Le rubriche di Positano News - CulturaNews di Maurizio Vitiello

Arte Contemporanea. Specchi digitali nelle opere recenti di Viviana Pallotta. foto

Più informazioni su

    Testo di Maurizio Vitiello – Specchi digitali nelle opere recenti di Viviana Pallotta.

    In anteprima, segnaliamo  e proponiamo il testo della futura monografia dell’artista romana.  

    *L’arte italiana, agganciata a risoluzioni estere, riesce con varie manifestazioni, da “La Biennale di Venezia” al “Premio Sulmona”, a vagliare istanze vitali.

    Riuscire a riunire e a disporre in rassegne, post COVID-19, una consistente teoria di artisti e di artiste di varie regioni italiane, ma anche di stranieri residenti e non in Italia, è sistemazione informativa di base in cui possono essere osservate sequenze contemporanee di multiple e variegate stime.

    Questa pubblicazione ha il pregio di fissare una memoria sull’attività di una giovane artista impegnata con l’arte digitale a dire la sua.

    Una serie di articolate produzioni è evidenziata e si comprende bene che sono segnalati algoritmi di passioni, misurati da procedure che seminano interessi traslati, di cui molti simbolici, metaforici, allegorici.

    Nell’accogliente “repubblica delle lettere e delle arti” Viviana Pallotta intende ribadire il suo abbraccio consistente coll’avvenire, motivo inscindibile, perché le sue idee hanno voglia, sempre, di incontrare l’altro e di consolidare una potenziale socialità da condividere.

    Riuscire a intendere, nel prossimo futuro, le sorti dell’arte contemporanea partendo dal 2020, “annus horribilis”, non sarà, assolutamente, semplice e ci farà riflettere.

    Molti artisti si sono avvicinati al computer e a tutte le estensioni tecnologiche permesse.

    Già lo “smart working” ha disposto un trasferimento lavorativo e molti operatori del settore visivo hanno ritenuto di spostarsi dal pennello al “mouse”.

    C’è stata una paura globale, dovuta allo “stress-test” del COVID-19, ma l’arte riparte, sempre.

    In Italia, durante il doloroso, lungo momento di silenzio e di attesa domestica, molti artisti hanno affrontato soluzioni eidomatiche.

    Viviana Pallotta ha voluto fissare, puntualizzare e precisare il suo movimento di idee e di concetti in azione con una dovizia di messaggi innovativi.

    Il “lockdown” ha fatto registrare un innalzamento della creatività, perché gli operatori si sono sentiti in discussione e molti hanno inteso produrre elaborati estetici, perché si presenta inestinguibile la voglia di comunicare.

    L’arte è anche atto pedagogico e protettivo canale viatico esistenziale, nonché appoggio analitico e sorgente di sicurezza per affrontare, sfidare il futuro.

    Per Viviana Pallotta è stato fondamentale riconsiderare i “sentimenti” di questi mesi come azione importante e, nettamente, opportuna e ha voluto, così, riflettere su nuove scelte operative e su soluzioni alternative, nonostante il sovrastante passaggio emico.

    L’importante era riuscire a superare la letale presenza del COVID-19, perché significava seminare la volontà di una ripartenza.

    Ha puntato a una, conseguenziale, ripresa, quasi a una rinascita.

    Era basilare reggere l’agitazione creativa, il senso del futuro, nonché l’umore tacito e cognitivo nella capacità di trasferire nelle opere centralità di ricerca.

    Per l’artista riprogrammare condizioni analitiche ha significato preparare una nuova frontiera visiva per confortare un concorso di osservazioni.

    Si sa bene che le opere d’arte sono legittimi strumenti e validi dispositivi visivi, che permettono di esplorare “l’identità del mondo”.

    Con ostinata onestà operativa ha conciliato lavoro, passione e impegno civile e, nel contempo, ha radunato cuore e mente, sensibilità ed efficacia.

    Facendo forza su livelli coscienti di resilienza e declinando su variegati codici linguistici ha alimentato documenti con valori estetici, etici e morali.

    In un serrato “continuum”, disciplinato da “dignità operativa”, è intervenuta col desiderio di riguardare con speranza il domani.

    Da “viaggiatrice dell’anima” ha ripercorso rapporti dialogici, di sana empatia, e in una rete cognitiva ha strutturato opere d’arte esplorando “le multiple sensibilità del mondo”, quelle significative, portatrici di benessere per tutti.

    Nel silenzio della stretta pausa, ha riordinato i suoi messaggi con giustificate ragioni.

    L’arte può subire arresti, ma li assorbe, nella sua estesa determinazione, e non si blocca; accompagna l’uomo dalle sue origini e risulta rivelazione concomitante della coscienza e “spettacolo” della vitalità umana.

    Viviana Pallotta ha operato per successioni di sequenze, per declinazioni chiare elaborando delle “tessiture resilienti”.

    E con riguardi e controlli ha potuto, da “inesausta internauta”, corroborare sensibili intese e tacite frenesie, in un’ampiezza estroflessiva in cui inquadrature, campiture, segnature, segni, segnacoli, sottolineature, striature, plasticità, incisioni, luci, tagli, angolazioni, purezze, astrazioni si sono sostanziate.

    Viviana Pallotta con le sue elaborazioni ha saltato la disciplina pittorica e quella plastica per arrivare a sunti visuali.

    Nel solco e nell’ambito di un linguaggio, ancora tutto da definire stabilmente, ha delineato immagini sintetiche.

    Linee, forme e colori, per riflesso espressivo, esprimono una rete di contenuti motivati.

    Ci sono squarci da investigazioni di caratura ”informel” e continuità astratte nel solco di un “fil rouge” di opinioni e di sentimenti.

    Con estrema cura e fine concretezza, spostando il confine della rappresentazione, si figura una consistenza non più ipotetica e virtuale, bensì una realtà “tout-court”.

    Da un’immagine di procura bidimensionale si arriva a una lecita e motivata amplificazione, resa dalla tridimensionalità della prospettiva.

    Oggi, nelle impostazioni cromatico-strutturali dell’artista emerge una pregnante versione stilistica, sottolineata da rese autentiche e combinazioni informali, che si aggregano e si contrappongono nella decisa e costante fecondità tecno-gestuale, che motiva anche metafore essenziali di avvertita valenza.

    Il suo cuore batte per gli avvenimenti odierni e attraverso la palpitante stratificazione di segni, segnacoli e segnature e di curvilinei addensamenti cromo-strutturali ormeggia osservazioni calde del mondo e propone, nel contempo, squarci e scenari sulla terribilità della natura e sulle mani rapaci dell’uomo, che premono su vivibilità di contesti pacifici, a prescindere da scivolamenti pandemici.

    Le opere di Viviana Pallotta ci rimandano il suo desiderio generoso di inquadrare la cruda realtà dei nostri giorni con i suoi raccapriccianti brividi letali, i suoi infiniti fantasmi, le sue incalcolabili incertezze, ma anche con qualche relativo addendo positivo.

    Grazie a una poetica ecologica, espressa con forte orgoglio e psicologica prontezza, inquadra plurimi argomenti.

    La giovane artista adopera una chiave estremizzata e sembra voler suggerire spaccati di detonazione linguistica, che si possono imporre come possibili riepiloghi.

    Le sue coinvolgenti elaborazioni inseguono motivi dell’esistenza e sostanziano la voglia di “entrare nel mondo”.

    Per la tensione imperante bisogna trovare soluzioni, uscite di sicurezza, vie di fuga.

    In Viviana Pallotta c’è volontà di rimodulare facce alternate del mondo, in una scansione “glocal” per potersi pronunciare ad ampio spettro.

    L’artista, da considerare, nel contempo, sia “viaggiatrice dell’anima” e sia “ago di coscienza”, è preparata ad apprezzare le verità del mondo, sostanzialmente, da interpretare, e, selettivamente, da metabolizzare; insomma, è consapevole su come agire.

    I suoi prodotti visivi sono in una linea esclamativa e in un’estensione esplicita, che, se, ulteriormente, sollecitata, può accelerare una più vasta gamma di gemmazioni.

     

    *Ed ora entriamo nel merito delle elaborazioni digitali e incominciamo a enucleare immagine per immagine.

    Partiamo dal 2015 con “Tratteggio giocoso di Peggy Guggenheim”, pastello su carta, cm. 18,5×14,6, che ci presenta, indubitabilmente, una delle più grandi collezioniste, che ha frequentato importanti artisti del ‘900; sposò Max Ernst. Da ricordare la Collezione Peggy Guggenheim, a Palazzo Venier dei Leoni, a Venezia, interessante raccolta d’arte europea e americana del XX secolo in Italia. L’esperta protagonista è situata in un’abbreviata silhouette di simpatica soluzione.

    Proseguiamo col 2016 con “Asimmetria visiva”, digital art, cm.  20,5×36,5, ritaglio di due occhi, concentrati e indipendenti.

    Nel 2018 troviamo: “Bellezza di primavera”, digital art, cm. 11,5×8,8, che si può configurare come un garbato omaggio a un profilo gentile, che ci riporta alla storia dell’arte che fa contesto, un vero profilo d’enunciazione serena e di pratica resa; “Frida²”, digital art, cm. 13,3×17,3, è sintesi di lode su una figura iconica ed evocativa, quasi mitica, che, attualmente, è personaggio investigato e rilanciato in retrospettive e rassegne “al femminile” o sull’arte dell’altro fronte occidentale, intendendo il nuovo continente; “Maria”, digital art, cm. 8,1×8,0, figura per eccellenza sacra, ci fa pensare a un’umiltà divina; i lavori “Metamorfosi – Annunciazione in quattro atti – n. 1 Stupore”, digital art, cm. 30,0×30,0 / “Metamorfosi – Annunciazione in quattro atti – n. 2 Riflessione”, digital art, cm. 30,0×30,0 / “Metamorfosi – Annunciazione in quattro atti – n. 3 Concezione”, digital art, cm. 30,0×30,0 / “Metamorfosi – Annunciazione in quattro atti – n. 4 Dis-armonia”, digital art, cm. 30,0×30,0, declinati a motivo di sequenza, tra efficaci scomposizioni multi-cromatiche, bagliori centralizzati, accenti luministici trasversali sino a deframmentazioni, riepilogano, in un “bilancio cultuale”, un estremo avvicinamento a luci interiori; “Rinascita”, digital art, cm. 20,0×30,0, attualizza, in uno schema segnico-astratto, una fioritura di un “esprit” mai domo, tutto indirizzato a sviluppare, partendo da una schematica, viva centralità, abbracci possibili, virtualità compensative, teorie di ramificazioni di socialità. Assume, così, un’ampiezza palpitante, tratteggiata da contrassegni, che vivacizzano una rete di filamenti di vita, quasi tralci vitali.

    Nel 2019 ha prodotto, tra l’altro: “Alchìmia”, digital art, cm. 28,0×41,9, gioco composto e duttile di quadrati, rettangoli, cerchi per un impianto astratto-geometrico, d’indubbia esattezza, con cromie lievi, quasi addolcite; “Apocalisse”, digital art, cm. 52,5×70,0, vera e propria esplosione emblematica di una città non riconoscibile, è un’altra toccante deframmentazione di una versione metropolitana, una galoppante corsa verso l’annullamento, la frantumazione e lo sbriciolamento che genera un’altra considerazione, una diversa contestualizzazione disarmonica, quasi un’estetica nichilista; “Detonazione”, digital art, cm. 43,7×49,9, immagine di una metaforica esplosione, abbacinante e stordente; “Generazione D – La storia di una … la storia di tutte”, digital art, cm. 65,6×85,6, collage con copertine di riviste “d’antan” dedicato alle donne che si battono per essere libere; “La via dell’amore”, digital art, cm. 45,1×45,1, risolto con due frecce che si coniugano a essere interpretative del sale della vita; “L’indifferenza – I rifiuti della società”, digital art, cm. 20,5×42,3, indica con totale evidenza una precarietà esistenziale, dovuta a colpevole distacco e a muta distanza partecipativa; “Realtà mista”, digital art, cm. 70,1×70,1, è un’allusiva impronta di matrice solare con attraversamenti di striature gialle e verdi, nonché scomposizioni di base, che ci fanno immaginare una chiarezza di vita, la richiesta di un desiderio portante di energia, una volontà di limpidezza inseguita.

    Nel 2020 ha redatto le seguenti opere: “Bora”, digital art, cm. 50,8×36,1, una figura di dolce poesia e di evidente carica, ripassata da cromie luminescenti; anche “Clara”, digital art, cm. 50,0×39,5, registra lo stesso trattamento ed evidenzia una percezione positiva della figura femminile in un efficace “frame”; “Era di giugno – n. 1”, digital art, cm. 67,5×67,4, ed “Era di giugno – n. 2”, digital art, cm. 67,5×67,4, sono carichi figurativi, solarizzati, agganciati al richiamo di una sensualità assopita; “Finestra su Roma – n. 1”, digital art, cm. 10,0×10,0 / “Finestra su Roma – n. 2”, digital art, cm. 10,0×10,0 / “Finestra su Roma – n. 3”, digital art, cm. 10,0×10,0 / “Finestra su Roma – n. 4”, digital art, cm. 10,0×10,0, sono “quattro variazioni sul tema”, grazie a quattro differenti cromie di cornice; è una successione rafforzativa, che indugia su la fontana di Trevi, simbolo di una Roma-pop, mondana, turistica, iconicamente magniloquente; “Il silenzio, dentro”, digital art, cm. 32,1×40,8, diventa ricalcato omaggio a pause, intervalli, soste di vita, sospensioni; “Monnalisa – Versione 3.0”, digital art, cm. 33,3×40,0, traduzione estremamente sintetica di una “celebrity” vinciana; “Nuovi orizzonti”, digital art, cm. 80,9×69,8, è una visione illuminata di un voler procedere a rimettere in gioco un splendente futuro, tra ritmi naturali e scorciate valutazioni; “Rifiorir di primavera”, digital art, cm. 29,7×21,0, intende percorrere una rinascita “post-post” COVID – 19, che si rassoda e corrobora nell’urgente necessità e voglia di superare il limite, la pausa, il “lockdown”; “Urbs”, digital art, cm. 40,0×40,0, è un principio di equilibrio che vuole ordinare un assetto architettonico, un apparato urbano, un impianto ideale.

    Viviana Pallotta si rapporta e si confronta col computer e sistema la sua immaginazione, fertile e volitiva, sulle piste telematiche possibili e tra prove, studi, elaborazioni, assetti intriganti affonda visioni telescopiche in una grammatica di distingui per una sintassi più estesa; con ciò intende superare gli impulsi della pittura per una sintesi ideale.

    Maurizio Vitiello

     

    Più informazioni su

      Commenti

      Translate »