Castellabate . Colonia estiva diventata lido, bocciato il ricorso

Più informazioni su

Avrebbero dovuto ospitare una colonia estiva, con finalità sociali, quei mille metri quadri di sabbia dorata in località Pozzillo, con vista sulle acque cristalline che bagnano Castellabate. Nei fatti, però, un fazzoletto di quell’arenile da sogno, nella città di “Benvenuti al Sud”, era diventato una sorta di “lido”, coi bagnanti che pagavano in cambio d’un posto al sole. Finché Palazzo di Città non stabilì di revocare la concessione demaniale, col placet delle toghe del Tar di Salerno e, nelle scorse ore, pure dei giudici del Consiglio di Stato.

La suprema corte del diritto amministrativo ha bocciato il ricorso in appello d’una nota fondazione socio-culturale internazionale di Castellabate, che invano ha reclamato un colpo di spugna sulla revoca: nel 2008, Palazzo di Città aveva concesso, a titolo gratuito e a fini sociali, l’uso particolare d’una porzione dell’arenile controverso proprio a quest’istituzione, che in riva al mare è proprietaria d’un plesso educativo, un istituto alberghiero privato, e che di recente è finita nel mirino dei pm di Vallo della Lucania, nell’ambito di un’inchiesta sui “diplomifici” del Cilento, che ha portato al sequestro di 334 attestati rilasciati a studenti provenienti da ogni parte d’Italia, con la Procura che indaga sulle ipotesi di reato d’associazione per delinquere, contraffazione di atti pubblici, falso materiale e falso ideologico commessi da pubblico ufficiale e truffa allo Stato.

A settembre del 2013, poi, il responsabile dell’Area comunale preposta ai Lavori pubblici dispose la revoca della concessione rilasciata cinque anni prima. E lo fece dopo aver acquisito gli atti della Guardia di Finanza sull’attività a scopo di lucro esercitata su una parte di quell’arenile non dalla fondazione, ma da un’altra società. Casus belli , però, fu l’esistenza – appurata nell’ambito delle indagini di polizia giudiziaria – d’una scrittura privata del 2012: non era autenticata, e neppure registrata, ma in quelle carte si leggeva dell’affidamento della gestione della spiaggetta ad una srl di Castellabate. Inoltre, seppur solo con un’intesa verbale e senza scopo di lucro, a detta dei vertici della fondazione, assistiti dall’avvocato

Domenico Ventura , sarebbe stato affidato ad un signor “X” l’incarico d’accogliere gli ospiti e far da bagnino. «A seguito di indagini di polizia giudiziaria – si legge nelle pagine della sentenza del Consiglio di Stato

– furono appurate l’esistenza di tal scrittura privata, la conduzione da parte della srl del bene demaniale e la distrazione del bene pubblico dall’uso sociale»: tanto bastò al Comune per passare un colpo di spugna sulla concessione.

La fondazione insorse, reclamando addirittura un risarcimento: il Tribunale amministrativo salernitano, con una laconica sentenza bocciò il ricorso sette anni fa. Lunedì scorso, i magistrati del Consiglio di Stato hanno scritto la parola fine, “liberando” nuovamente la spiaggia. Tra le varie censure, la fondazione ha obiettato d’esser stata penalizzata «a causa di comportamenti imputabili soltanto alla srl» e d’esser rimasta «estranea anche all’attività accertativa di polizia tributaria». Obiezioni che servono a poco, per le toghe della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice

Giancarlo Montedoro , ché «la responsabilità della società incaricata dalla fondazione è riconducibile in capo ad essa e determina un’ipotesi di revoca». E la fondazione «non solo non ha dimostrato d’aver vigilato sulla compatibilità della sub-concessionaria (che, per i giudici, esercitava «funzioni di impresa balneare », ndr ) ma ha acconsentito e tollerato l’uso lucrativo della spiaggia da parte di terzi paganti ». Ricorso respinto, fondazione condannata a pagar le spese a favore del Ministero dell’Economia, che, diversamente dal Comune, s’è costituito in giudizio: la spiaggia non si tocca. Fonte Il Mattino

Più informazioni su

Commenti

Translate »