Inchiesta della redazione circa la pandemia.Domande dei lettori sul Covid-19 al Dr. Carlo Alfaro

MA DI COSA PARLIAMO

Rubrica di Gigione Maresca

Inchiesta della redazione circa la pandemia.

Domande dei lettori sul Covid-19

Circa lo stato di emergenza COVID,
abbiamo chiesto la disponibilità a chiarire con risposte specifiche, l’intervento professionale del dottor Carlo Alfaro pediatra, in campo come altri medici per fronteggiare con impegno una situazione di emergenza medica drammatica. Lavorare su un fronte pericoloso è sempre complicato e difficile.
Le risposte del nostro amico medico.
Sono tanti i dubbi e le preoccupazioni che attanagliano i cittadini di fronte alla pandemia che ha sconvolto la vita nell’intero Pianeta.
Ho raccolto i dati con i ragazzi della redazione, ed anche alcune delle domande più frequenti dei nostri lettori, rivolgendole al dottor Carlo Alfaro, pediatra ospedaliero e consigliere nazionale della Società italiana di medicina dell’adolescenza, molto sensibile nella divulgazione del sapere scientifico con la popolazione.
E’ valida la classificazione fatta dal governo delle Regioni in tre colori, giallo, arancione e rosso?
La classificazione in fasce di colori, cui corrispondono misure di restrizione proporzionalmente differenziate, operativa da venerdì 6 novembre, ha generato molte perplessità e polemiche.
Questa differenziazione dovrebbe portare a misure di contenimento dei contagi che il governo ha definito “sartoriali”, cioè cucite addosso alla situazione regionale.
Ciò dovrebbe servire a scongiurare un nuovo lockdown generalizzato. Ma non è certo che serviranno, perché l’epidemia corre veloce da una zona a un’altra.
In base a cosa si classifica il colore di una Regione?
L’assegnazione dei colori da parte della “Cabina di regia” per il monitoraggio dell’epidemia, di cui fanno parte il Dipartimento della prevenzione del Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e i rappresentanti di tre Regioni designate dalla Conferenza delle Regioni (Lombardia, Umbria, Campania), si riferisce ai 21 criteri tecnico-scientifici stabiliti dal governo.
Gli indicatori sono raggruppati in tre ambiti: la capacità di raccolta dati delle singole Regioni; la capacità di testare tutti i casi sospetti e garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena; la tenuta della sanità (pressione su ospedali e terapie intensive).
Il problema è che l’assegnazione di colori si basa sui dati relativi al monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità effettuato almeno due settimane prima, quindi già in qualche modo “superati” dalla rapida evoluzione dell’epidemia.
Inoltre, le Regioni hanno difficoltà a trasmettere i dati in tempo reale a causa del grave sovraccarico dei servizi territoriali, che porta a sottostimare la reale trasmissione del virus. Quindi ci sono due problemi della classificazione: che si basa su dati vecchi e non reali.
Cui ne aggiungerei un altro: una Regione è un territorio molto ampio, nell’ambito della quale ci possono essere aree ad alta circolazione e altre con minima diffusione virale.
La Campania zona gialla: giusto o sbagliato?
Sembra un controsenso. Il 3 novembre, col suo 44%, la Campania ha superato la soglia, considerata critica, del 30% di occupazione delle terapie intensive da parte dei pazienti Covid.
Il numero dei casi giornalieri è secondo solo alla Lombardia, assieme al Piemonte (entrambe rosse), viaggiando sui 4.000 e oltre casi al giorno. Il rapporto tra numero di tamponi e casi positivi è molto alto: oltre il 19%, mentre a livello nazionale è sul 16%; sappiamo che più la percentuale della positività al tampone è alta, più vuol dire che è presente una forte circolazione del virus.
Secondo l’osservatorio indipendente Gimbe, la Campania è prima in Italia per incremento percentuale di positivi.
La Campania è diventata, per molti osservatori, simbolo dell’errore compiuto dal governo Conte nella classificazione delle Regioni. Unici dati positivi della Campania è che l’indice Rt si è stabilizzato e che in assoluto vanta la più bassa mortalità Covid d’Italia. Ma che non spiegano il mistero di essere in zona gialla.
Come si valutano i famosi 4 scenari in base a cui si decidono i lockdown?
I 4 scenari, previsti dal documento del governo “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale”, sono stabiliti in base all’Rt, l’indice di trasmissione. Lo scenario 1 presenta una situazione di trasmissione localizzata (focolai) con Rt minore di 1; lo scenario 2 è una situazione di trasmissione sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario territoriale, con livelli di Rt compresi tra 1 e 1,25; lo scenario 3 è una situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta per il sistema sanitario e Rt tra 1,25 e 1,50: richiede lockdown locali e parziali;
lo scenario 4 presenta criticità elevata per il sistema sanitario e Rt superiore a 1,5: richiede lockdown generale.
Cosa comporta esattamente la divisione in zone di colore giallo, arancione e rosso?
Per il giallo: coprifuoco dalle 22 alle 5, didattica a distanza totale per le superiori, trasporti pubblici riempibili al 50% e chiusura nel weekend dei centri commerciali.
La fascia arancione corrisponde allo scenario 3: vietato ogni spostamento se non per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o di salute (autocertificazione), sospesi i servizi di ristorazione, tranne consegna a domicilio e asporto.
La fascia rossa corrisponde allo scenario 4: lo stesso delle zone arancione più sospensione delle attività commerciali, fatta eccezione per i generi alimentari, le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie e divieto di attività sportive tranne che individuali; svolgimento in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e del primo anno della scuola secondaria di primo grado, o se necessario per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, mentre per le altre classi e l’Università solo didattica digitale integrata; potenziamento dello smart working.
Inizialmente in fascia arancione c’erano Puglia e Sicilia, in fascia rossa Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Calabria; in un secondo momento sono passate in fascia arancione anche Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria e in area rossa la Pa Bolzano.
Qual è lo stato attuale della curva epidemica italiana?
Dopo il benessere post-lockdown, a partire dalla seconda settimana di luglio si è registrato un aumento dei casi a livello nazionale che ha indicato l’inizio della transizione dalla prima alla seconda fase, che è esplosa a fine settembre e impennata da metà ottobre. Oggi ci troviamo in una fase di crescita esponenziale della curva. A differenza della prima ondata pandemica, dove i casi erano concentrati in poche Regioni, il Coronavirus circola ora ad elevata tenuta in tutte le Regioni.
E’ vero che sono colpite per lo più le persone anziane?
Il virus colpisce tutte le età, ma con gravità crescente per gli anziani. L’età mediana delle persone colpite nella prima fase era intorno ai 70 anni, in agosto è scesa verso i 30 anni, si è stabilizzato a settembre e ottobre intorno ai 40 anni ma ora lentamente sta crescendo. Se sono colpite le persone anziane è più alto il rischio di complicazioni.
Perché tante persone sostengono che il Covid è una montatura?
Il negazionismo è una reazione comune alla paura: quando qualcosa crea angoscia e rifiuto, può scattare un riflesso di difesa del proprio sé da notizie o indicazioni che possano turbarlo. Il negazionista si oppone alla ragione e contesta la scienza perché usa un meccanismo arcaico e primordiale di protezione dal pericolo, che è ignorarlo e nasconderselo, mentre la reazione più evoluta è quella di conoscerlo per comprenderlo e affrontarlo con responsabilità. Purtroppo dice un proverbio “il sonno della ragione genera mostri”.
Com’è la situazione effettivamente in Italia?
La situazione è in fase di quotidiano e progressivo peggioramento, come è normale nella fase di crescita dell’ondata epidemica. Abbiamo un esercito di persone positive, sfiorano i 600mila. C’è un problema di carenza di sanitari, i medici di base sono sovraccaricati da pressioni, i pronto soccorso presi d’assalto, gli ospedali affollati.
È stata superata, complessivamente in Italia, la soglia critica del 30% dei posti di terapia intensiva occupati da pazienti Covid e si sfiora il limite del 40% dei posti disponibili occupati in area medica. I medici ospedalieri data l’emergenza sono utilizzati in aree diverse dalla propria specialità, con rischi per l’assistenza.
Quindi la situazione è allarmante, ma non critica perché il tasso di letalità è minore di 1, rispetto al 6% della prima fase della pandemia. Il rischio se gli ammalati sono troppi è che il sistema sanitario non soltanto non sia più in grado di occuparsi dei pazienti Covid, ma nemmeno di prestare le cure ai cittadini colpiti da altre patologie.
Cosa accadrà?
Prima o poi il SARS-CoV-2 si adatterà all’uomo e non sarà più clinicamente aggressivo, diventerà endemico e non più epidemico. In questo processo il vaccino avrà un ruolo di acceleratore perché creerà una barriera di persone non suscettibili alla circolazione del virus, nel frattempo dobbiamo abbassare la circolazione con gli atteggiamenti individuali come mantenere il distanziamento sociale e usare la mascherina. Il rischio è che prima di arrivare alla stabilizzazione ci siano ancora fasi difficili con collasso dei sistemi sanitari e aumento dei decessi.
Ci aspetta un inverno difficile?
Molto dipende da come si comporteranno gli altri virus respiratori che di solito ci aggrediscono nella stagione fredda. Se ci sarà una forte epidemia influenzale, c’è il rischio di una “pandemia-gemella” (twin-emic), con entrambi i virus circolanti contemporaneamente a livelli elevati.
Purtroppo i vaccini anti-influenzali disponibili erano pochi per garantire coperture estese alla popolazione, al di fuori delle fasce a rischio già previste.
Ma la speranza è che le misure contro il Covid blocchino anche l’influenza.
Perché si dice che il tracciamento ha fallito?
Quando i casi sono troppi, diventa difficile identificare le catene di contagio. Il tracciamento è importante per impedire nuovi contagi, isolando chi è già infetto ma non ancora sintomatico e quindi capace di diffondere il virus. Se con le misure di contenimento si riesce ad abbassare il numero dei casi, si può riprendere il tracciamento dei contagi. L’app Immuni purtroppo non ha funzionato, probabilmente per numero insufficiente di downloads.
Chi si ammala resta immune?
Non si sa per quanto tempo. Gli studi sembrano suggerire che purtroppo la risposta anticorpale a Sars-CoV-2 diminuisce rapidamente nel tempo. Questo ci fa capire che l’immunità di gregge non potrà mai essere raggiunta senza vaccino .
Come fare a scoprire se si è affetti da Covid?
Disponiamo di due tipi di test: il “tampone antigenico rapido”, che è un test di screening, e può essere la prima scelta per lo screening di un contatto stretto (asintomatico) di caso confermato, e il “tampone molecolare”, che è il test di certezza, e va fatto per la conferma di un test antigenico positivo o di prima scelta in un caso sospetto sintomatico o infine per certificare l’avvenuta guarigione dei casi positivi. Non deve fare nessun test invece chi ha avuto contatti con contatti stretti di caso confermato: la malattia non si trasmette “per terza persona”.
Chi esegue un tampone deve restare in quarantena fino al suo esito: se il risultato del test è positivo il paziente viene posto in isolamento e i suoi contatti stretti in quarantena. Allo stato attuale i test rapidi salivari (antigenici o molecolari) sono ancora in fase di valutazione.
Ma se sono ammalato di Covid, chi mi viene a visitare, visto che non è consigliato l’ospedale e il medico curante non può venire a casa?
Il medico curante monitorizza la situazione con la telemedicina (es. telefonate, whatsapp, messanger, ecc.) e incarica per i controlli domiciliari le Usca, Unità di continuità assistenziale. Purtroppo però le Usca sono poche e la comunicazione col medico di base non è ben organizzata.
Ma chi è ammalato, stando a casa, non rischia di contagiare i familiari?
Sì. Bisogna rispettare isolamento, distanziamento, mascherina, igiene scrupolosa. Il Governo aveva promesso i Covid-hotel ma al momento non si è ancora riusciti a stipulare le convenzioni sul territorio nazionale.
La scuola: in presenza o a distanza?
La scuola in presenza è importante dal punto di vista culturale, psicologico, educativo e sociale. I dati della letteratura scientifica sull’impatto delle scuole sui contagi non sono certi. Nella maggior parte dei Paesi europei le scuole vengono lasciate aperte quale attività essenziale.
In Italia stanno crescendo tuttavia i focolai nelle scuole. Il rischio delle scuole, anche se i bambini contraggono meno l’infezione e, quindi probabilmente la trasmettono anche di meno, e nonostante le rigorose misure di sicurezza e i protocolli di isolamento e tracciamento, è che, fungendo da aggregatore sociale, comportano movimentazione di adulti, affollamento dei trasporti, assembramenti in entrata e uscita. Peraltro i protocolli di sicurezza delle scuole, che impongono visite mediche, certificazioni e tamponi per ogni minimo sospetto, rischiano di sovraccaricare ulteriormente i servizi sanitari già oberati di lavoro.
L'immagine può contenere: una o più persone

Commenti

Translate »