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Oddìo, son sparite le castagne! foto

I ricercatori Ferrarini e Covella attestarono (marzo 1985), sulla base di analisi di pollini fossili reperiti nei fanghi di laguna della pianura costiera apuana, che già 10mila anni fa c’erano i castagni in Italia. Se poi la nostra attenzione si sposta sui grandi classici della Letteratura latina, da Catone il Censore (De Agricoltura) a Terenzio (De re rustica) fino a Virgilio (Bucoliche) e Plinio il Vecchio, beh delle castagne e dei castagneti è tutto un elogio, e non sarebbe potuto essere altrimenti, aggiungiamo noi, che della castagna fin da bambini abbiamo imparato ad amare la bontà e apprezzare i valori nutrizionali: ricche in fibre e minerali, utili in caso di anemia, stanchezza psicofisica grazie al loro elevato apporto calorico (circa 287 calorie in 100 grammi), e ancora in gravidanza, in virtù del loro apporto di acido folico che previene malformazioni fetali. Eppure il raccolto di castagne italiane quest’anno potrebbe diminuire sensibilmente anche del 70% secondo Confagricoltura a causa delle piogge abbondanti che hanno reso difficile l’allegagione e un micidiale parassita, arrivato dall’Oriente, Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, che colpisce gli alberi, rendendo quasi sterili le piante più giovani e danneggiando gravemente quelle più adulte. Il castagno è la specie forestale più diffusa in Italia ed è presente in tutte le regioni principalmente in Campania, Toscana, Lazio, Calabria e Piemonte. L’insetto si diffonde attraverso il materiale di propagazione come le talee, per questo Confagricoltura raccomanda di fare attenzione alla provenienza e di sorvegliare le piantine messe a dimora. L’infestazione del Dryocosmus kuriphilus o vespa del castagno mette a rischio una produzione di qualità che ha ottenuto ben 10 tra Dop e Igp (Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp, Marrone del Mugello Igp, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop, il Marrone di Castel del Rio Igp, il Marrone di San Zeno Dop, la Castagna Cuneo Igp, il Marrone di Combai Igp e la Castagna di Vallerano Dop). L’assalto della vespa si manifesta quando sui germogli e sulle infiorescenze, all’interno della chioma, si formano escrescenze (galle) in cui si sviluppano le larve. Confagricoltura segue con attenzione l’operato delle varie task force costituite nelle regioni colpite: gli interventi meccanici e chimici, si sono rivelati di difficile attuazione e non risolutivi; le larve, infatti, all’interno delle galle sono ben protette dall’effetto degli insetticidi. Per questo motivo l’attenzione degli operatori del settore si è concentrata sui cosiddetti parassitoidi naturali come l’imenottero “Torymus sinesi” che introduce le sue uova nelle galle, distruggendo le larve della vespa del castagno. L’efficacia di questo “nemico” del cinipide galligeno però la registreremo, se tutto andrà bene, solo tra qualche anno, nel frattempo, a parere di Confagricoltura, è necessario mettere in piedi misure di sostegno a favore dei produttori danneggiati, mentre a noi consumatori non rimane che incrociare le dita, e stare in guardia perché non è neanche giusto che ci facciano pagare le castagne che verranno raccolte quest’anno a peso d’oro, o no?
di Luigi De Rosa

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