Due nuovi cuori d’argento alla Madonna dell’Arco: testimonianze di guarigione dal covid-19

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    Due nuovi ex voto, due cuori d’argento, testimonianze di guarigione dal Covid-19. Sono solo i primi, e al Santuario di Madonna dell’Arco dove sono custoditi circa settemila ex voto, la collezione più grande al mondo lo sanno bene. Ecco l’emozionante articolo su Il Mattino in edicola oggi.

    Salvatore e Maria Rita, così si chiamano i fedeli che hanno consegnato i due oggetti simbolo di grazia ricevuta, ma è tutto ciò che suor Rosetta, nelle cui mani sono stati deposti gli oggetti, sa di loro. Li hanno portati nella sala offerte del Santuario, a distanza di un mese l’una dall’altro, lasciando anche poche righe di spiegazione. «Alla Madonna dell’Arco, perché mi ha salvata da questa brutta malattia che mi ha portata nella terapia intensiva 24 giorni scrive Maria Rita accompagnando il suo cuore d’argento legato da un nastro rosso tu mi hai salvata e ti ringrazio, salva tutti da questo virus». Indirizza il suo biglietto «alla Mamma dell’Arco», Salvatore: «Ti dono questo cuore d’argento con tutta la mia devozione a te per avermi fatto guarire dal Coronavirus. Ho avuto tanta paura, ma tu mi sei stata accanto e la preghiera mi ha dato forza e speranza, proteggimi sempre e proteggi tutti i malati».
    LA CULTURA
    I cuori fiammanti di Salvatore e Maria Rita, come gli altri oggetti che arriveranno prima o dopo una guarigione, simbolo di grazia ricevuta o adempimento di una promessa invocata, saranno custoditi con cura nel museo del chiostro domenicano. Nei locali dai soffitti affrescati ogni oggetto ha trovato il suo posto, come fosse stato sempre lì. Tesori che raccontano una storia fatta di quotidianità, di preghiera, di fede. Con le tavolette votive la più antica risale al 1449 che da qualche anno erano richieste, prima della pandemia che ha paralizzato anche ogni forma di scambio culturale, da importanti musei di tutta Europa. Molti degli ex voto raccontano di persone scampate a tragedie, malattie, incidenti, cataclismi. Uno risalente al 1700 raffigura drammatiche scene di un’eruzione del Vesuvio, una tavola del 600 fu donata da un uomo scampato ad una pandemia, la peste. A questi d altri oggetti, tra le siringhe d’argento di chi ha abbandonato la droga, tra coltelli e pistole di chi ha ucciso o rubato e si è alfine pentito, insieme agli oggetti di chi è uscito indenne da guerre o campi di concentramento si aggiungeranno i nuovi ex voto, testimonianza della «nuova peste», il Covid.
    LA SPERANZA
    A Madonna dell’Arco, dove a Pasqua scorsa le processioni sono state soppresse, dove il lunedì in Albis le centinaia di migliaia di fujenti hanno dovuto rinunciare al pellegrinaggio, la speranza non vacilla. «Non conosco nessuna delle persone che ha lasciato qui gli ex voto racconta il priore, padre Alessio Romano se non i loro nomi di battesimo e i cenni della loro storia che hanno racchiuso in pochissime righe nei biglietti scritti di loro pugno. Ed è giusto sia così. Durante il periodo del lockdown, una delle cose che ci ha permesso di restare in piedi, di non perdere la speranza, è stata la preghiera. Come molti sacerdoti ho voluto che le celebrazioni andassero in streaming sui social, affinché, pur con le nostre chiese desolatamente ma responsabilmente vuote, potessimo aiutare le persone a superare la paura. Ebbene, ricevere ex voto, dono di fedeli che hanno vissuto in prima persona il contagio e la malattia, è una testimonianza bellissima. Dalle parole, le poche che ci consentono di immaginare la loro storia – continua padre Romano – si comprende che hanno vissuto momenti di estrema solitudine, senza avere intorno le persone amate. I medici fanno tantissimo, le guarigioni non sarebbero possibili senza le loro cure, sono eroi in queste circostanze, ma è la preghiera che ha tenuto viva la speranza».

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