Sorrento alle urne, l’analisi di Francesco Parlato.

Per il noto commercialista ed ex assessore, 12 liste con 190 candidati per 16 posti sono una sconfitta e non un’opportunità.

Sorrento – Riceviamo e pubblichiamo la riflessione inviatoci dal dott, Francesco Parlato, noto commercialista ed ex assessore al Comune di Sorrento, nonché prossimo candidato consigliere, circa la necessità di presentarsi alle urne con tante liste ed in maniera così frastagliata. Due gli interrogativi: si tratta veramente di motivazioni che riguardano la libera partecipazione al processo democratico? Oppure soltanto liste fantoccio, con candidati che prestano la loro immagine semplicemente per “blindare” l’elezione a Sindaco del candidato sostenuto?

Tra pochi giorni i 15.839 elettori iscritti nelle liste della nostra città saranno chiamati a scegliere il sindaco ed i 15 consiglieri tra ben 190 candidati presenti in 12 liste. Una così grande partecipazione alla competizione è sicuramente positiva, ma dietro Il proliferare di candidati e liste si nascondono spesso le insidie della più elementare strategia elettorale e il pericolo di disaffezione dei tanti, troppi candidati che, come è avvenuto nel 2015, potranno contare su pochissime preferenze, il proprio voto e quello dei parenti più stretti, specie tra i più giovani.

Nella scorsa tornata elettorale, quando si presentarono 172 candidati in 11 liste per 5 sindaci, furono ben 23 quelli (oltre il 13% del totale) che non riuscirono ad andare oltre i 5 voti personali. Altri 74 candidati ottennero, inoltre, tra 6 e 40 preferenze ciascuno. In totale, quindi, più del 56% di chi aspirava ad ottenere un seggio consiliare (97 persone su 172) nel 2015, ha ricevuto invece una sonora e frustrante bocciatura, restando ben lontani dai 146 voti minimi allora necessari ad essere eletti in consiglio.
Di queste 97 persone, oggi soltanto 11 hanno deciso di ritentare anche il prossimo 20 e 21 settembre, mentre gli altri 86 evidentemente hanno ritenuto conclusa la loro già breve esperienza.

Quest’anno, poi, si corre il rischio di andare anche peggio, se l’affluenza dovesse essere modesta come credo. Per ragioni strutturali (la disaffezione alle urne) e contingenti (l’inedita finestra elettorale in piena emergenza coronavirus), il numero dei votanti, il 20 e 21 settembre, potrebbe infatti ridursi sensibilmente. Soprattutto tra gli elettori giovani, normalmente più propensi all’astensionismo. E se da un lato questo potrebbe abbassare la soglia di eleggibilità (forse), dall’altro rischia di aggiungere un altro consistente nugolo di candidati al già cospicuo numero degli esclusi e disillusi dalla politica.

Non è in gioco la democrazia elettorale, sia chiaro. Ma con tassi di esclusione così elevati (superiori all’88%) il futuro della dialettica politica in penisola rischia di diventare sempre più un affare per pochi, da tramandare per discendenza familiare e non per effettiva competenza.

Il lettore si chiederà allora se è proprio necessario presentarsi alle urne con tante liste ed in maniera così frastagliata. Si tratta veramente di motivazioni che riguardano la libera partecipazione al processo democratico? O sono solo liste – fantoccio, con candidati che prestano la loro immagine semplicemente per “blindare” l’elezione a Sindaco del candidato sostenuto?

Uno degli aspetti più significativi delle campagne elettorali nei comuni più piccoli, come anche Sorrento, riguarda la diminuzione dell’identificazione partitica ed il corrispondente aumento degli elettori che tendono a scegliere in base alla conoscenza più o meno personale del candidato, a prescindere dalla sua appartenenza politica. Venendo meno, allora, un vero e proprio voto di opinione, ogni candidato consigliere convinto alla causa del sindaco da sostenere non è una risorsa da utilizzare per le sue competenze e per la sua base elettorale, quanto un ulteriore elemento per sottrarre i suoi voti potenziali alle liste dei competitors. Più la partecipazione elettorale mostra segni d’erosione, più la battaglia per il successo si vince o si perde per poche preferenze in più o in meno. Ecco quindi che anche un candidato con un solo voto può diventare fondamentale per quel sindaco che aspira ad essere eletto. E se sono 20 o 30, ancora meglio.
Ma non bisogna dimenticare che è proclamato sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (50% + 1). Rifacendoci ai risultati del 2015, a Sorrento, ad esempio, ci sarebbero volute non meno di 5.483 preferenze per essere assolutamente certi di essere eletti, cioè quasi 1.100 candidati da 5 voti. Troppi anche per il più stratega dei politici.
Ma anche in questo caso la soluzione è dietro l’angolo. Perché affannarsi a trovare giovani outsiders e prepararli nel tempo a sviluppare solide competenze (quello che un tempo si chiamava scuola politica), quando invece una valida “campagna acquisti” riuscirebbe agevolmente e in breve tempo a creare la necessaria base elettorale che, insieme ai tanti giovani alla prima esperienza, può assicurare la vittoria?
Via quindi al mercato delle candidature “forti”,pescate a piene mani tra le liste che nel 2015 sostennero candidati sindaci diversi. Sono 21 in totale e non si tratta di soggetti di poco conto, considerando che questi candidati portano in dote quasi 5.000 voti.

Niente di nuovo, direbbe il politico “scafato”. Infatti, verrebbe da rispondere, sono pratiche in essere fin dagli anni ’90, come risultato della drastica riduzione della fedeltà di voto di partito. Ma allora dov’è il ventilato rinnovamento?Dov’è l’adesione programmatica e di contenuto?

Ho letto attentamente tutti gli altri programmi elettorali, oltre, ovviamente, al nostro, a sostegno di Marco Fiorentino. Con estrema franchezza debbo dirvi che molte opere richiederebbero cospicue risorse finanziarie per la loro realizzazione. Altre sono più abbordabili. In tutti i casi, credo di poter dire di aver trovato in ogni programma, pur nella differenza di approccio, numerosi elementi in comune.

Da tecnico poco avvezzo alle strategie, mi sono allora chiesto la ragione per la quale le forze politiche del territorio, pur essendo concordi nell’individuazione di molte aree di intervento, non abbiano scelto di provare una ragione di alleanza, nell’interesse della comunità, mettendo insieme le proprie eccellenze, invece di frantumarle in un oceano di candidature.Un consiglio comunale forte, competente e coesoavrebbe potuto conferire, infatti, la necessaria autorevolezza ed energia da far valere anche nei confronti dei governi nazionale e regionale, senza il sostegno dei quali molti punti dei programmi non potrebbero arrivare ad essereneanche discussi.
Al contrario,lo stesso consiglio che nasce dalla moltiplicazione di liste e candidati, soprattutto se senza esperienza e con minima rappresentatività elettorale, va in una direzione opposta, lo indeboliscee lo espone ai ventidel trasformismo.

La mia comune ragionevolezza mi impedisce di credere che dietro tutto questo ci sia solo il legittimo desiderio di rinnovamento. Perché, a conti fatti, tale non è. I veleni e le polemiche degli ultimi giorni, e i pronti botta e risposta che ne conseguono, mi fanno ritenere, piuttosto, che per qualcuno si stia giocando una partita importante, ben oltre la semplice competizione elettorale. Se così fosse, non ci sarebbero vincitori, ma solo sconfitti: tutti noi, cioè Sorrento.

Come ogni volta, il pallino è, però, in mano agli elettori. Che, se volessero,potrebbero mettere da parte il tifo, le parentele, gli amici, gli interessi e votare come se non ci fosse una seconda occasione. Perché, stavolta, lo sappiamo tutti, il futuro non è semplice e va affrontato con un’attenzione sicuramente diversa dal passato.

A pochi giorni dal voto, posso allora concludere solo rivolgendo un invito sincero a tutti: quando saremo dentro la cabina elettorale, votiamo pensandosolo al nostro futuro comune, pensiamo alla nostra Sorrento.- Franco Parlato”  – 15 settembre 2020

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