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Calcio, il ritorno di Prandelli alla Fiorentina

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“A Manuela devo tutto. Quando sono diventato responsabile del settore giovanile dell’Atalanta mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Poi mi offrirono il Lecce. Le dissi: mi piacerebbe provare, ma solo se tu vieni con me. I bambini erano piccoli. Andiamo, mi rispose, ma promettimi che terrai i nostri figli fuori dal mondo del calcio. Poi si ammalò, quando allenavo il Venezia. Un nodulo a un seno. Sembrava routine. Operazione a Brescia. Meno di due anni dopo un problema a un linfonodo. Nuova operazione, parecchie metastasi, chemioterapia. Un disastro. Manuela voleva stare a casa. Facemmo un patto, le dissi che se le cure fossero state invasive sarei stato ogni minuto al suo fianco. Era lei la mia priorità. La sua vita era la mia vita. Tornai a Orzinuovi. Molti si sorpresero, per me invece fu una scelta naturale. Il calcio a volte ha paura della normalità”.
Il ritorno a Firenze.  Il ritorno in Lega Serie A di Cesare Prandelli. L’ultima volta era stato a Genova. E non ha mai negato di aver apprezzato quella chiamata. Un uomo forte, che con orgoglio e tanta semplicità ha saputo mettere il calcio da parte, quando è servito. Perché i sentimenti seguono una logica semplice e forse anche un po’ banale. Che è riuscito a rialzarsi e a reagire a un dramma personale, come può essere la prematura scomparsa di una moglie, anche grazie all’amore per il pallone.

 

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