Cava de’ Tirreni. Arianna, ora rischiano i medici cavesi

Arianna, ora rischiano i medici cavesi, il “Cardarelli” disposto alla transazione: «Ma i giudici accertino la responsabilità dei sanitari dell’ospedale metelliano»

L’ospedale Cardarelli sarebbe disposto a trovare un accordo transattivo sulla vicenda della giovane tetraplegica, Arianna Manzo . Ad annunciarlo è stato l’avvocato Maria Laura Laudadio , intervenuta in un dibattito televisivo. «Non prima che i giudici abbiano accertato l’eventuale responsabilità anche dei medici dell’ospedale di Cava de’ Tirreni », dice il legale che cura gli interessi dell’azienda ospedaliera partenopea. La famiglia, invece, non parla il burocratese e chiede di accorciare i tempi.

«I tempi della giustizia non sono dalla nostra parte: per un secondo grado rischiamo di passare altri nove anni di agonia». A raccontarlo sono Eugenio Manzo e Matilde Memoli , i genitori della giovane Arianna Manzo oggi 15enne – che a tre mesi dalla nascita è rimasta tetraplegica, sorda e ipovedente dopo un ricovero all’ospedale “Cardarelli” di Napoli per curare una patologia. Sospeso il risarcimento di 3 milioni di euro disposto in primo grado. La famiglia attende gli sviluppi giudiziari della vicenda in Corte di Appello che – nel congelare il pagamento da parte dell’azienda ospedaliera partenopea ha disposto, a settembre scorso, una nuova perizia per riesaminare il caso e considerare l’eventualità che nel presunto caso di mala sanità siano coinvolti anche i medici dell’ospedale “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava, dove la bimba era stata trasferura a Napoli.

A più di un mese dalla decisioni di una nuova perizia, i giudici non hanno ancora nominato i consulenti che dovranno riesaminare la vicenda dal profilo medico-sanitario. La famiglia, intanto, è impegnata sul fronte delle cure di Arianna. «Proprio l’altro giorno abbiamo speso 100 euro per un solo farmaco e abbiamo ormai dato fondo a tutta la liquidazione di mia moglie che nel frattempo ha trovato un altro lavoretto. Io, invece, resto a casa per accudire Arianna – racconta il padre Eugenio – . Siamo in attesa della perizia, ma i tempi ci preoccupano. Ci sono voluti nove anni per una sentenza di primo grado, mica ce ne vorranno altrettanti per l’Appello».

«La famiglia non è più in condizione di tollerare ulteriori perdite di tempo – spiega l’avvocato della famiglia, Mario Cicchetti – i genitori hanno protestato nelle maniere più drammatiche perché devono curare la bambina e non si possono permettere nemmeno di

manifestare questo dissenso di fronte alla incompatibilità della giustizia con i tempi della vita. Il tutto perché la Corte d’Appello suppone che la famiglia dilapiderebbe il patrimonio di 3 milioni in maniera sconsiderata, senza tenere presente che ci sarebbe stato un magistrato tutelativo a gestire quel risarcimento ». L’avvocato Cicchetti si rivolge al “Cardarelli”: «chiediamo di venirci incontro e di accorciare i tempi e di trovare un accordo ».

Fonte La Città di Salerno

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