuto della fede con un forte senso della tradizione e della pietà popolare. – scrive l’arcivescovo Andrea Bellandi in una lettera aperta – Sotto le macerie del sisma che ha colpito particolarmente, nei territori dell’Alta Valle del Sele, allora parte della Diocesi di Campagna e attualmente appartenenti alla nostra Arcidiocesi, paesi come Laviano, Castelnuovo di Conza, Santomenna ed altri comuni viciniori, è un intero mondo di valori che si è fermato ed è crollato. Tuttavia, nella logica della fede, anche il dramma stesso del dolore e della morte si illumina di senso e di luce nuova».

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