Coronavirus, De Luca: “In Campania stiamo facendo un miracolo, la classificazione in zone è una gran buffonata” segui la diretta

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Coronavirus, De Luca: “In Campania stiamo facendo un miracolo, la classificazione in zone è una gran buffonata”.

Anche oggi, come oramai usuale per ogni venerdì dall’inizio della pandemia, alle 14.45 il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, durante la diretta settimanale per gli ultimi dati sul Coronavirus, ha fatto il punto della situazione sui contagi, sul tema della scuola e sulle scelte future che si intendono fare.

“Nelle ultime ore si sta discutendo sulle zone e le classificazioni. Permettetemi di dire che sono una buffonata. La sanità non centra nulla. Si tratta di politica politicante. Le scorse settimane, in Campania, sono stati inviati degli ispettori. Ad oggi, la Regione non ha avuto ancora una copia della relazione degli ispettori. È servita solo a chi era impegnata ad una aggressione alla Campania”, ha detto il governatore.

“La Campania ha il tasso di mortalità più basso in Italia, stiamo facendo un miracolo, combattendo a mani nude e stiamo salvando la Regione Campania”. È pienamente in atto un tentativo di depredare il sud anche di risorse europee a vantaggio di realtà del centro nord. Questa cosa va seguita con grande attenzione. Vorrei che le realtà istituzionali del Sud imparassero a fare lobby – ha sottolineato – almeno per difenderci per quello che ci è dovuto, al sud non regala niente nessuno. Cerchiamo di difenderci nelle prossime settimane”.

“Abbiamo chiesto ripetutamente al ministero della Salute di sapere il numero dei tamponi. La Regione Campania comunica il numero vero di tamponi siamo sotto i 25mila al giorno, questo fa aumentare il numero dei positivi. Ci sono regioni che comunicano un numero altissimo di tamponi non molecolari per far abbassare il numero di positivi. Non abbiamo avuto dal ministero nessuna risposta certa, mi pare scandaloso, sia portato tutto alla luce del sole”.

Per quanto riguarda la scuola, ha affermato: “Mi auguro che si aprano le scuole a gennaio, evitando di incentivare la ripresa del contagio e mettendo in condizione i Comuni e le strutture scolastiche di riprendere l’attività in condizioni di sicurezza. Una delle cose più sconvolgenti a cui abbiamo assistito in queste settimane – sottolinea – sono le posizioni del ministro dell’Istruzione, spalleggiata dal presidente del Consiglio. Si poteva immaginare di aprire le scuole il 9 dicembre, chiuderle dopo due settimane per le feste di Natale e riaprirle a gennaio? Non ci sono parole. Siamo in un Paese in cui le cose più semplice e di normale buon senso sono una conquista”.

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