Sant’Agnello. “Il pino di piazza Mercato abbattuto con un blitz come i ladri nella notte” , l’amarezza del WWF foto

Sant’Agnello / Piano di Sorrento ( Napoli ) . Nella notte del 4 novembre, prima che il sole albeggiasse, con un vero e proprio blitz è stato abbattuto, il Pinus pinea in piazza della Repubblica che col suo portamento irregolare da oltre un secolo caratterizzava il paesaggio del luogo.

“Un pinus pinea oggetto di una lunga querelle – racconta Luigi de Rosa autore del romanzo sul Pino sentinella del Wwf – ma come per il falso pepe di Sorrento, altro albero “storto”, non c’è stato nulla da fare. Fa impressione scoprire che in un momento di crisi nera per il Paese, in cui siamo preoccupati per la nostra salute e la nostra economia si trova il tempo per abbattere gli alberi: sempre. Devono proprio essere terribili gli alberi, peggio dei coronavirus. Ma lasciamo perdere. Questo è un Paese che ama se stesso solo a parole”.

Alla fine il pino che il Wwf era riuscito negli ultimi 13 anni a non far abbattere, e che invece i proprietari sostenevano fosse “pronto a cadere”, è stato “furtivamente” eliminato.

 

I motivi? Nella perizia a firma della Geomatich sas di Mario De Vita & C. (che sostiene che “l’abbattimento risolve circostanze vegetative ormai estreme”) l’agronomo, dall’analisi tomografica, deduce tra le altre cose la presenza di una “zona deteriorata del 45% del tronco” e un “fattore di sicurezza al di sotto dei parametri”. Scienza e coscienza vorrebbero che, dopo il taglio, si vada ora a verificare se quanto dichiarato dal perito di parte corrisponde alla realtà o meno?

Questo chiede il Wwf e a questo, nonostante non si sia consentito agli esperti dell’associazione di documentare le fasi dell’abbattimento, si cercherà di fornire ogni risposta. Ma restano tanti, troppi interrogativi. Perché tutta questa insistenza ad eliminare quell’albero? Perchè quando l’albero era in piedi vivo e vegeto e qualcuno, senza motivi, sosteneva che si stesse abbattendo fu immediatamente interdetta la pubblica strada mentre, invece, quando quello stesso albero veniva abbattuto e fatto crollare nessuno ha ritenuto di dover chiudere la strada?

Dalle tre di notte e fino all’alba, come ladri nella notte, una squadra di esperti ha lavorato, su incarico del privato, per fare a pezzi l’albero velocemente, nonostante i cavi di sicurezza allocati alla pianta che garantivano la sicurezza da anni.

“Erano due pini, quelli di piazza della Repubblica a Sant’Agnello che vivevano in simbiosi da oltre un secolo – racconta Claudio d’Esposito – ma sembrava un unico grande albero. Di questi uno era stato oggetto di attenzioni da parte dei proprietari per ingiustificati timori che li hanno portati, nel 2007, a commissionare l’amputazione di una grossa branca che si protendeva verso sud, sull’ingresso della struttura denominata “Cavide”. Perizie ed ancora perizie, prodotte dai proprietari che da 15 anni temevano che quell’albero stesse per crollare, una in contraddizione con l’altra anche se fotocopiate e firmate dallo stesso agronomo. Da allora il pino domestico è stato continuamente monitorato dal Wwf per ben 13 anni ritenendo che non sussistessero reali pericoli.

Quell’albero aveva resistito nella sua vita (sono oltre 130 gli anelli di accrescimento contati sul tronco tagliato) ad eventi meteo estremi, con venti incredibili provenienti da ogni direzione, compresi i recenti del 29 ottobre 2018 (tempesta Vaia), del 23 febbraio 2019, del 12 novembre 2019, del febbraio 2020, senza accusarli minimamente.

Pochi sanno che i pini con la loro chioma “danzano col vento” e volano verso l’alto. In pratica il vento spinge nella chioma mantenendola in aria. Il tronco volendo semplificare ha la funzione del “filo che regge il palloncino”, se si staccasse dalle sue radici la chioma salirebbe in cielo.

L’8 dicembre del 2018, per maggiore sicurezza, la branca curva del pino, su indicazione degli esperti del Wwf, era stata ancorata con funi espansibili collaudate, dotate di stabilità a lungo termine e di appositi ammortizzatori per una oscillazione efficace, capaci di sostenere un peso di otto tonnellate ciascuna. Un sistema di consolidamento delle chiome brevettato e molto usato in tutta Europa.

Le funi dinamiche allocate, in aggiunta al cavo già presente (di 2t.), permettevano complessivamente di reggere un peso di ben 18 tonnellate. Le funi servivano anche a monitorare l’albero: fino ad oggi non erano mai andate in tensione. Quelle funi erano state messe bene ed erano sufficienti per portata in caso di schianto della branca. Preoccupa adesso il costone tufaceo sul quale la pianta era radicata, che l’albero contribuiva a stabilizzare con l’apparato radicale che fungeva da pompa idrovora. In questi giorni il Wwf stava producendo l’ennesima perizia per salvare l’albero dalle motoseghe”.

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