“Futurissimo”, la 40esima favola di Giuseppe Rispoli che ci proietta in una Positano del futuro. Come sarà?

Oggi arriva la quarantesima favola dell’attore positanese Giuseppe Rispoli dal titolo “Futurissimo”. Il tema affrontato, con la consueta bravura che oramai abbiamo imparato a conoscere, è il futuro. Con la sua fantasia e la sua arte Giuseppe immagina il mondo del domani, con i suoi mille cambiamenti e che, al di là della lettura fantasiosa, non può esimerci da riflettere. Che il mondo stia cambiando lo sappiamo tutti, lo vediamo e percepiamo nella vita di ogni giorno. Il progresso avanza portando con sé aspetti positivi ma anche negativi.

Viviamo in un’era tecnologica, tutto è digitalizzato, meccanizzato, automatizzato. Sicuramente per tanti aspetti la vita è più semplice, abbiamo mille aiuti e mille app per fare ogni cosa, dalla più importante alla più stupida. E perdiamo il valore della semplicità e dell’esperienza diretta. Basti pensare, per fare un esempio su tutti, alle app per il meteo. Ognuno di noi la mattina accende lo smartphone e controlla che tempo fa perdendo la gioia di aprire la finestra e guardare il cielo cercando di capire il mutamento del clima nel corso della giornata.

Ma siamo sicuri che tutto questo rappresenti la felicità? Siamo certi che di questo passo non saremo privati di troppe cose, anche dei sentimenti? Lo scenario immaginato da Giuseppe è altamente futuristico ma dobbiamo ammettere che quel futuro non è poi così lontano, comincia già ora. E’ vero, rispetto ai nostri genitori ed ai nostri nonni abbiamo tantissime cose in più, centinaia di comodità e di lussi che loro non osavano nemmeno immaginare. Ma forse la domanda che dobbiamo porci è questa: siamo davvero felici come lo erano loro? O ci stiamo perdendo una parte importante della vita, la natura più profonda dell’essere uomini? Abbiamo tutto ma ci manca l’essenziale. Stiamo perdendo la gioia dei rapporti interpersonali, spesso non abbiamo più tempo di fermarci a chiacchierare con un amico, a bere un caffè insieme. E non abbiamo più tempo – o voglia – di fermarci a guardare la bellezza della natura che ci circonda, a lasciarci incantare dalla magia di un’alba o di un tramonto, ad ascoltare il rumore del mare, a sentire l’odore della terra bagnata dopo la pioggia.

E, come dice saggiamente Giuseppe nella sua favola (in una insolita veste che vi invitiamo a scoprire guardando il video), non abbiamo più rispetto della natura che vorremmo piegare alle nostre esigenze. Ed allora vengono coperti fiumi per costruire strade, vengono sradicati alberi per edificare case dove non potrebbero essere innalzate. Violentiamo la natura credendo di esserne i padroni, ma alla fine la natura si ribella e lo fa in modo violento, facendoci capire che sua forza non può essere ignorata.

Le favole di Giuseppe, come sempre, hanno un messaggio profondo che sta a noi saper cogliere. Ascoltiamo le sue parole e chiediamoci se è davvero quello il futuro che vogliamo per le generazioni che verranno. Fermiamoci adesso, siamo ancora in tempo. Rallentiamo e cerchiamo di ascoltare la voce della natura e gli insegnamenti delle generazioni che ci hanno preceduto.  Non distruggiamo quello che di prezioso abbiamo, la natura non è di nostra proprietà, ci è stata donata ma è un prestito e va custodita e preservata gelosamente. Torniamo alla semplicità senza demonizzare la tecnologia ma usandola nel modo corretto, come un aiuto e non come un sostituto della nostra libertà di scelta. Prendiamo quello che c’è di buono nel progresso e lasciamo da parte quello che ci rende schiavi e privi di personalità. Ricordiamoci che il futuro non è tra 100 anni, ma lo stiamo già vivendo, lo stiamo costruendo già adesso.

Ed allora, quando potete, rallentate i ritmi. Lasciate la macchina a casa se dovete fare piccoli tragitti e regalatevi una passeggiata a piedi. Approfittatene per guardarvi intorno, per stupirvi dei colori di questo autunno appena iniziato. Ascoltate il canto degli uccelli o il rumore del vento tra le foglie. E se incontrate un amico fermatevi a scambiare due parole, ascoltate il suono della sua voce e gustatevi il calore dell’affetto umano.

Facciamo in modo che il futuro raccontato da Giuseppe resti solo una bella favola. Siamo ancora in tempo.

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