Paolo Crepet i social come via breve per rimbecillirsi . Il matrimonio a Positano in struttura privata in sicurezza

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Paolo Crepet i social come via breve per rimbecillirsi. Il matrimonio a Positano in struttura privata in sicurezza è diventato un caso per i soliti avvoltoi che non vedono l’ora di colpire per invidia e gelosia la perla della Costiera amalfitana. Sono intervenuti i carabinieri, come tutti hanno visto per strada,  e solo loro e non la Guardia di Finanza, l’esercito e la protezione civile, evidentemente dopo segnalazioni in seguito agli annunci di fuoco e fiamme di De Luca con ordinanza per la Regione Campania che vale da oggi ( non da ieri e non si vieta ma si “raccomanda” di non essere in troppi nelle feste in famiglia , ndr) , si stava in casa propria , in quanto gli interessati erano i proprietari della struttura per cui l’evento non era un evento aperto al pubblico ma interno ai familiari stessi,  addirittura per eccesso di precauzione  avevano preso la febbre con i dati di tutti i partecipanti che hanno festeggiato in un ampio e largo spazio. Speriamo che ci saranno in futuro segnalazioni per spaccio di droga, furti, reati seri e veri e non ci resta che fare gli auguri agli sposi. Intanto ascoltiamoci Paolo Crepet cosa dice sui social network.

Paolo Crepet

“(…)La verità è che la tecnologia, o meglio i Social Network, ci stanno frodando: sono un grande assassinio alla nostra libertà, ci stanno facendo rimbecillire. Sembra che senza uno smartphone, un’app, un social, non siamo più in grado di fare nulla”.
Abbiamo veramente bisogna delle presenza costante dei social network e delle app nella nostra vita? Abbiamo davvero bisogno di sentirci apprezzati tramite un like o di qualcuno che ci giudichi con un tasto o con delle emoticons?

Paolo Crepet È uno psichiatra, sociologo e scrittore.

Secondo Paolo Crepet i social network sono entrati a far parte della nostra vita in una maniera quasi invadente e morbosa. Ormai non esistono più i saluti di una volta, le chiacchierate al bar o dal balcone. Ora siamo completamente presi dalle app, dai like, dai commenti. Amici sui social, ma quasi conoscenti nella realtà.

Esistono addirittura app in grado di combattere l’isolamento o di far sentire più sicuri e, sempre secondo lo studioso Crepet, è inammissibile una cosa del genere, in quanto, può essere giustificata se a farne uso sono le persone anziane che per un motivo o per un altro non riescono a star dietro a certi ritmi, ma per i quarantenni o semplicemente i ragazzi di oggi è assolutamente un attentato alla libertà.

Ormai è preferibile affidarsi alle app piuttosto che uscire e conoscere le persone davanti al bancone di un bar mentre si sorseggia un buon bicchiere di vino.

Alla domanda se ci fosse o no una via d’uscita per questa specie di “dipendenza”, Crepet risponde che per uscire da questo tunnel che abbiamo imboccato, l’unica possibilità è parlare, spiegare, soprattutto ai giovani, che non è possibile vivere in questo modo. Bisogna risvegliare le coscienze, far aprire gli occhi alla gente, puntando soprattutto sui giovani.

Lo stesso Crepet ha raccontato che ha avuto modo di parlare con alcuni ragazzi, non quelli giovanissimi, ancora piegati sugli smartphone, schiavi di giochini, chat e social, ma i ventenni, quelli che hanno capito quanto siano stati schiavi di questa “realtà virtuale” e ne hanno preso le distanze, capendo di esserne stati fortemente condizionati.

Ora che succede, si usano i social per attaccare , offendere, inveire, mentre le persone per bene, lavoratori, serie e oneste, come le famiglie degli sposi, vengono bersagliati per il nulla.

Fare accuse porta i like, vedete De Luca? Se la prende con la gente, con chi festeggia, e tutti addosso, ma nessuno si sofferma a pensare a quello che la politica avrebbe dovuto fare per quest seconda ondata di ritorno, agli ospedali che non funziona, qualcuno dice che stiamo andando in una dittatura, noi crediamo che, come dice Crepet “Siamo nella Repubblica dei Like”.

Penso che potremmo riassumere il tutto con una citazione famosa del grande Umberto Eco filosofo, scrittore e linguista nato il 5 gennaio 1932 ad Alessandria che ci ha lasciati il 19 febbraio del 2016 , lo ripetiamo, senza far riferimenti a cose e persone, perchè , e lo diciamo sinceramente, oramai è diffuso il “pensiero unico” deviante derivante dai social network , l’alienazione dell’umanità, del buon senso e della realtà.

 

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”

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