Vico Equense, l’omaggio di Don Antonio Guida a Letizia Maresca, la nonnina scomparsa a 98 anni

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Vico Equense. Si è spenta ieri alla veneranda età di 98 anni la signora Letizia Maresca, la nonnina molto conosciuta ed originaria della frazione di Arola. Questa mattina nella chiesa parrocchiale del borgo le celebrazioni del funerale alle ore 9. Sorella delle buon anime dell’Ostretica Maresca Maria e dello chef ultraquarantennale del calcio Napoli Raffaele Maresca.

Di seguito un famoso un racconto del volo di “mamma Letizia” pubblicato sul libro di don Antonio Guida, già parroco di Massaquano.

“Tutto quanto andrò a raccontare di questa figura di donna è senza dubbio sorprendente e paradossale, degno di cronaca. Si tratta di una madre, Letizia Maresca, sposa di Aiello Giuseppe detto “o’ Totaro”. Abitava in Via Camaldoli, nei pressi della centrale Elettrica di Arola. La nidiata dei coniugi Aiello si componeva di ben 9 figli. Mamma Letizia, negli anni difficili del dopoguerra (1946), oltre che crescere figli lavorava molto in varie attività. In primavera attendeva tra l’altro, per necessità, alla mietitura sul Colle dei Camaldoli, detto anche di “Astachiana”. Da quel colle si domina la penisola Sorrentina affacciandosi su uno strapiombo sull’abitato di Meta. Il colle del Camaldoli è invitante anche per la sua ricca vegetazione”.

libro letizia

“L’erba che lì cresceva ai tempi di Letizia, era il miglior alimento per le mucche da latte e i latticini che da quello erano prodotti ed erano famosi per la loro bontà. Ben a ragione il grande poeta latino, Virgilio, aveva definito la nostra Regione “Campania felix” cioè terra feconda di vita. petizia ehi una donna di statura normale ma molto esile e scarna. Vedevo in lei la figura classica della letteratura greca, il poeta “Filita di Kos” che, esile come lei, metteva il piombo nelle sue scarpe, temendo di essere portato via dal vento. Ma Letizia non aveva provveduto a porre il piombo nelle sue scarpe; anzi usava ciabatte o, addirittura lavorava scalza, con una veste a gonna larga che le arrivava ai piedi. Una mattina, prima di mezzogiorno, la signora Letizia, messa bollire a fuoco lento una vecchia gallina, si recò sul colle a mietere l’erba per le mucche. C’era un vento di scirocco molto forte che non solo era fastidioso ma rendeva anche pericoloso lavorare in zone particolarmente esposte alle violenti folate, senza avere appigli a cui attaccarsi”.

Letizia, incurante del pericolo e tutta presa a tagliare col falcetto le erbe profumate, scese in un dirupo invitante. Purtroppo, all’improvviso, una folata di vento la investì gonfiandole la veste come un paracadute. Perse l’equilibrio e volò giù nel burrone per 130 metri senza potersi fermare, ma fortunatamente trattenuta in qualche modo dalla sua gonna gonfia ad ombrello. Il volo avrebbe potuta farla schiantare sulle case di Meta. Per sua fortuna e anche grazie alla sua leggerezza, essa finì sulla schiena di una conifera senza danni irreparabili. Le grida della povera donna furono avvertite dalla gente che la soccorse e la portò a spalle alla sua casa. Ricoverata all’Ospedale di Vico Equense, fu spedita in autoambulanza a quello dei “Pellegrini” di Napoli. Mamma Letizia, guarita dalle fratture riportate, tornò sana ad allietare i suoi figli. Allora le donne non portavano i pantaloni. Oggi, abolite le gonne lunghe, non sarebbe successa quella disgrazia. Non solo per questo: oggi non si va più a mietere sui dirupi”.

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