Meta / Positano, la riflessione del rappresentante degli studenti del Liceo Marone Vincenzo Cuomo

"Andare a scuola in sicurezza si può, è necessario ed è un nostro diritto"

Meta / Positano. Riportiamo la riflessione di Vincenzo Cuomo, rappresentante degli studenti del Liceo Marone di Meta: “Premettendo che sulla decisione di De Luca di chiudere totalmente le strutture scolastiche si sono già espresse penne e voci sicuramente più importanti della mia. Non voglio improvvisarmi né virologo né statista, ho fatto un giro su Facebook costatando che le generazioni che ci hanno preceduto, da cui siamo etichettati come giovani irresponsabili e accusati come principale veicolo di diffusione del virus si stanno dilettando ad attribuire una rilevanza alle proprie parole che non hanno mai avuto nella propria vita, che purtroppo lasciamo loro prendersela sui social network. Sono un semplicissimo studente, rappresentante di un liceo di quasi mille cervelli e, come vedrete alla fine, firmatario di un’istanza per la riapertura delle scuole.

L’anno scorso nei primi giorni, convinto si trattasse solo di una pausa momentanea, amavo la DAD. Avevo sempre sognato di poter sostenere quell’interrogazione di quella determinata materia con una voce pronta a suggerirmi tutto, che invece di stare al banco retrostante al mio stesse direttamente nella mia testa, con la DAD e con le AirPods diventò realtà. Avevo sempre sognato di non dover scrivere per i compiti in classe, con la paura di lapsus improvvisi, le coniugazioni e gli aggettivi irregolari sulle mani ma di poterli avere scritti dinnanzi, con la DAD e le molteplici finestre del desktop diventò realtà.  Avevo sempre sognato di non dovermi svegliare alle 7, prepararmi, scendere in garage, prendere il motorino, arrivare fuori scuola in ritardo e giustamente non trovare posto, parcheggiare il motorino sulle strisce pedonali e successivamente arrivare in classe e prendere l’ennesimo ritardo, con la DAD la realtà diventò meglio del sogno, mi bastava pigiare un link ed ero a scuola seduto dietro al mio banco.

Dopo alcune settimane il sogno è diventato un incubo, come per me anche per i tanti ragazzi con i quali ho avuto il piacere di confrontarmi in questi mesi. Illusi per un’estate intera di un sicuro ritorno dietro ai banchi in presenza oggi siamo di nuovo qui, a navigare a vista nel mondo dell’apprendimento digitale. Noi giovani abbiamo bisogno di sfide, abbiamo bisogno di prove da superare, abbiamo bisogno di sentirci messi in difficoltà per poi sentirci soddisfatti ed acquisire una sicurezza propria. La didattica a distanza lede, facilita ed appiattisce le nostre vite.

È opinion di popolino sostenere che con la chiusura delle scuole e l’introduzione della DAD, si sopperisca adeguatamente all’istruzione di un’intera generazione. Ecco, da studente, che vive in prima persona questa situazione, sento il dovere morale di scrivere nero su bianco che non è assolutamente così. Innanzitutto credo fermamente che l’apprendimento digitale non possa essere comparato all’apprendimento in classe, penso ai bambini ai primi anni di scuola e a tutte le basi non solide che si ritroveranno come maglie della cerniera del proprio bagaglio culturale.

Noi giovani vivevamo a scuola, vivevamo di scuola e vivevamo la scuola. Non possiamo vivere una scuola fatta a pixel. La scuole che si attengono alle direttive ministeriali sono il posto frequentato da adolescenti più sicuro, parola di virologi, non quelli di Facebook. Il nostro bisogno di socialità deve essere soddisfatto, si possono pensare svariate soluzioni per soddisfarlo in sicurezza, il migliore è la scuola, parola di virologi, non quelli di Facebook.

I social network sono diventati di nuovo il nostro principale luogo di aggregazione, così noi giovani ci siamo ritrasformati di nuovo da animali sociali ad animali social network. La scuola non può ridursi ad un nozionismo tramandato da una voce che esce da un computer, che il più delle volte, per problemi di connessione, non è neanche continua e chiara.

Abbiamo presentato l’istanza perché andare a scuola in sicurezza si può, è necessario ed è un nostro diritto. Tra noi ci sono i medici, gli avvocati, gli ingegneri, la classe dirigente, le fibre del tessuto commerciale del futuro. Non possiamo rimanere inermi dinnanzi ad una chiara penalizzazione della cultura che ci marchierà a vita. Questo post che ho fatto e tutto ciò che stiamo facendo, non è propaganda in vista delle prossime elezioni studentesche, quella la faremo a tempo debito, sicuramente non servendoci del covid.  Non ho scritto il post con l’intento di cercare l’attimo di gloria, per questo motivo, sui vostri profili repostate qualcosa di più interessante, non queste mie parole. Siamo attivi, combattiamo per i nostri diritti, imponiamoci, facciamo capire che la scuola è fatta di teste pensanti e non dormienti. Non siamo numeri”.

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