Vietri sul Mare: addio a Irene Anagliostu, signora della ceramica

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Vietri sul Mare. È morta una delle ultime donne che ha fatto conoscere la ceramica vietrese nel mondo. Irene Anagliostu , la “greca” com’era soprannominata dai vietresi, era la moglie di Pasquale Avallone, uno dei fautori, insieme ai maestri Solimene e Pinto, della rinascita dell’arte vietrese.

L’amore tra Irene e Pasquale sbocciò durante l’Eccidio di Cefalonia, nel 1943. Il ceramista Avallone, all’epoca marinaio in forza alla Regia Marina, si trovava sull’isola dopo l’Armistizio che sancì la cessazione delle ostilità tra l’Italia e gli anglo- americani. Durante un pattugliamento in bici Avallone si scontrò con una bellissima ragazza greca, anche lei in sul sellino. Nella caduta la giovane donzella si fratturò le ginocchia. Pasquale gli prestò soccorso trasportandola al comando militare medico di stanza sull’isola, ma dovette subito lasciarla, senza sincerarsi delle sue condizioni, perché nel frattempo era partita la caccia dei militari tedeschi ai soldati italiani, visti ormai come traditori.

Quel viso e quella bellezza gli rimasero impressi nella mente, al punto che Pasquale se ne innamorò e giurò di portarla con sé in Italia una volta finito il conflitto mondiale. Quella del maestro vietrese non fu una “promessa da marinaio”. Concluse le ostilità ed avuta la possibilità di viaggiare, Avallone ritorna in Grecia alla ricerca della sua amata. Irene è una giovane diciottenne quando convola a nozze con il suo bel marinaio che la porta a vivere in Costiera. È ancora vivo nei vietresi avanti con gli anni la scena della coppia in sella al calessino trainato da un purosangue che faceva il giro di Vietri. Anche

Solo per andare a gustare un gelato sulla spiaggia della Marina. La storia d’amore è durata poco più di vent’anni. Alla fine degli anni Sessanta, il maestro Avallone è deceduto. È stato allora che è venuto fuori il carattere forte di Irene, tipico delle donne elleniche. La “greca” ha preso le redini dell’azienda famigliare che in quegli anni dava lavoro a circa trecento famiglie vietresi. Qualcuno la definisce la prima “donna manager”, almeno a Vietri.

Alla Ceramica Avallone vi lavorava, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, una vasta rappresentanza di decoratori, “tornianti” e “fornaciari”: il mondo ceramico che raccoglieva non solo personaggi vietresi, ma anche artisti di altre parti d’Italia. Tutti incantati dalla tenacia e dalla determinazione di “Donna Irene”. La fabbrica Avallone fu frequentata anche da Irene Kowaliska che ogni giorno passava la pausa pranzo con Guido Gambone a discutere di ceramica, d’arte, di cultura.

Anche la Casa Reale dei Savoia, si serviva alla fabbrica di “Don Ciccio” – dal nome del fondatore, Francesco Avallone , padre di Pasquale – per arredare i sontuosi saloni dei palazzi nobiliari di Roma. Ma la “regina” di Vietri era lei, Irene: altera, seria, ma con modi spicci. Anche se dispensava pochi sorrisi, il suo negozio era il più fotografato. Ora, Irene è in cielo dal suo Pasquale e chissà che non faranno anche lì delle passeggiata sul calesse, ricordando la loro bella storia d’amore. Ai vietresi mancherà di sicuro.

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