Maiori e Minori , in attesa dei risultati i 250 tamponati non dovrebbero stare a casa?

Maiori e Minori , in attesa dei risultati i 250 tamponati non dovrebbero stare a casa?  . Ci arrivano segnalazioni per i casi di tamponi per il coronavirus Covid-19 in Costiera amalfitana. Ricordiamo che vi sono casi anche ad Amalfi, Cetara, Praiano e Positano, ma cosa devono fare i contatti?

In redazione vedono persone in giro e chiamano Positanonews per segnalarlo

Anticipiamo subito una cosa Se si tratta di screening le persone possono comunque circolare, se sono contatti stretti no 

Ecco un pezzo di AltroConsumo firmato da Luca Cartapatti da da un quadro chiaro della situazione

he differenza c’è tra isolamento e quarantena? Quando posso tornare al lavoro se sono asintomatico? E se mio figlio ha in classe un caso di Covid devo stare in quarantena anch’io? La confusione sulle tempistiche e sulle procedure da seguire in caso di contagio o di contatto con un contagiato è ancora tanta. L’ultima circolare ministeriale, che abbassa i tempi in alcuni casi, cerca di fare chiarezza. Vediamo cosa dice.

Quattordici giorni. No, dieci, ma con un solo tampone. In molti avranno sentito la notizia dell’abbassamento dei tempi dell’isolamento e della quarantena. Ma in pochi hanno davvero un quadro completo delle tempiste previste dalla normativa in caso di contagio accertato, oppure se si è asintomatici, se si rimane positivi anche a un secondo tampone o se semplicemente si è venuti a contatto o si convive con una persona infetta. Una confusione che la recente circolare del ministero della Salute ha tentato di spazzar via anche se la questione rimane ancora complessa soprattutto per le tante sfumature legate ai casi della vita quotidiana.

Ad esempio come si devono comportare coloro che sono venuti a contatto con un positivo ma non hanno sintomi? E se una classe di bambini è messa in quarantena per un caso accertato di Covid, devono stare in quarantena anche i loro genitori? E ancora, i positivi sintomatici devono aspettare che cessino i sintomi prima di uscire dall’isolamento oppure possono tornare al lavoro terminati comunque i 10 giorni di isolamento previsti dalle nuove tempistiche? Proviamo a dare le risposte a queste e ad altre domande partendo con il fare chiarezza sulle differenze che ci sono tra isolamento e quarantena, termini troppo spesso usati a sproposito.

Quarantena? No, isolamento
Tutti parlano per lo più di quarantena, ma spesso si confondono le sue tempistche con quelle dell’isolamento. Quest’ultimo è infatti la misura che deve adottare chi è un positivo comprovato da un tampone. L’isolamento quindi consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da Covid-19 da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione, durante il periodo di trasmissibilità (o contagiosità).

La quarantena viene fatta invece da chi può essere definito un “contatto stretto”, ovvero una persona a tutti gli effetti sana (fino a che non insorgono sintomi) che è stata esposta ad un caso di Covid (un caso acclarato da tampone). L’obiettivo in questo caso è di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi.

Per riassumere e semplificare: stanno in isolamento i malati, stanno in quarantena i sani venuti a contatto stretto coi malati (condizione, quella di contatto stretto, che viene decisa dalle autorità sanitarie nell’ambito dell’attività del contact tracing). Per queste due categorie di persone (i positivi e i contatti stretti) le tempistiche di isolamento e quarantena cambiano enormemente a seconda delle situazioni.

Soggetti positivi: tempi dell’isolamento
Partiamo da coloro che sono risultati positivi dopo un tampone, insomma i casi conclamati. Come sappiamo possono essere di due tipi: positivi sintomatici (che presentano i sintomi della malattia) o asintomatici, ovvero che non sono malati, ma sono identificati come casi solo a seguito di un tampone positivo effettuato. Infine ci sono i cosiddetti “positivi a lungo termine” ovvero coloro che continuano a risultare positivi al secondo o al terzo tampone dopo la guarigione clinica, cioè dopo qualche giorno senza sintomi.

Diciamolo subito: oggi chi è positivo a un tampone deve trascorrere un periodo in isolamento al termine del quale deve fare un solo tampone (prima di questa circolare erano 2 a distanza di 24 ore) per comprovare l’uscita della malattia e poter tornare alla vita sociale. Quello che cambia a seconda se si è sintomatici, asintomatici o positivi a lungo termine è la durata dell’isolamento (appunto quelli appena ridotti dal Ministero) e le tempistiche del tampone finale per decretare la fine dell’isolamento. Ma vediamoli nel dettaglio.

Soggetti positivi asintomatici (10 giorni + un solo tampone negativo): devono stare in isolamento per almeno 10 giorni (prima erano 14 e terminavano con due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore) dopo aver scoperto di essere positivi (ossia dopo i risultati di un tampone). Decorsi questi 10 giorni dal riscontro della positività devono ripetere il tampone e possono interrompere l’isolamento solo se il risultato è negativo.
Soggetti positivi sintomatici (10 giorni di cui 3 senza sintomi + un solo tampone negativo): devono stare in isolamento per almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e almeno durante gli ultimi 3 non devono più presentare sintomi. Decorsi questi 10 giorni devono ripetere il tampone e possono interrompere l’isolamento solo se il risultato è negativo. In sostanza il tampone viene fatto solo se sono passati almeno 3 giorni senza sintomi e se nei fatti ne sono trascorsi in tutto almeno 10 di isolamento dal giorno dell’insorgenza dei sintomi.
Soggetti positivi a lungo termine (21 giorni di cui almeno 7 senza sintomi e senza tampone): si tratta di coloro che pur non presentando più sintomi da almeno una settimana continuano a essere positivi al tampone finale: se il loro isolamento è già durato almeno 21 giorni dalla comparsa dei sintomi (21 giorni di cui almeno 7 senza sintomi) possono rientrare in comunità e non è necessario che al termine si risulti negativi al tampone. In pratica è un soggetto guarito a cui viene permesso di terminare l’isolamento se è durato in tutto almeno 21 giorni, a prescindere dai risultati dei tamponi. Questo perché la possibilità che questo soggetto sia infettivo dopo 21 giorni dall’insorgenza dei sintomi è davvero molto basssa. Vale la pena ricordare che non sono considerati sintomi a questo fine l’ageusia o la disgeusia (la mancanza o l’alterazione del senso del gusto) e l’anosmia (la mancanza dell’olfatto) perché possono perdurare a lungo dopo la guarigione.
Contatti stretti di un positivo
Ma come si devono comportare le persone che sono venute in contatto stretto o convivono con un contagiato acclarato ma di fatto stanno bene (ad esempio mogli, mariti, figli o compagni di classe di un contagiato)? Per il bene loro e della comunità devono rispettare un periodo di quarantena. Come abbiamo detto la quarantena serve per tenere monitorata la situazione di queste persone fortemente a rischio di trasformarsi a loro volta in contagiati. Infatti, se un contatto stretto di un positivo durante la quarantena scopre di avere i sintomi deve rivolgersi al proprio medico di base che avvierà la procedura per accertare o meno la positività.

Chi sono i contatti stretti
I tempi della quarantena
Quando parliamo di contatti stretti asintomatici, ci riferiamo, come dicevamo, a persone a tutti gli effetti sane, che devono però stare in quarantena per:

14 giorni dall’ultimo contatto col soggetto positivo, senza dover necessariamente fare alcun tampone alla fine (sempre che non siano comparsi nel mentre i sintomi o che l’autorità sanitaria non decida di prescriverlo);
oppure 10 giorni dall’ultimo contatto col soggetto positivo al termine dei quali bisogna fare un tampone (possono quindi interrompere la quarantena dopo 10 giorni solo se il risultato è negativo). Va da sé che se il tampone risulta positivo anche il contatto stretto asintomatico diventa un contagiato e quindi dovrà seguire l’isolamento descritto in precedenza dal momento in cui si ha l’esito del tampone.
Ma da quando bisogna iniziare a contare i 14 giorni (o i 10) di quarantena? Insomma, quando inizia la quarantena di uno che convive con un caso conclamato o di uno che è stato identificato come contatto stretto dalle autorità sanitarie? In linea teorica l’ultimo contatto o, come definito altrove, l’ultima esposizione che il contatto stretto ha con un caso è il momento in cui il convivente malato effettua il tampone fa un tampone, che risulta poi negativo.

Va da sé che chi ha la possibilità di allontanarsi dalla casa in cui vive la persona infetta da subito oppure riesce a isolare il malato in un’area della casa o in una stanza separata, senza avere ulteriori contatti con esso, dovrà di fatto stare in quarantena 14 giorni netti (o 10 + tampone), perché non avendo più contatti col malato, dovrà iniziare a contare la sua quarantena di 14 giorni dal giorno dopo in cui ha smesso di vedere l’ammalato di Covid. E’ il caso questo anche dei ragazzi delle scuole in cui un compagno di classe risulti positivo: la scuola, mettendo in quarantena l’intera classe di fatto interrompe la frequentazione con il bimbo positivo, permettendo a tutti gli altri di tornare a scuola dopo 14 giorni (ovviamente se nel mentre non si sono presentati i sintomi della malattia).

Chi invece continua a vivere sotto lo stesso tetto del contagiato senza poter isolare il malato in una stanza dedicata, interrompendo così i contatti a rischio, dovrà aspettare che l’isolamento di questi finisca (comprovato da un tampone negativo) per poi iniziare a contare i suoi 14 giorni di quarantena (o comunu 10 + un tampone).

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