Positano. La visita al cimitero dove riposa il “mussulmano” Essad Bey, simbolo di pace

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Positano ( Salerno ) . La visita al cimitero dove riposa il “mussulmano” Essad Bey, simbolo di pace . Ogni tanto lasciamo la cronaca e la conta dei contagiati da Covid, dove molti vengono trascinati dimenticando che dietro ogni numero ci sono persone e sofferenze umane. Anticipiamo la consueta visita al nostro Cimitero, con Amalfi uno dei più suggestivi e spettacolari della Costiera amalfitana e della Campania, anche per contribuire a evitare gli assembramenti. Il giro fra i parenti e le persone care, poi tappa d’obbligo per noi è la visita alla tomba di Essad Bey ( c’era un pezzo di maiolica che ci ha incuriosito , forse messa lì a caso, che in qualche modo ci evocava, chissà perché,  altra storia legata a Irene Kowaliska, sono associazioni storico-culturali di un paese che ha una grande storia, anche recente, ndr ). Il cimitero è ben tenuto, sono stati fatti lavori importanti, magari ci vorrebbe qualche fiore su qualche tomba privata che ne è priva , con i discendenti persi dopo decenni,  ma negli anni il nostro cimitero si è riqualificato ed è migliorato molto.

Parlavamo di pace, di dialogo tra le religioni, oggi dopo l’attentato in Francia, quanto più attuale. Qui mi sono messo a riflettere. Positano culla del Mediterraneo e della pace dei popoli e fra le religioni. Qui in questo cimitero  cattolico, il defunto di origini ebraiche, convertito all’Islam, non solo è stato sepolto con tutti gli onori, ma , dopo anni, è stato orientato verso la Mecca, visto l’errore fatto nella prima sepoltura..

Una questione di rispetto, di tolleranza, di apertura, che Positano ha sempre avuto.

Poi la sua storia è straordinaria. Azero, nacque a Kiev, poi da Berlino a Vienna e New York scelse Positano dove fuggire dalle leggi razziali della Germania. E’ uno dei più grandi scrittori dell’Est d’Europa, il Dante dell’Azerbaijan che lo rivoleva, e ricordo che scrissi per il Corriere della guerra diplomatica con il Comune, poi riconobbero che qui era stato amato e protetto.

Era anche l’uomo dai tanti nomi, forse non cento come Pessoa, e un grande romanziere. Alì e Nina, per esempio, dovrebbe essere d’obbligo farlo leggere a tutti gli studenti positanesi e non,  Essad Bay si firma come Kurban Said , con un ennesimo pseudonimo .

Il libro risale agli anni ’30 del novecento ma è ambientato circa venti anni prima, coprendo l’arco temporale tra lo scoppio della prima guerra mondiale e la rivoluzione bolscevica che ha ridefinito assetti, equilibri e destini della regione Caucasica ed è incentrato sulla storia d’amore tra un azerbaigiano musulmano e una georgiana ortodossa, ancora un riferimento inter-religioso.

Positano “Città Rifugio”, tutti coloro che , perseguitati dai sovietici o dai nazisti, vennero a Positano, e non se ne andarono, ebbero salva la vita. Positano nelle sue “Terrazze di luce”, come descriveva Stefan Andres le nostre case, accoglieva tutti, senza distinzione di scelte religiose, sessuali, politiche.

Mi soffermo qui a lungo e penso con amarezza a quello che è successo in Francia e si affastellano i pensieri, mentre un raggio di sole ci illumina.

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