Castellammare: la mia testimonianza per chi non crede al Covid. “Ho pensato di morire”

Castellammare di StabiaRodolfo Ostrifate, 45 anni, avvocato ed ex consigliere comunale del Pd nel 2013, è ancora ricoverato al Covid di Boscotrecase. Il suo calvario è cominciato il 21 ottobre dopo l’esito di un tampone effettuato privatamente. Ha pensato di morire, di salutare la sua famiglia con un sms, ha creduto negli occhi sinceri dei medici che lo hanno curato ed ora è pronto, dopo quasi un mese in ospedale, a lasciare quel letto che lo ha visto morire e rinascere. «Mi sento spossato e ho dolori su tutto il corpo. Compare la febbre che man mano diventa altissima, perdo olfatto e gusto». Ostrifate racconta quello che gli è accaduto scrivendo un lunghissimo racconto che approda sui social.

«Ho scritto perché tutti devono sapere – racconta al telefono – sopratutto chi nega l’esistenza del Covid. Ho visto persone morire davanti ai miei occhi, ho creduto di non poter riabbracciare mio figlio e ora mi sento fortunato nel poterlo raccontare». Per entrare in ospedale Ostrifate aspetterà 15 giorni dalla comparsa della prima febbre. Le cure domiciliari non fanno effetto e dopo episodi notturni di delirio capisce che la sua unica salvezza può essere solo il ricovero. La prima ambulanza arriva dopo sei ore dalla telefonata, la seconda dopo l’intervento dei carabinieri. Ma in entrambe i casi Ostrifate «non è abbastanza grave da essere accettato in ospedale». L’ultima telefonata alla centrale del 118 è la sua salvezza, una voce amica che lo riconosce gli invia la terza ambulanza, che arriva da Poggiomarino. Il medico stavolta, di fronte alla disperazione che diventa rabbia davanti all’ennesimo diniego, decide di trasportarlo ma avverte: «Aspetteremo fuori». L’attesa all’esterno del parcheggio del San Leonardo dura dalle 9 fino alle 17. Eppure la sua ambulanza era solo la seconda in fila.

«Finalmente entro in un reparto di preintensiva, allestito d’urgenza – racconta l’avvocato stabiese – uno stanzone con 7 posti ancora vuoti, con monitor fili tubi. Tempo 20 minuti si riempie, tre anziani, due uomini di mezza età, io e un ragazzo di 30 anni. L’equipe dell’ospedale ha fatto un miracolo, in sole 3 ore è riuscita ad allestire un reparto». Sono i giorni delle prime file di ambulanze all’esterno del San Leonardo, quando il pronto soccorso viene trasformato e diventa esclusivamente Covid. In quel reparto la sua guida diventa un medico in particolare, Luigi Esposito, che assieme al primario dell’Unità di Emergenza Pietro Di Cicco sorvegliasulla sua condizione fisica e mentale. «Piano piano ti riprendi, è arrivato ai polmoni». Ostrifate vede i camici bianchi passare da un letto all’altro, confortare e dove necessario comandare senza indugi. Dopo due giorni in barella e una tac d’urgenza, l’ex consigliere passa in reparto.

«Si è liberato un letto, che cosa bella – scrive – posso stendere le gambe». Poi le sue condizioni diventano serie: «Polmonite bilaterale acuta con la febbre che sale a 40». Affronta terapie salvavita che lo fiaccano ancora di più, e quando si paventa l’ipotesi di intubarlo pensa all’ultimo saluto: «Ora mando un sms alle mie sorelle». Attorno a lui c’è chi non ce la fa: «Carolina mi guarda fisso, mi stende la mano alla ricerca di aiuto, di un contatto». L’anziana poco dopo perde la sua battaglia contro il Covid e Rodolfo promette a se stesso che se uscirà vivo sarà testimonianza per Carolina e tutti gli altri. All’interno del San Leonardo le sue condizioni migliorano e per lui si libera un posto a Bosco. Di notte con due bombole che sostituiscono la maschera, scortato dai sanitari stabiesi, Ostrifate comincia la sua degenza al Covid H. «In stanza arriva una dottoressa con degli occhi bellissimi, mi accarezza la fronte, un contatto umano, da quanto ne avevo bisogno. Per i malati di Covid non esiste il tempo, la notte e il giorno sembrano fondersi in un unico ripetersi di eventi, controlli, terapie». Oggi l’avvocato è negativo ma i suoi polmoni non sono guariti. Presto lascerà Bosco per liberare il letto, ma le cure anche con l’ossigeno proseguiranno a casa.

Fonte: Il Mattino

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