Covid, 10 giorni di prova. Se i casi aumentano “coprifuoco nazionale alle 22”

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Emergenza Covid. Roberto Speranza, ministro della Salute e alfiere nella lunga guerra contro la pandemia della linea della «massima prudenza e cautela», per ora esclude qualsiasi tipo di intervento nazionale. E lo stesso fa Giuseppe Conte che parla di «misure restrittive localizzate», come scritto sul Mattino.

La strategia del premier, che nel week-end ha respinto la richiesta del Pd e di Speranza di un nuovo e rigoroso giro di vite in tutto il Paese per provare ad arrestare l’impennata dei contagi, è infatti ormai chiara: far fare il lavoro sporco, quello più impopolare, a sindaci e governatori di Regione mantenendo però «un coordinamento nazionale». E l’operazione al momento sta riuscendo: dopo la Lombardia, hanno deciso restrizioni la Campania, il Piemonte e la Liguria. E altre Regioni e Comuni tra oggi e domani seguiranno.

Presto però, «tra una decina di giorni o due settimane, appena vedremo gli sviluppi ulteriori dell’epidemia», afferma una fonte di governo che cura il dossier-Covid, «se la situazione non migliorerà, diventerà indispensabile un provvedimento per tutto il territorio nazionale in modo da omogeneizzare le misure assunte nel frattempo da Comuni e Regioni. Probabile l’anticipo del coprifuoco alle dieci di sera, in modo da ridurre ulteriormente le occasioni di contagio innescate dalla movida e dalle cene tra amici o tra nuclei familiari che, come testimoniano le statistiche, sono fonte del 75% dei contagi: in casa e ai tavoli dei ristoranti si abbassano le mascherine e le difese… Poi, se questo non basterà, si anticiperà alle 21 come hanno fatto in Francia». Si andrà insomma «per gradi», sperando che trovi conferma nei prossimi giorni il primo segnale incoraggiante da settimane: il rapporto positivi-tamponi è sceso ieri dal 9,4 di lunedì a 7,5%.

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