Napoli. Covid, l’Asl ai medici: “Basta con i recoveri, ecco le terapie da casa”

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Napoli. Covid, l’Asl ai medici: “Basta con i recoveri, ecco le terapie da casa”. Ospedali sotto pressione a Napoli per l’arrivo sempre più massiccio di malati Covid o sospetti. I posti letto ancora liberi sono pressoché esauriti e si cercano soluzioni alternative per ridurre l’ondata di piena dei malati. In questo scenario di preoccupazione le novità sono due: domani a Napoli est apre il nuovo Covid resort per le quarantene realizzato nella palazzina albergo dell’ospedale del mare. Negli ultimi giorni si è lavorato giorno e notte per dare il via a un luogo protetto deputato a ospitare chi sia clinicamente guarito dal Covid ma ancora positivo al virus e per questo trattenuto per giorni o settimane in ospedale. Una soluzione anche per tanti positivi a casa con lievi sintomi e situazioni abitative incompatibili. Sono 22 le stanze attive per piano (ognuna a 2 posti con bagno interno e doccia ad uso singolo o matrimoniale per congiunti stretti che possono vivere nella stessa stanza. Complessivamente si va da un minimo di 88 posti ad un massimo di 176. Sarà garantito dalla Asl vitto, servizio biancheria, assistenza di base infermieristica con la regia di un medico. Nelle stanze c’é la TV e il segnale wifi gratuito. I pazienti riceveranno un’assistenza analoga a quella domiciliare è sarà aperta una cartella clinica infermieristica per il monitoraggio dei parametri vitali da condividere con i Medici di medicina generale che avranno in carico i pazienti. Previsto anche un armamentario tecnologico di primo livello per il monitoraggio dei pazienti e la valutazione giornaliera delle condizioni generali di salute.

IL PROTOCOLLO A CASA Per dare ossigeno alla rete ospedaliera un protocollo a maggiore intensità di cura dovrebbe inoltre decollare a breve per tutti i positivi che in queste ore sono a casa con la febbre e i segni iniziali dell’infezione. Stilate dal gruppo di tecnici, epidemiologici e clinici dell’unità di crisi le linee operative sono state redatte sin dallo scorso aprile. Un protocollo aggiornato a più riprese ma sostanzialmente rimasto al palo e mai attuato pienamente a Napoli per la mancanza di personale. Ora le indicazioni sono stringenti e bisogna partire subito, il personale, almeno per la parte infermieristica, è stato reclutato con 130 unità che saranno devolute ai controlli a casa e per i medici si dovrebbe attinge al serbatoio delle Usca. Finalmente potranno essere utilizzati gli elettrocardiografi portatili, i saturimetri e i device di monitoraggio dei parametri vitali acquistati nei mesi scorsi. Il numero delle persone da seguire è talmente alto che l’impresa non è certo semplice ma occorre semplificare e fare ogni sforzo affinché questo servizio rimasto a metà del guado decolli subito. Uno snodo essenziale per ridurre il peso sugli ospedali la cui ricettività non è infinita e già saturi prima ancora che sia scoppiata l’epidemia influenzale stagionale.

L’ASSISTENZA Il protocollo delle cure domiciliati risponde a criteri di intensità dei sintomi e di gravità clinica dei pazienti. Le cure partono sempre con un alert dei medici di famiglia avvertiti per telefono (la rintracciabilità deve essere dalle 8 alle 20). Alla comparsa dei sintomi (febbre, tosse, mal di gola, difficoltà respiratoria) bisognerà somministrare la terapia. La perdita di gusto e olfatto può essere una caratteristica peculiare di Sars-Cov-2. La vaccinazione antinfluenzale può ridurre l’effetto confondente ma resta fondamentale un tampone per capire se ci si trova di fronte a un caso di Covid-19. Il test viene sempre prenotato dal medico di famiglia e in mancanza non potrà essere effettuato alla sede del Frullone il cui accesso è sbarrato per richieste non prenotate. Finalmente è prevista anche la presa in carico dei malati finora rimasti senza riferimenti precisi. Definiti nel dettaglio anche i protocolli farmacologici da seguire e le relative tempistiche: si va dall’uso di antinfiammatori alla somministrazione del cortisone. E poi antibiotici, anticoagulanti per contrastare le trombosi provocate dall’infezione, l’uso dell’ossigeno. L’insufficienza respiratoria è un campanello di allarme che potrà deporre per un’assistenza in ospedale. In questi casi interviene il 118 oggi impegnato in tante situazioni in cui l’ospedale non serve o viceversa alla ricerca di un posto posto letto che non si trova. Considerato che i posti di degenza comuni sono quasi tutti pieni come viene evidenziato nel bollettino della task force della Regione.

Fonte Il Mattino, Ettore Mautone

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