“Costa d’Amalfi e Cilento posti unici per fare musica”, l’intervista de “La Città” ai Jalisse

Fabio Ricci e Alessandra Drusian ritornano con “Voglio emozionarmi ancora” «Abbiamo così messo in note i dubbi e i pensieri di questa guerra silenziosa». Ecco l’intervista di Andrea Picariello per il quotidiano de La Città di Salerno in edicola oggi.

Coppia d’arte e nella vita, Fabio Ricci e Alessandra Drusian, meglio noti come i Jalisse, nel 1997 vennero proiettati di prepotenza tra le stelle della musica italiana, quando trionfarono al Festival di Sanremo, da esordienti “promossi” a Big, con la celebre “Fiumi di parole”, con cui calcarono anche il palcoscenico dell’Eurovision Song Contest, restando impressi nella memoria degli appassionati. Qualche tempo fa sono tornati alla ribalta sul piccolo schermo con la fortunata partecipazione alla trasmissione televisiva “Ora o mai più”, e oggi i Jalisse sono più uniti che mai, continuando a produrre musica che raggiunga il cuore e la mente dei tanti sostenitori coltivati negli anni, e dei fruitori che, con il nuovo progetto, “Voglio emozionarmi ancora”, in uscita oggi, si riavvicineranno alla musica del duo romano.

Il disco “Voglio emozionarmi ancora” è una lettera aperta a chi, vittima della distrazione, perde gli istanti più importanti, vero?

È un momento molto particolare perché c’è molta paura. Lo annunciavamo anche con il primo singolo, “Non aver paura di chiamarlo amore”, lì dicevamo che l’amore potrebbe salvare le nostre vite. Non siamo profeti, siamo soltanto dei semplici musicisti che raccontano esperienze, e su quel brano sottolineavamo che l’amore può darci certezze anche per esorcizzare le paure del momento. L’album “Voglio emozionarmi ancora” continua su questo percorso. L’emozione è qualcosa che non dobbiamo assolutamente perdere.

Com’è avvenuta la lavorazione di questo disco?

Avevamo pensato già che era il momento di produrre qualcosa di intenso. Con “Non aver paura di chiamarlo amore”, uscito a novembre dello scorso anno, avevamo iniziato la lavorazione. Poi, vuoi o non vuoi, ti ritrovi chiuso in casa e cominci a buttare giù le fondamenta e a costruire su il disco, in base a quello che stavamo vivendo, una cosa nuova per tutti noi, che mai avremmo immaginato una guerra così silenziosa. Abbiamo preso spunto dai dubbi e i pensieri e li abbiamo portati all’interno dell’album. Ad esempio, “Speranza in un fiore” è dedicata ai nonni che ci sono stati portati via in maniera così assurda e crudele, senza neanche la possibilità di abbracciarli per l’ultima volta. Sono brani riflessivi che ci riportano all’attualità, ma in una chiave di speranza. Vogliamo far capire alle persone che dobbiamo essere una sola, grande famiglia che pensa al bene comune.

Quale rapporto avete con i vostri fan, italiani e internazionali, che nel tempo non vi hanno mai abbandonato?

Qui in Italia sono nate le “Jalisse Tribù”. Quando nel 1997, con Sanremo, abbiamo lanciato il nostro primo album, “Il cerchio magico del mondo”, avevamo come riferimento le tribù dei nativi americani, e scrivemmo l’album ispirandoci alla loro simbologia. Dopo “Ora o mai più” abbiamo riacquisito i fan che nel 1997 erano là, abbiamo ritrovato i bambini che sono cresciuti, e sono nate queste aggregazioni in giro per l’Italia. Persone innamorate della nostra musica, con cui coltiviamo un contatto diretto. Per quanto riguarda l’estero, a marzo abbiamo partecipato all’iniziativa “Eurovision Song Concert”, in cui abbiamo cantato “Fiumi di parole” e “Gente di mare”, cover scelta dai fan. Siamo fieri e orgogliosi dei nostri sostenitori.

C’è un ricordo in particolare che vi lega al territorio Salernitano?

Abbiamo un ricordo ben limpido perché tutti i luoghi della Costiera per noi sono eccezionali, e ci torniamo ogni volta che ci passiamo. Sono posti fondamentali per chi fa musica e fa concerti. È la strada che ti porta al Sud, e tantissime volte ci siamo trovati lì. Ma pensiamo anche ad Agropoli, Battipaglia, Marina d’Ascea, dove abbiamo un carissimo amico. Speriamo di riabbracciare presto quella terra.

“Fiumi di parole” è un brano iconico della storia del Festival di Sanremo, per quello del 2021 avete presentato già un pezzo?

Possiamo dire che dal 1998, ogni anno abbiamo sempre presentato un brano per Sanremo. Lo abbiamo fatto anche quest’anno, speriamo quindi che la commissione ascolti prenda in considerazione il nostro messaggio, perché noi siamo artisti e produttori indipendenti, e Sanremo ci ha dato tanto. Ci piacerebbe tornare e avere una nuova opportunità anche perché ce la siamo conquistata.

Fabio Rizzi e Alessandra Drusian meglio conosciuti come i “Jalisse” ritornano con un nuovo album e sperano di poter essere di nuovo protagonisti anche a Sanremo.

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