Cava de’ Tirreni, il vicesindaco Nunzio Senatore ricorda il terremoto del 23 novembre 1980

Cava de’ Tirreni. Il vicesindaco Nunzio Senatore, con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, ricorda il terremoto del 23 novembre 1980: «23 novembre 1980, una data mai dimenticata. Era stata una bella e stranamente calda giornata di sole, un differimento dell’estate di San Martino. La mattinata trascorsa, dopo la messa al Duomo, tra la villa comunale e l’edicola Pinto a scambiare figurine dei calciatori, il pomeriggio prima partitella a pallone, poi a casa di un amico, distante solo due palazzi dal mio, a giocare a Subuteo e Monopoli. Si era fatto tardi ed era giunta l’ora del rientro di noi ospiti alle rispettive abitazioni, scendemmo tutti insieme e restammo ancora un po’ in strada per goderci gli ultimi momenti di una domenica spensierata, prima di immergerci con i pensieri di studenti adolescenti a quello che ci attendeva a scuola il giorno dopo.

Ad un certo punto, erano le 19 e 34, prima un sibilo, poi qualcosa che somigliava ad un forte vento, iniziò a diffondersi nell’aria. Nel frattempo alzando lo sguardo verso l’alto vidi il lampione stradale posto al centro del filo vicino casa mia che iniziava a fare una specie di giravolta. I rumori aumentavano, confondendosi con le grida angosciate delle persone all’interno delle abitazioni, io procedevo verso il portone del mio palazzo come un ubriaco mentre gli edifici ondeggiavano come mossi dal vento. Giunto sotto casa, fui quasi travolto dai condomini, quasi tutti parenti, che cercavano uno spazio all’aperto dove mettersi al riparo, mentre la scossa continuava, modificando solo l’andamento da ondulatorio a sussultorio. Eravamo tutti ‘al riparo’ in strada, i miei genitori, mia sorella, mio fratello, i miei nonni, i miei zii e i miei cugini, mentre il movimento, dopo un tempo che sembrava interminabile, lentamente iniziava ad arrestarsi.

Tutti illesi e il nostro palazzo aveva resistito alle forti sollecitazioni, due ottime notizie!

Giusto il tempo di avere notizie confortanti di parenti e amici sparsi in città e si fece subito tardi, bisognava immediatamente organizzare qualcosa per trascorrere la notte in sicurezza. Dormire nelle case non se ne parlava proprio, tutti si aspettavano le cosiddette scosse di assestamento. I ‘capi famiglia’ si preoccuparono di prendere qualche coperta in casa e piccoli generi di conforto. Ci aspettava una lunga nottata all’interno delle macchine, ogni nucleo familiare si sistemò alla meno peggio, cercando di riposare. Nessuno riuscì a chiudere occhio, il tempo non passava mai ed era scandito da frequenti scosse più o meno importanti, fino a quando non fece giorno ed ognuno iniziò ad avere coscienza e consapevolezza di quello che era accaduto. Ascoltando le notizie sommarie e i telegiornali, leggendo i primi giornali, ci rendemmo conto che eravamo in quel momento testimoni e vittime, di un evento disastroso, un immane cataclisma, che aveva provocato morte e distruzione e che avrebbe delineato le sorti delle popolazioni coinvolte per un bel po’ di tempo. La nostra città contò quattro vittime e numerosi danni alle abitazioni. I giorni, i mesi ma anche gli anni successivi furono caratterizzati da enormi disagi e difficoltà.

Sono trascorsi ormai 40 anni e il 23 novembre 1980 rappresenta una data importante, uno spartiacque, come l’11 settembre 2001 per gli americani, come la liberazione del 1945, come un anno zero. Secondo me chiunque abbia vissuto quell’evento ha il ricordo della propria esistenza in cui tutto era diviso tra un prima e un dopo. Da quel momento storico, il nostro quotidiano è radicalmente mutato sotto ogni profilo. Il terremoto ha tormentato le nostre vite, per un bel po’ di tempo, turbato le nostre emozioni e percezioni, segnando profondamente le nostre menti e i nostri stati d’animo. Lo stesso sarà per tutti noi questo maledetto 2020».

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