Costiera amalfitana, il punto sul nuovo lockdown e lo screening dei tamponi per il Covid: il modello Cetara

Costiera amalfitana . Il punto sul nuovo lockdown e lo screening dei tamponi per il Covid , il modello Cetara. La decisione, pure questa volta, l’ha presa il Governo nazionale. Sono passati appena 8 mesi ma sembra un’eternità. Allora, anche da noi, quasi tutti i sindaci provarono ad aggiungere un loro personale pizzico di sale alla minestra, come scrive in un bel reportage Gerardo Russomando su E’Costiera nella versione online dello storico e prestigioso mensile diretto da Maria Rosaria Sannino, Russomando sta, a differenza di tutti i giornali locali online, facendo una interpretazione dei dati , la sua analisi è contrastante con le “rassicurazioni” che vengono fatte dai primi cittadini, a grandi linee si parla di improvvisazione e Russomando sembra paventare scenari preoccupanti , basandosi in modo particolare sul fatto che non vi è stata una vera e propria campagna di screening e tamponi . Dalla parte dei Comuni si scaricano le responsabilità sulla ASL di Salerno, pensate che da Cava de’ Tirreni arrivavano solo 600 tamponi a settimana per tutta la Costiera amalfitana , come ci ha riferito il sindaco di Positano Giuseppe Guida, la situazione è disastrosa in tutta la Campania ( ma forse ci si poteva organizzare preventivamente su questa prevedibile seconda ondata, anche facendo scorta di tamponi, forse ), insomma in questi articoli, che hanno il merito di redere nota la percentuale dei contagiati per comune ( e su questa scorta farci immaginare un possibile sommerso ) emergerebbe uno scenario nero per questo inverno, probabile che si cerchi di sminuire per il Natale, ma poi? Comunque questo articolo ci ha colpito perché focalizza su Cetara ,  l’unico centro che ha avuto uno screening massiccio, se il parametro è questo , e visto che la media dei contagiati degli altri comuni è dell’1 per cento, potrebbe anche significare che c’è un altro 4% di contagiati in giro che potrebbe diffondere a sua volta il contagio ad altri, sono scenari possibili, ma le varianti sono tante, la zona rossa, il maggior allarme , dopo un’estate alla tana libera tutti, al di là di questo la possibilità che il fenomeno sia più diffuso di quanto appaia o facciano apparire , col contributo di noi giornali locali in corsa sulla primogenitura della notizia, che fanno eco agli stessi sindaci, è concreta.. continuiamo a leggere quello che scrive Russomando rimandando ad E’ Costiera per gli altri articoli.

“Ma la differenza fondamentale è che in quella fase, fino alla conclusione di metà maggio del primo lungo lockdown, la “polmonite cinese” fu semplicemente un pericolo da evitare. E per farlo, non ci si pensava due volte: perfino le parole “delazione anonima” e “caccia all’untore” non scandalizzavano più di tanto.

Maiori, ad esempio è rimasto ancora attaccato all’ingresso di qualche condominio il manifesto che leggete nella foto.

Comune di Maiori, manifesto datato marzo 2020

Adesso, invece, il quadro è molto diverso. Questo nuovo lockdown arriva in un contesto in cui, da fine settembreinizio ottobre, pure dalle nostre parti sono cominciati a manifestarsi i primi casi positivi. Non solo. Da allora, ogni giorno che passa, i casi aumentano un po’ ovunque, in tutti i Comuni, nessuno escluso.

I positivi al Covid-19 in Costiera amalfitana in data 15 novembre

È ovvio che questo aumento, per chi sa minimamente come il virus si propaga ed ha visto cosa non è stato fatto, non è, purtroppo, per nulla una novità. Ma, a fronte di questa certezza, ricordiamo anche, per onestà intellettuale, che in Costiera amalfitana, fino ad oggi, abbiamo sostanzialmente due fotografie della realtà.

L’esempio di Cetara e le “chiacchiere” degli altri Comuni

Da una parte c’è il solo Comune di Cetara dove, grazie ad una percentuale di tamponi pari al 60% della popolazione, è stato individuato ed isolato un consistente sommerso di positivi, siamo quasi al 5% degli abitanti. Non solo. In questo Comune, da fine ottobre, sono state messe a disposizione dei positivi, che hanno difficoltà ad isolarsi, delle abitazioni vuote e sono stati pure chiusi bar, ristoranti e parrucchieri. Nei restanti 12 Comuni, invece, i sindaci hanno fatto parecchie chiacchiere ma i fatti sono che ad oggi i tamponi eseguiti sono stati di gran lunga inferiori – perciò la percentuale dei positivi emersi si ferma intorno all’1% della popolazione di ciascun Comune – e di azioni da mettere in atto, per meglio isolare i positivi, nella migliore delle ipotesi, se ne sta semplicemente ancora solo parlando. Inutile dire che, per evitare rischi di impopolarità sul fronte di quella che normalmente si usa chiamare emergenza economica, finora nessun sindaco aveva neanche lontanamente messo in preventivo decisioni serie nella direzione di un lockdown. Si preferiva galleggiare o addirittura continuare a cantare sempre la stessa canzone. Per dirne solo una. Ancora ieri sera (14 novembre, ndr), Andrea Realesindaco di Minori e delegato alla Sanità della Conferenza dei Sindaci Costa d’Amalfi, trovava il tempo di esternare pubblici ringraziamenti al Presidente De Luca con queste affettuose parole: “……  la Costiera ti vuole bene ed i sindaci ti sono vicini”.  Solo qualcuno, pur di far vedere di aver fatto qualcosa, aveva deciso di chiudere esclusivamente Chiese e cimiteri (evidentemente avrà pensato: “tanto chi protesta?”).

La celebrazione della Santa Messa presso la Collegiata di Maiori (durante il giorno della tradizionale festa della “Madonna di Notte” che si svolge la terza domenica di novembre)

Adesso è arrivato per tutti il lockdown nazionale e, con ogni probabilità, come a marzo, faranno la corsa per farci un po’ di rimproveri e spiegarci che è cosa buona e giusta rimanere a casa. Servirà? Beh, dopo tutti questi ritardi e questo numero sicuramente preoccupante di positivi già emersi (vedi tabella), con il ridicolo ed insufficiente numero di tamponi – parliamo si e no di un centinaio al giorno – che, come sicuramente direbbe il fedele Andrea Reale, “grazie” alla Regione Campania si stanno eseguendo giornalieramente, c’ha pensato il Governo nazionale a togliere le castagne dal fuoco ai sindaci.

Quando fallisce il Piano A

L’abbiamo già scritto: quando fallisce il Piano A, e noi, ahimè, ormai l’abbiamo capito, non siamo per nulla la Corea del Sud, sicuramente l’inevitabile Piano B è il lockdown. Ovviamente, adesso si ricomincerà a parlare di emergenza economica. Ma i sindaci potranno ben dire che loro non hanno alcuna responsabilità. Inoltre, non dimentichiamo mai che questa è una guerra e, come in tutte le guerre, sul fronte economico le cose non sono uguali per tutti.

La crisi economica

Certo, quest’estate, per gli albergatori, i tassisti e tanti altri operatori economici, è stata sicuramente la peggiore degli ultimi 50 anni. Ma, ad esempio, per gli operatori degli stabilimenti balneari, con ogni probabilità, è stata la migliore. E per tutti i dipendenti pubblici, anche in Costiera amalfitana, non è cambiato assolutamente nulla.”

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