Piano di Sorrento. Vincenzo Califano racconta la sua esperienza con il Covid: “Sono stato 4 settimane con l’ossigeno, ma la cura ha funzionato” video segui la diretta

Piano di Sorrento. Vincenzo Califano racconta la sua esperienza con il Covid: “Sono stato 4 settimane con l’ossigeno, ma la cura ha funzionato”. Appuntamento questo primo pomeriggio al Positanonews TG con il collega giornalista Vincenzo Califano, che ha vissuto in prima persona l’esperienza del Coronavirus.

califano positanonews tg

“Lo scopo è quello innanzitutto di dare un contributo per la conoscenza di questa situazione che mai avrei immaginato di vivere in prima persona avendo sempre adottato tutte le cautele del caso ed essermi impegnato ad indossare la mascherina e mantenere il distanziamento. Purtroppo a fine agosto ho cominciato ad avere qualche linea di febbre e durante i primi giorni di settembre mi è salita a 38 e mezzo. Eravamo all’inizio di questa nuova ondata ed ho contattato il mio medico, il quale mi ha subito detto di fare il tampone per escludere questo problema. Io avevo, però, già in me questa sensazione, perché già avvertivo problemi respiratori. Fatto il tampone, all’epoca non c’era troppo da aspettare, in 24/48 ore ho avuto il risultato positivo. Questa positività avrei voluto gestirla a livello domiciliare, pensando che avrei potuta affrontarla. Ho commesso un errore da questo punto di vista e, per fortuna, il mio medico è stato inflessibile e mi ha mandato direttamente l’autombulanza. Io dopo esattamente quattro giorni sono stato ricoverato al Covid Hospital di Boscotrecase. Sono arrivato tra i primi ricoverati, subito ci hanno fatto la TAC: si tratta della prima cosa da fare per capire la gravità della situazione. Questa ha fatto emergere che avevo una polmonite interstiziale bilaterale avanzata ad entrambi i polmoni. Questa è la sentenza più grave”, ci ha detto.

È questa la cosa più traumatizzante: già sei isolato perché sai di poter essere contagioso, arriva l’autombulanza, con infermieri completamente blindati per ripararsi da qualsiasi possibilità di contagio. Non ho avuto neanche il tempo di prendere il sufficiente per poterlo portare con me, perché i tempi sono molto stretti. Vieni portato su questa speciale barella, vieni legato mani e piedi con delle cinghie perché devi restare immobile e vieni coperto completamente con una cappotte. Poi entri nell’ambulanza dove c’è un foro che ti permette di respirare con l’aria condizionata. Da quel momento non vedi più il volto di una persona, entri in un circuito dove sono tutti completamente isolati da te per ovvie ragioni e per tutto il periodo di degenza non vedrai mai il volto di un infermiere o di un medico, angeli che lavorano in condizioni precarissime, che non finiremo mai di ringraziare perché vivono in una dimensione anche professionale estremamente critica, in quanto devono essere completamente isolati in qualsiasi parte del corpo, portano due o tre mascherine oltre alla visiera, almeno tre paia di guanti in lattice, cosa che rende anche molto difficile fare il loro lavoro”.

“Poi inizia una terapia che va dalle prime ore della mattina fino al pomeriggio, perché sono tantissime le cose che devi fare. Molti i medicinali che devi assumere. Io sono stato quattro settimane con l’ossigeno h24, in quanto per le prime settimane ho avuto delle forte crisi respiratorie. È tutta una questione di fortuna: prendi una carica virale alta e questa ti scatena questa reazione incontrollata, devi avere sempre sotto controllo l’ossigenazione. Io il problema del gusto non l’ho avvertito, ho perso la voce completamente per più di due settimane. La cosa che ancora non ho recuperato è il sonno: io non ho più dormito da quando sono stato ricoverato, un po’ effetto forte della stessa malattia. Questa è una cosa che mi ha lasciato una grande angoscia, perché le notti erano infinite, stavi sempre con gli occhi sbarrati, sul chi va là a guardare il monitor. Ancora oggi non riesco a dormire bene. Bombardati di cortisone, uno dei farmaci che devono usare in quantità anche importanti, oltre a tutto il resto, si tratta di medicinali che hanno dei contraccolpi sul piano circolatorio, per questo poi si devono fare molti accertamenti, sia durante il ricovero sia dopo. Per poter bloccare il rischio di un collasso polmonare devi prendere molti medicinali, cosa che diventa un martirio quotidiano”.

“È stato un susseguirsi continuo di ricoveri nel mio reparto. C’è stato anche un ragazzo molto giovane che è entrato direttamente in terapia intensiva, una persona che all’inizio stava con me ha avuto un problema molto forte, eravamo stati ricoverati quasi insieme. È una questione di fortuna e anche di come la terapia risponde. Puoi collassare da un minuto all’altro e poi non hai il tempo di recuperare, è quella la paura”, ha continuato.

Commenti

Translate »