Nocera-Castellammare. Convocato in caserma per un’inchiesta scopre di essere stato condannato per truffa

Nocera-Castellammare. Convocato in caserma per un’inchiesta scopre di essere stato condannato per truffa. Lo scrive Nicola Sorrentino su Il Mattino di Salerno.

Era stato convocato in caserma dalla guardia di finanza di Nocera Inferiore, per essere sentito a sommarie informazioni, in un’indagine dove non era coinvolto. Dalle verifiche successive, era poi emerso che risultava ricercato invece per altro. Ovvero, come responsabile di una truffa di circa 250mila euro a danno di una compagnia assicurativa. Ed è finito in carcere, dove ora sconterà sei anni e mezzo di reclusione. G.G. le sue iniziali, di 46 anni, viveva a Castellammare di Stabia. Non poteva sapere che su di lui c’era un mandato d’arresto, perché era stato giudicato in contumacia. La condanna gli era stata inflitta dal tribunale di Milano. Giorni fa, era stato convocato a Nocera, presso la sede della compagnia in via Falcone, perchè il suo nome era emerso nell’ambito di un’altra indagine. L’uomo si era mostrato anche disponibile a collaborare con gli inquirenti. Si trovava in compagnia della moglie. Ma da una verifica nelle banche dati, le fiamme gialle avevano scoperto che i carabinieri cercavano quell’uomo da almeno un mese, perché destinatario di una sentenza definitiva che, disponendo il cumulo delle pene detentive irrogate nel tempo, aveva revocato il beneficio della sospensione condizionale. Da qui la condanna a scontare 6 anni e mezzo di reclusione. L’uomo era stato giudicato colpevole per aver truffato per una cifra pari a 250mila euro una società di assicurazioni per la quale aveva lavorato. In qualità di sub-agente, aveva concluso 500 contratti di copertura rc-auto (che avevano fruttato a loro volta provvigioni per oltre 37mila euro), riportando false informazioni sui contraenti, per determinare premi assicurativi nettamente inferiori.

Tra i raggiri consumati dal 46enne, c’era l’attestazione che i clienti non avevano mai avuto incidenti, l’indicazione di una diversa alimentazione dei veicoli assicurati o ancora, l’intestazione delle polizze a persone residenti in province con indici di sinistrosità più bassi. Tuttavia, l’uomo non sapeva di essere ricercato anche per una seconda ragione. Lo stesso risultava infatti ancora residente in un comune dell’hinterland di Milano e domiciliato in provincia de l’Aquila, per questo era diventato «irreperibile» a sua insaputa. Dopo le verifiche e i controlli sulla sua identità, l’autorità giudiziaria meneghina ha delegato i finanzieri ad eseguire la misura cautelare in carcere, trasferendo l’uomo a Fuorni, dove sconterà la condanna inflitta dal tribunale di Milano.

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