Amalfi, il giornalista Sigismondo Nastri ricorda il campione Diego Armando Maradona

Amalfi. Il giornalista Sigismondo Nastri, con un post sulla sua pagina Facebook, ricorda Diego Armando Maradona: «Addio, campione! E grazie per i tanti momenti di felicità che ci hai regalati. Ripropongo qui il mio ricordo, postato qualche mese fa, in occasione del 60° compleanno di quello che era, e rimane, il Pibe de oro, il “dio” del calcio.

HO VISTO MARADONA

Il calcio mi ha appassionato da bambino, anche se a praticarlo ero una schiappa. Ma giocavamo, allora, in periodo di guerra, con una palla fatta con stracci, legati stretti, e come campo da gioco utilizzavamo il lastricato, dirimpetto al duomo di Amalfi, o lo slargo antistante la scuola elementare, di fronte alla portella che immette alla cripta di sant’Andrea. Me ne sono innamorato, però, quando, nell’estate del 1984, Diego Armando Maradona fu acquistato dal Napoli, accompagnato dalla fama conquistata in Spagna.

Ricordo – io che non frequento gli stadi – di essere andato al San Paolo per assistere all’incontro tra il Napoli, guidato da lui, ineguagliato numero 10, e lo Stoccarda: finale d’andata della coppa Uefa. C’erano ottantamila e più spettatori, un tifo incredibile nel quale mi trovai totalmente coinvolto. Si concluse col risultato di 2 a 1 a favore dei partenopei. Il Pibe de oro ci mandò in estasi con le sue magie, segnò pure una rete su calcio di rigore.

Figuriamoci quanta emozione mi prese quando gli amici del ristorante Giardiniello mi telefonarono da Minori per dirmi che da loro sarebbe venuto Maradona.

Mi ci precipitai, insieme a mio figlio Antonio, che l’indomani raccontò la serata su Cronache, ed ebbi modo di stare accanto a lui, di parlargli. Fu portata a tavola pure una torta realizzata da Salvatore De Riso, ammantata d’azzurro, offerta dai tifosi della Costiera. Mi pare che ci fosse scritto: “Dalla Divina Costiera al divino Diego”.

Egli, che era arrivato – poco prima della mezzanotte – con la moglie Claudia, la figlioletta Dalmina, l’inseparabile Guillelmo Coppola, e una corte di amici, sembrò infastidito nell’attraversare la folla dei tifosi, in delirio, ammassati davanti all’ingresso del ristorante, e gli innumerevoli flash. Ma poi si mostrò socievole, affabile, gentile: si offrì al desiderio di molti di farsi ritrarre con lui. Non mi sottrassi al rito, che mi ha consegnato un ricordo che conservo molto caro. Peccato che non avessi con me un registratore per conservare memoria delle cose che mi disse, che ci dicemmo. A un certo punto, gli chiesi un autografo per mia figlia, ragazzina. “Dammi il tuo indirizzo – rispose -. Le farò una dedica su una mia fotografia e te la manderò, qui non ne ho”.

Pensai che fosse un modo cortese per liquidarmi. Invece, a distanza di una settimana, il postino mi consegnò la busta: la foto c’era, con una simpatica dedica».

 

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