SURRIENTO D’ ‘E ‘NNAMMURATE. SURRIENTO D”E SPUSE. video

Cade quest’anno 2020 il settantesimo anniversario di questa bellissima canzone SURRIENTO D’ ‘E ‘NNAMMURATE (Bonagura, Benedetto – 1950), incisa da tutti i cantanti importanti della canzone napoletana, da Giacomo Rondinella a Sergio Bruni, Mario Trevi. Ebbene mai come in questi giorni , quasi a sottolineare o celebrare questa canzone, tantissimi sposi provenienti da ogni dove. Non c’è chiesa in tutta la penisola sorrentina,che non ne stia celebrando, vuoi per il post coronavirus , vuoi per date stabilite, fatto sta , che femmene chic e uommene icravattati affollano le nostre piazze. L’obiettivo della camera del reporter di Positanonews si è soffermata su alcuni di essi, quelli dai colori più cangianti , dall’eleganza degli invitati o sul picchetto militare, che rimane sempre di grande attrazione. Infatti dopo aver fatto capannello con le spade sotto cui passano gli sposi, l’ultimo, accarezza il culetto della sposa con la sciabola, in segno di augurio  da tutto il plotone.

Generico settembre 2020

Generico settembre 2020

Enzo Bonagura nacque a San Giuseppe Vesuviano (NA), frequentò scuole a Nocera Inferiore, a Sarno e a Napoli e, nonostante una carriera scolastica precaria e disordinata, decise di iscriversi all’università, alla facoltà di Farmacia, ma nel 1919 fu chiamato al servizio militare e abbandonò gli studi. Quando venne congedato, grazie alle sue doti di oratore e scrittore, divenne segretario politico del partito fascista.

La sua militanza cessò nel 1924, dopo il delitto Matteotti, per poi riprendere, con la stessa carica, dal 1929 al 1936. Già dagli anni venti aveva cominciato a dedicarsi alla poesia, componendo le sue prime canzoni, in lingua italiana: L’amante mia (1921), Salotto (1921) e Via-vai (1923). Nel 1936 ottenne successo con i versi di Sartina, molto apprezzati dalla Editrice Napoletana, che affidò il brano di Bonagura a Gennaro Pasquariello.

Negli anni trenta Bonagura compose alcuni dei suoi capolavori: Brava gente (1934), Roselline (1935, scritta con Giuseppe Anepeta) e Vecchia ringhiera (1936). Poco più tardi il poeta sposò Carmelita Barontini, originaria di Macerata. In quella città visse per un certo tempo con la moglie, che gli diede tre figli: Stefano, Luca e Maria Cristina. Nonostante il dramma della morte del figlio, Bonagura continuò a scrivere e a musicare, ottenendo un grandissimo successo soprattutto con Acquarello napoletano (1947, scritta insieme al maestro Benedetto) e Scalinatella (1948). Nel 1954 compose, con Renato Carosone, la celeberrima Maruzzella, la canzone che lo consacrò alla storia della musica napoletana. Nel 1957 scrisse invece Il pericolo numero uno, interpretata da Claudio Villa al settimo Festival di Sanremo.

Il suo ultimo grande successo fu Cerasella (1959), scritta con Danpa e Sciorilli.

Nel 1975 fu colpito da una trombosi che gli paralizzò il braccio e la gamba destra, e lo privò quasi completamente della voce. In seguito all’aggravarsi di una bronchite cronica, morì in una clinica di Nepi, in provincia di Viterbo, il 16 marzo 1980. Le sue spoglie riposano, per sua volontà, nel cimitero di Ottaviano, nella cappella di famiglia.

Lino Benedetto.Inizia a comporre le sue melodie da giovanissimo. Oltre che dedicarsi alla musica lavora al Ministero dell’Interno, che gli conferì una medaglia come Cavaliere. Poi gli affidarono anche una rubrica di posta su un giornale (posta degli autori) e una trasmissione radiofonica intitolata Sognando tra le note. Muore a Roma il 23 luglio 1973.

Loggia ‘e Surriento,
tu, ‘nnanz’ô specchio ‘e stu mare,
na gran signora
ca se ‘ntulètta mme pare.
Loggia di Sorrento,
Tu, davanti allo specchio di questo mare,
una gran signora
che si trucca, mi sembri.
Aria ‘e Surriento,
saglie da ‘e vville addurose.
Ca vònno, ‘e spose,
‘e sciure ‘arancio addurà.
Aria di Sorrento,
sali dalle ville profumate.
Perchè vogliono, le spose,
odorare i fiori d’arancio.
Surriento, Surriento, Surriento
d’ ‘e ‘nnammurate.
Te saccio p’ ‘e bbracce abbracciate
cu ‘a felicità.
Te sanno ‘e nnuttate d’argiento
d’ ‘e sserenate,
Surriento
d’ ‘e vvócche vasate,
d’ ‘e mmane astrignute
pe’ ll’eternità.
Sorrento, Sorrento, Sorrento
degli innamorati.
Ti conosco per le braccia abbracciate
con la felicità.
Ti conoscono le notti d’argento
delle serenate,
Sorrento
delle bocche baciate,
delle mani strette
per l’eternità.
Cielo ‘e Surriento,
purtaje, pe’tté, chesta seta,
nu brigantino,
ca jéva ‘a ll’India a Gaeta.
Cielo di Sorrento,
portò, per te, questa seta,
un brigantino,
che andava dall’India a Gaeta.
Mare ‘e Surriento,
addó’ truvaje stu culore,
chillu pittore
ca te venette a pittà?
Mare di Sorrento,
dove trovò questo colore,
quel pittore
che venne a dipingerti?
Surriento, Surriento, Surriento
……………………………………
Sorrento, Sorrento, Sorrento
………………………………….
Te sanno ‘e nnuttate d’argiento
d’ ‘e sserenate.
Surriento, Surriento, Surriento
d’ ‘e ‘nnammurate.
Ti conoscono le notti d’argento
delle serenate.
Sorrento, Sorrento, Sorrento
degli innamorati.

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