Raggirò una minorenne di Amalfi: condannato a due anni Di Martino Jr

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Raggirò una minorenne di Amalfi: condannato a due anni Di Martino Jr. Assolto dall’accusa di estorsione ma condannato a due anni per truffa.

Si chiude così il processo di primo grado a carico di Michele Di Martino, nipote di Leonardo ‘o lione, il super boss dei Monti Lattari a capo della cosca specializzata in racket e traffico di marijuana. Il verdetto è stato emesso nelle scorse ore dai giudici del tribunale per i Minori di Napoli.

Di Martino, all’epoca dei fatti minorenne, era finito alla sbarra perché accusato di aver estorto, assieme ad un diciottenne di Torre del Greco, 15.000 euro ad una ragazzina di Amalfi, figlia di un noto imprenditore della zona del settore ristorativo.

I due vennero fermati dai carabinieri ad agosto 2018, proprio mentre la ragazza stava per consegnargli i soldi che aveva sottratto alla cassa dell’azienda gestita dai suoi familiari in seguito alle pressanti richieste dei due sospettati.

Quei soldi, secondo le accuse, sarebbero stati estorti alla vittima con l’obiettivo di acquistare partite di droga da immettere nelle piazze di spaccio attive nella costiera amalfitana.

Un sospetto, quest’ultimo, costruito soprattutto alla luce delle parentele scomode di Di Martino, nipote di Francesco e Leonardo Di Martino, i due capi famiglia alla guida della cosca con base sui Monti Lattari e ramificazioni in tutta Italia.

Al termine del processo, sulla scorta degli elementi venuti fuori dalle indagini, il pubblico ministero titolare del fascicolo ha chiesto una condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione per Di Martino.

Nel corso del dibattimento la difesa – rappresentata dall’avvocato Antonio de Martino – ha posto più volte l’accento sulle contraddizioni che sarebbero emerse dai racconti della vittima.

A cominciare dalle cifre che quest’ultima avrebbe sottratto alle casse dell’azienda per consegnarle ai due sospettati per finire con le reali ragioni legate alla consegna di quei soldi. Sempre durante il processo la difesa ha anche provato a dimostrare che quella vicenda non ha nulla a che vedere con le dinamiche criminali imbastite dall’organizzazione guidata dai familiari di Di Martino. Una tesi accolta dai giudici che hanno riconosciuto l’assenza di elementi utili a ricondurre la vicenda nell’alveo degli interessi del clan per l’affare droga.

Di Martino, imputato a piede libero, è stato comunque riconosciuto colpevole del reato di truffa per aver raggirato la quindicenne, assieme al suo complice, spingendola a consegnargli i soldi sottratti all’impresa dei suoi genitori.

Nei prossimi mesi verranno depositate le motivazioni della sentenza e procura e difesa avranno un quadro più chiaro delle ragioni che hanno spinto i giudici a ridimensionare il peso delle accuse a carico del diciannovenne assolvendolo dal reato di estorsione.

Fonte Metropolis

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