Il Covid 19 ora ha un nemico in più e viene dal profondo sud

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Il Covid 19 ora ha un nemico in più e viene dal profondo sud

L’emergenza coronavirus è sempre più grave in tutto il mondo e, in attesa dell’arrivo di una cura che funzioni, i governi di molti Paesi (Italia compresa) hanno già adottato misure drastiche come dei nuovi lockdown e coprifuoco. Il vaccino anti Covid-19 non è ancora disponibile, ma alcuni ricercatori stanno studiando delle cure alternative, usando delle sostanze già presenti del nostro organismo. È il caso dell’adenosina, una molecola con azione antiinfiammatoria che potrebbe curare i pazienti in breve tempo. L’idea di usare l’adenosina contro il Covid-19 è del direttore di Oncologia Medica al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio CalabriaPierpaolo Correale, che studia l’adenosina da più di 20 anni ma, il collega Sebastiano Macheda, direttore della terapia intensiva e anestesia, ha avuto la geniale intuizione per trasformare l’idea in una cura efficace.

Come spiegato dallo stesso dott. Correale, l’adenosina, se somministrata per via endovenosa, potrebbe produrre degli effetti collaterali all’organismo. Per poter bypassare questo problema, ha quindi pensato di ricorrere alla tecnica dell’aerosol, utilizzando un macchinario particolare. Il GOM ha depositato il brevetto lo scorso maggio e, poco dopo, la rivista scientifica statunitense Plos One ha pubblicato lo studio dei ricercatori italiani. I 14 pazienti a cui è stata somministrata l’adenosina contro il Covid-19 hanno risposto molto bene alle cure. Nella maggior parte dei casi (i ricoverati nel reparto terapie intensive) i risultati sperati sono arrivati nel giro di una settimana. Un’altra buona notizia riguarda la possibile applicazione della cura non solo per il coronavirus, ma anche per altre patologie con forti infiammazioni polmonari.

La terapia che prevede l’utilizzo dell’adenosina contro il Covid-19 può essere un ottimo aiuto per combattere questa pandemia che da mesi ha bloccato il mondo. Un vaccino efficace non esiste ancora ma, risultati come quelli ottenuti dalla ricerca del GOM (per altro tutta italiana) fanno ben sperare la pandemia possa arrivare presto ad una fine.

Attraverso dei recettori ferma completamente l’infiammazione, mette a riposo il tessuto, comincia il processo di riparazione e avverte il sistema immunitario. Questo processo funziona sempre, solo nel polmone ci possono essere dei problemi, perché l’ossigeno è un inibitore del processo di trasformazione dell’Atp in adenosina”, ha spiegato.Da qui l’intuizione, in collaborazione con Sebastiano Macheda, direttore terapia intensiva e anestesia dell’ospedale calabrese, di usare un farmaco antiaritmico ma con una forte azione antinfiammatoria con somministrazione ai pazienti affetti da Covid-19 per aerosol.”L’idea è stata di somministrarlo attraverso nebulizzazione fatta con un sistema ad alti flussi”, ha spiegato Macheda.Il trattamento sta dando ottimi risultati: “Gran parte dei pazienti ha potuto lasciare l’ospedale entro una settimana con un quadro di polmonite praticamente risolto. Oggi a quasi quattro mesi di distanza dodici di 14 pazienti sono guariti e sono in ottime condizioni generali”.Il trattamento ha attratto interesse anche negli Stati Uniti, ma in Italia è ancora tutto bloccato. “A livello nazionale siamo un po’ fermi. Abbiamo chiesto uno studio sperimentale all’Aifa e per due volte l’Aifa ci ha chiesto ulteriore integrazione. Siamo fermi ma il nostro studio sta per essere replicato negli Stati Uniti, adesso stanno per partire con uno studio sperimentale e c’è l’intento di estendere questo studio a livello internazionale”.

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