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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Dio trova la strada per raggiungere il cuore di ognuno di noi”

Piano di Sorrento. Riportiamo la bella omelia di Don Pasquale Irolla in questa prima domenica di Avvento: «Avremmo preferito oggi arrivare all’inizio dell’anno liturgico ponendo il primo passo col cuore colmo di gioia già intravedendo il Natale, pensando al cenone, alla Liturgia della Notte Santa. Eppure siamo qui come quelle donne che ricevono un annuncio di gravidanza inaspettato e che procura fastidio, rabbia, che costringe a rimettersi in discussione. Il dono che riceviamo per questo Natale temo che sia non voluto. Ciascuno di noi avrebbe tanti motivi per mettere da parte questo Natale, rinunciare a tutto e lasciarsi scorrere addosso anche questa Eucaristia, l’Avvento ed ogni minimo tentativo di aprire il cuore al Signore che viene. Arriviamo tutti mortificati, un po’ impauriti, col freno tirato, incapaci di guardare avanti a lungo termine, temendo che i nostri figli possano andare alla deriva, cadere nell’accidia, nell’indolenza. Eppure siamo qui e questa Eucaristia è il primo dono, il primo giorno, la prima opportunità, la prima grazia. E noi vogliamo provare ad aprire il cuore perché Dio trovi uno spiraglio per raggiungerci. Raggiungere noi che siamo qui a celebrare l’Eucaristia ma anche raggiungere quelli che sono ammalati, i nostri figli che forse dormono, tutti quelli che stanno pensando ad altro. Dio è in grado di trovare la strada per raggiungere il cuore di ognuno di noi, soprattutto quest’anno, senza che noi facciamo nulla. La grazia che ci si para davanti del nuovo anno, del tempo di Avvento, è proprio la grazia di Dio che si avvicina, di Gesù che passa per la porta della tua casa. Ed a noi non è chiesto nient’altro se non la grazia di lasciarci amare. A volte pensiamo che dobbiamo attivarci per preparare il Natale del Signore, che se noi non siamo al timone l’imbarcazione va alla deriva. Molte volte poniamo un freno alla grazia proprio perché crediamo di dover fare, di dover preparare. Invece la grazia dell’Avvento è proprio una gestazione in cui fa tutto Dio ed alla fine prevarrà l’istinto materno di dire “Sì” anche se non è il tempo opportuno, anche se non sei più giovane come una volta. E questa grazia è proprio opera di Dio che ci prende per mano, ci guarda negli occhi e si avvicina a noi. Noi da soli non riusciamo, non possiamo, non sappiamo. Non sappiamo neanche se celebreremo la Messa della Notte Santa alle 23.30. Eppure sappiamo con certezza che il Signore verrà, che non ci lascerà soli. L’invito, il grido, la preghiera del profeta Isaia – “Oh se tu squarciassi i cieli e scendessi” – ha trafitto il cuore di Dio. Ed i cieli si stanno squarciando e Dio sta scendendo, sta planando fino alla porta della tua casa, alla porta del nostro cuore. E’ questa la certezza che oggi ci viene consegnata nei dubbi che ancora abbiamo, nell’indolenza che ci contraddistingue, in quella sorta di immobilità in cui sembriamo essere condannati. Eppure Gesù si sta avvicinando. Domani toglieremo la statua dell’Ecce Homo, la riporremo nella sua nicchia e metteremo la statua dell’Immacolata, cominceremo a preparare la Basilica per il Natale, inizieremo l’itinerario spirituale della Novena dell’Immacolata. Lentamente dei passi li stiamo facendo ed immagino che ognuno di noi, con le lacrime agli occhi, con risentimento, sta guardando gli addobbi di Natale. Ma questi gesti di amore che noi faremo controvoglia, senza speranza, col cuore inaridito, valgono molto di più degli stessi gesti che abbiamo compiuto l’anno scorso, due anni, dieci anni fa. Basta poco con amore. A noi è chiesto appena il miracolo di lasciarci amare e basta, farà tutto Gesù che conosce i tempi, i luoghi, i modi con cui avvicinarci e fare in modo che il nostro cuore lentamente si apra e, attraverso uno spiraglio misterioso, arrivi dentro facendoci avvertire una leggerezza, un gusto, un calore che non ci appartiene. La grazia del Natale piove verticale dall’alto e noi ce la troviamo e ci chiediamo: “E’ per me? Mi appartiene? Forse è di qualcun altro”. Ed in questo dubbio lentamente si insinua un dono che poi impareremo a riconoscere. Qual è l’unico grande e vero pericolo che Gesù sottolinea nel Vangelo? E’ quello di lasciarci andare, di cedere al torpore, perché siamo stanchi, perché non abbiamo il fisico, non abbiamo quella prontezza di una volta e rischiamo di dormire, poltrire, in una sorta di indolenza di fondo che potrebbe precluderci dal riconoscere o dall’ascoltare i passi di Gesù che si avvicina. Basta che noi proviamo a reagire a questo torpore. Come sottolinea Gesù nel Vangelo, state attenti a non lasciarvi prendere dallo scoraggiamento, dal dire è tutto inutile. Questa è l’opera di Satana che certamente in questi tempi trova terreno fertile. Ma basta un piccolo istinto di sopravvivenza in noi, un istinto spirituale in più che è la fede, e noi riemergiamo a galla, alziamo la testa, scopriamo che forse ne vale la pena, intravediamo una piccola luce. Basta poco per aprire il cuore, forse già questa Eucaristia riuscirà a donarci quel che da soli non riusciamo e leggere. Accendere una lampada e dire a Gesù: “Ti attendo, sono qui, cercami, trovami, vieni nel luogo in cui mi sono rintanato, aiutami ad uscire fuori”. E Gesù conosce tutto di noi, sa dove ci siamo rinchiusi e certamente troverà la strada per arrivare fino a noi. E noi paradossalmente sperimenteremo quest’anno una grazia tutta di Dio, tutta dovuta a Lui. E ne godremo di più. Le altre volte eravamo distratti dalle spese, dagli addobbi, dalla salute, ora invece un po’ preoccupati come siamo di contagiarci paradossalmente siamo nella condizione ottimale per ricevere il Natale di Gesù. E non il Natale della famiglia, del cenone, degli auguri, dei baci, dei regali; anche quello è bello ed importante ma non è l’essenziale. L’essenziale è Gesù. Che questo tempo ci aiuti ad arrivare proprio a Gesù, a guardare al donatore e non ai doni, a Colui che ci viene incontro e non alla sua corte, a guardarci occhi negli occhi e – chissà – rendere felice anche Dio».

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