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La Torre di Punta Scutolo a Vico Equense foto

La Torre di Punta Scutolo* o di via Punta La Guardia, che è il nome della pedonale che, partendo dall’attuale Hotel Torre Barbara sulla statale sorrentina (ss145), raggiunge, attraverso un percorso di straordinaria valenza paesaggistica, il centro di Seiano (frazione di Vico Equense), così come appare nella sua attuale conformazione, è opera risalente alla fine dell’Ottocento, ed è appartenuta alla famiglia Cosenza che ne entrò in possesso nell’ultimo scorcio del XVIII secolo.
La torre, posta sull’omonimo promontorio nel casale di Montechiaro, ha però storia molto più antica tant’è vero che è menzionata per la prima volta in una lettera di Carlo I d’Angiò del 19 aprile del 1277.  E’ stata soggetta a diverse ristrutturazioni , le prime in epoca vicereale, allorquando gli spagnoli la fortificarono per contrastare le incursioni dei pirati barbareschi. Nel Settecento era, tuttavia, già semi diroccata, come segnala un documento di cui ho estratto copia, alcuni anni fa, dall’archivio notarile di Napoli. All’epoca alla torre era annesso un fondo molto esteso che comprendeva una casa padronale e una cappella gentilizia edificata nel 1704 da tale Dottor Fisico (questo il titolo dei medici nel XVIII secolo) Giuseppe Bellobuono di Somma Vesuviana, la cui famiglia vantava numerose altre proprietà anche a Napoli. Nel 1796 i fratelli Andrea e Ciro Cosenza, con atto del notar Biagio Massa del 17 aprile 1796, acquistavano dai Bellobuono, versando loro 5.000 ducati d’argento, l’intero fondo, circa 40-50.000 mq, compreso il rudere della torre e la cappella gentilizia. Tuttora la cappella gentilizia è in possesso di un ramo della famiglia Cosenza, che dalla fine del ‘700 vi ha esercitato ininterrottamente il patronato. I Cosenza, famiglia presente nel casale di Montechiaro fin dal Cinquecento, come risulta dai registi parrocchiali, avevano fatto fortuna tra ‘600 e ‘700 con la coltivazione del gelso e l’allevamento del baco da seta, che aveva dato vita a una fiorentissima produzione di seta lavorata direttamente in loco in un opificio ubicato lungo via Calvania, poco distante dall’attuale Hotel Torre Barbara. L’antico edificio, oggi trasformato a uso residenziale, proprio a proposito della sua originaria destinazione, era meglio noto come la “Filanda”. Si trattava della più importante fabbrica di seta della penisola sorrentina che impiegava fino a 35 dipendenti con 12 fornaci e produceva 500 diversi tipi di tessuto. La raffinatezza di tale produzione è ancor oggi testimoniata dagli arredi presenti nella Congrega del SS. Rosario della Frazione Montechiaro, e addirittura dalle misure protettive che fu costretto ad adottare il ministro Tanucci a favore della produzione serica della Real Fabbrica di San Leucio in quanto quella dei serifici di Montechiaro vantava la stessa se non superiore qualità. L’aretino Bernardo Tanucci, ministro della Casa Reale dei Borboni, emise, infatti, un editto con cui si vietava la commercializzazione nella città di Napoli di sete che non fossero state prodotte nella Capitale. Ciò costrinse i Cosenza a trasferire la lavorazione in un opificio ubicato ai Ponti rossi. Nei primi dell’800 Pietro Cosenza, figlio di Salvatore, e Camilla Cosenza, figlia di Andrea, avevano inoltre un negozio di tessuti in seta a Chiaia che riforniva anche la famiglia reale. La produzione di seta in tutta la penisola sorrentina restò fiorente fino alla prima metà dell’Ottocento ma conobbe una crisi profonda che ne decretò la fine in seguito all’importazione di quella cinese dopo la guerra dell’oppio nel 1842. Dall’atto del Notaio Biagio Massa, che aveva studio nel Piano di Sorrento (dove ha rogato atti dal 1759 al 1810), si è potuto appurare con certezza come la Torre di Punta Scutolo versasse già agli inizi dell’Ottocento in cattive condizioni e alla fine dello stesso secolo, dopo annose dispute tra diversi rami della famiglia Cosenza (alcune, per il possesso della cappella gentilizia, definite dal Consiglio di Stato nel 1898), un ramo degli eredi provvide a ricostruire la torre dandole l’aspetto che ancor oggi conserva. Ovviamente la sua funzione non fu più quella militare. La struttura, che nella parte sottostante ospitava anche delle cucine, divenne, con l’area circostante, luogo di svago all’aperto di Giovan Battista Cosenza e della sua famiglia. Nell’attuale stato, per quanto ne abbia memoria, avendo trascorso a Montechiaro la mia infanzia, versa da almeno sessanta anni. Il posto è unico, probabilmente uno di quelli sotto l’aspetto del paesaggio più spettacolari di entrambe le costiere, purtroppo o per fortuna non molto noto.
Francesco Saverio Esposito (ll testo è tratto dal blog di Italia Nostra)

*Punta Scutolo dal latino “Scutulum” piccolo scudo, su alcune cartoline d’epoca era anche indicata erroneamente “Punta Scutari” confondendola con la nota località albanese.

(foto tratte dal web)

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