Maradona il Rivoluzionario

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La dipartita di Maradona ha generato un’incredibile serie di servizi speciali su tutte le tv italiane, argentine e mondiali. I servizi, talvolta ben fatti e montati ci hanno però propinato un’idea un po’ retorica del pibe de oro e spesso hanno raccontato di un Maradona, che quasi per riconoscenza verso Cuba e Fidel Castro si sarebbe schierato apertamente a fianco del socialismo del XXI secolo. O peggio, che quasi per ripicca contro la squalifica subita per assunzione di efedrina (si badi bene efedrina per dimagrire e non cocaina) ai mondiali statunitensi del 1994, l’asso argentino avrebbe voluto vendicarsi contro il sistema capitalista schierandosi al lato di Fidel, Chavez, Morales, Correa e soci. Non è stato così! Maradona ha acquisito una coscienza politica forte e determinata soprattutto alla fine della sua carriera sportiva. Già si espresse chiaramente dopo l’epica partita dei mondiali del 1986 dove marcò un goal irregolare di mano contro la detestata Inghilterra, affermando che fosse in qualche modo una compensazione per la perdita delle isole Malvine (Falklands); o meglio una vittoria platonica della sfruttata America Latina contro l’imperialismo anglo-statunitense. Inoltre Maradona amava molto la canzone napoletana e quando venne a sapere che “Carmela” di Sergio Bruni fosse politicamente e poeticamente dedicata alla città di Napoli e non ad una donna, volle immediatamente recarsi a Villa Bruni per conoscere il grande Sergio Bruni e ne rimase ammaliato del suo passato di partigiano delle quattro giornate di Napoli.
Il pibe de oro rafforzò le sue convinzioni dopo il periodo di disintossicazione a Cuba. Voci autorevoli ed attendibili dissero che Maradona in quel periodo a Cuba si dedicò anche alla lettura di testi di Che Guevara. E per chi non lo sapesse oltre al tatuaggio sulla spalla del Che, l’argentino volle farsi tatuare un’immagine più grande di Karl Marx sulla schiena. Orgogliosamente Maradona intesse delle amicizie con i capi di stato del socialismo del XXI secolo dal venezuelano Chavez al boliviano Morales. Dall’ecuadoriano Correa a Fidel Castro. Il lider maximo era addirittura considerato una sorta di secondo padre da Diego e vi era un filo diretto tra i due che spesso si sentivano per telefono. Nel frattempo ad inizio secolo Maradona conobbe anche il grande regista jugoslavo-bosniaco-serbo Emir Kusturica che influenzò ulteriormente il suo pensiero socio-politico.
Maradona produsse il meglio di sé in campo politico nel 2005 quando per tutta risposta all’allora presidente USA Bush jr., fu tra i maggiori promotori di una marcia di protesta. Bush jr. attraverso la OSA (Organizzazione degli stati americani) aveva indetto una riunione di tutti gli stati del continente, ad eccezione di Cuba (espulsa dall’organizzazione su pressione degli USA dopo la rivoluzione del 1959), al fine di creare un’area di libero commercio continentale, ovviamente a favore dell’egemonia commerciale ed economica degli USA. Tale area di libero commercio avrebbe dovuto chiamarsi ALCA come acronimo di Asociaciòn de Libre Comercio Americana, ed in inglese FTAA. L’entourage di Bush scelse come sede dell’incontro la località balneare Argentina di Mar del Plata. Coordinandosi con i capi di stato contrari all’iniziativa ed invitati a Mar del Plata, Maradona organizzò un treno di protesta da Buenos Aires a Mar del Plata e con la partecipazione di intellettuali del calibro del premio Nobel Adolfo Perez Esquivel e di personaggi della vera vita politica argentina come la presidentessa delle madri de la Plaza de Mayo Hebe de Bonafini si recò a Mar del Plata. Insomma un treno anti-Bush, ed il campione argentino indossava una maglia con la scritta STOP BUSH. Una numerosa marcia di protesta arrivò sino alla sede del IV vertice OSA delle Americhe protestando energicamente contro la politica di sfruttamento degli USA verso i paesi latinoamericani. Si organizzò anche al contempo un controvertice con la presenza di Chavez, Morales, Correa, Lula, Kirchner e Ortega e si diedero le basi per la costituzione dell’ALBA, ovvero un mercato comune alternativo per i paesi latinoamericani e caraibici. Insomma un vero e proprio smacco diplomatico per gli Stati Uniti ed i suoi paesi vassalli del continente.
In quei frangenti si vide la vera anima politica ed antropica del fuoriclasse argentino, di quell’uomo che proveniva dai quartieri umili e poveri della vasta conurbazione bonairense. Il tutto fu magistralmente filmato e documentato dal regista Kusturica, che ne inserì anche alcune scene nel famoso film-documentario sulla vita del campione argentino. Credo che fu questa l’azione extracalcistica di maggior spessore del pibe del oro. Tanto grande, che come al solito, i proni mass media occidentali quasi non ne hanno proferito parola nei tanti servizi dedicati a Maradona.
Hasta siempre Diego!

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