Campania zona rossa: cattolici a messa con autocertificazione. E le altre religioni?

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. Questo è quanto recita l’articolo numero 19 della Costituzione Italiana. Nei Paesi di recente immigrazione, come l’Italia, questo articolo è di particolare importanza, perché garantisce anche ai non cittadini il diritto di professare il proprio credo.

Con l’entrata in vigore della Costituzione, l’Italia è diventata uno Stato laico, cioè uno Stato che non adotta una religione ufficiale, ma che prevede la libertà religiosa. Ma fino a dove può esser vera questa considerazione? Con l’avvento della pandemia da covid-19, non poche limitazioni sono state poste in essere dal Governo Italiano e dai singoli enti amministrativi: tra il divieto di assembramento, chiusura di bar e ristoranti, autocertificazione e quant’altro, durante il “lockdown 1.0” rientrava anche la chiusura di Chiese e la sospensione degli annessi riti religiosi in presenza. Da quel momento, ciascuna diocesi italiana ha messo mano alla tecnologia e ha ben pensato di trasmettere le Sante Messe in diretta streaming, così come avvenuto straordinariamente per altre religioni. Dopo aver affrontato la prima fase dell’emergenza in Italia, ci si avviava verso il periodo estivo e la conseguente riapertura di tutte le attività, con tanto di Chiese, le quali si sono munite di gel igienizzante, mascherine e norme per il distanziamento sociale.

musulmani

Durante questi mesi autunnali e invernali del 2020, tuttavia, il riacutizzarsi dell’emergenza covid-19 in tutta la nazione – oltre che il resto del globo – ha costretto l’Italia ad adottare norme decisamente stringenti ma suddivise per regioni, che periodicamente si colorano di giallo, arancione o rosso a seconda di alcuni fattori che indicano il pericolo di contagio da covid-19. La Campania si avvia verso l’area rossa, pronta a chiudere con limitazioni anche per le funzioni religiose, ma non chiusura delle chiese, quindi a messa si potrà andare con autocertificazione, è stata considerata una “necessità” e per i parroci pure considerando la messa un “lavoro”. L’Italia non sacrifica le Messe cattoliche, a discapito di tutte le altre etnie e religioni che la nostra nazione ospita. Anche le moschee sono naturalmente chiuse per l’emergenza Coronavirus: per i musulmani, la preghiera del venerdì è un momento di aggregazione e vicinanza, quindi non è permessa la diretta streaming. Per quanto riguarda il buddismo, non sono previste recitazioni in streaming e l’ausilio della tecnologia, che però – anche per la fede – può venire incontro. Per gli ebrei ortodossi, invece, non è possibile usare lo streaming per le liturgie, dovendo obbligatoriamente ricorrere alla riunione.

Una domanda, dunque, sorge spontanea: quanto è rispettato l’articolo 19? Passano i secoli, passano i DPCM e noi siamo sempre qui, a registrare con un certo sconforto un Paese che è laico nella Costituzione ma non riesce mai a essere laico di costituzione.

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