Le donne di Biden

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NEW YORK L’analisi del voto ha dimostrato che Joe Biden si è portato a casa la fiducia del 55% e passa delle donne americane. Bianche e afro-americane, giovani e anziane. Le donne che nel 2016 avevano abbandonato Hillary Clinton per dare la presidenza a Trump, hanno cambiato posizione e si sono schierate con il leader democratico. A convincerle non pare siano state solo le promesse di Biden nei confronti della lotta al covid, una pandemia che sta facendo regredire i progressi compiuti dalle donne nel campo del lavoro e della parità dei diritti, ma anche e soprattutto le opinioni paritarie e molto aperte che l’ex vicepresidente mostra di avere nei confronti dell’universo femminile. Intorno al 77enne politico c’è infatti un folto gruppo di consulenti, esperte e sostenitrici tutte donne, e gira voce che non appena la sua vittoria sarà confermata, vedremo per la prima volta nella storia un Gabinetto presidenziale a maggioranza composto di donne.
LA STRATEGIA
Sta anche diventando chiaro che il successo elettorale di Biden si deve alla strategia adottata dal poker di donne che ha gestito la sua campagna, a partire dalla sorella Valerie, una specialista di diritti civili che è stata anche consulente delle Nazioni Unite, per arrivare alla moglie Jill, e alla manager della campagna, la 44enne Jen O’Malley Dillon e la 63enne consigliera politica Anita Dunn, alle quali si è affiancata come portavoce l’afroamericana Symone Sanders, già portavoce di Bernie Sanders. Questo poker di parenti e consigliere ha lavorato intensamente per riconquistare il voto femminile e mobilitare la base. Se a questo giro elettorale i finanziamenti rosa sono aumentati drasticamente rispetto al passato si deve al quadro di perfetta sintonia fra il candidato e le sue consigliere, alla storica scelta della vice Kamala Harris e alla morte del giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, che ha minaccia di mettere in discussione alcune conquiste femminili degli ultimi decenni. L’elettorato femminile si è stretto intorno a Biden, non solo con le donne bianche ma in massima parte con le donne di colore, soprattutto in Stati come la Georgia. E adesso però si attende che una volta alla Casa Bianca Biden lo premi, cosa sembra molto probabile.
Potremmo presto avere il primo Ministro della Difesa donna, quella Michele Flournoy che è già stata vice al Pentagono durante l’Amministrazione Obama, e che interviene spesso sulla questione cinese, su cui ha un’opinione diversa dall’attuale presidente e cioé che la Cina non va bloccata con guerre commerciali ma con un netto vantaggio nella tecnologia, da utilizzare ampiamente per ammodernare anche le forze armate. Alla Giustizia la candidata per ora favorita è Sally Yates, una vice ministro che si dimise presto nell’Amministrazione Trump come protesta per i provvedimenti di blocco all’accesso di viaggiatori da paesi islamici. Improbabile la scelta di Elizabeth Warren alle Finanze, perché le elezioni hanno dimostrato scarsa simpatia degli elettori democratici verso le posizioni socialiste e battagliere sia di Elizabeth che di Bernie Sanders.
LE SCELTE
Biden deve scegliere il suo Gabinetto in modo da non inimicarsi l’ala moderata del partito, già pensando alle elezioni di metà mandato del 2022, e quindi molti preferiscono l’altra possibile candidata, Lael Brainard, 58enne economista di origini tedesche, già membro del Board of Governors della Federal Reserve. Si fanno inoltre i nomi della senatrice ispanica Catherine Cortez-Masto del Nevada come possibile guida dell’Homeland Security, per riportare un tono più morbido nei confronti dell’immigrazione, e dell’economista afro-americana Lisa Cook al capo del Council of Economic Advisors. Intanto Susan Rice, già consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Obama, è segnalata come preferita come Segretaria di Stato, mentre la segretaria dell’Afl-Cio, la federazione dei sindacati Usa, è in cima alla lista delle preferite come ministro del Lavoro. Naturalmente queste sono voci di corridoio. I nomi possono cambiare, ma che Biden punti a circondarsi di ministri e consiglieri donne è una promessa alla quale non può venir meno, pena il rischio di perdere la faccia.
Anna Guaita

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