SESSANT’ANNI DI SACERDOZIO PER MONSIGNOR ANTONINO PERSICO NELLA PARROCCHIA DEL SANTO ROSARIO AL CAPO DI SORRENTO

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    Antonino Cuomo , domenica 27 settembre 2020, presente nella messa solenne con il Vescovo in onore di Don Antonino Persico e lettore del Vangelo, nel cinquantenario, pubblicò, per ricordare il lungo sacerdozio, un opuscolo: Parrocchia del S. Rosario Capo di Sorrento  Il parroco Antonino Persico Giubileo pastorale 29 settembre 1960 • 2010 a cura (Antonino Cuomo) ASSOCIAZIONE STUDI STORICI SORRENTINI, dal quale traiano alcune pagine. Per il sessantesimo è stata apposta una lapide all’esterno della chiesa , sulla facciata principale.

    Generico settembre 2020

    prima domenica di maggio – la
    tradizionale festa di S. Antonino dei giardinieri, che da qualche
    anno organizzavo come rappresentante della categoria direttocoltivatrice
    e, con le somme residue dei festeggiamenti, avevamo
    donato alla chiesa del Santo la tovaglia d’altare ed il conopeo
    ricamati in oro. Invitammo l’on. Lobianco – neo eletto – alla celebrazione
    di una messa di ringraziamento che si svolse nella
    basilica di S.Antonino e che fu officiata da don Antonino Persico,
    il quale in una particolare ed efficace omelia, armonizzò le
    sue origini contadine con la recente elezione del rappresentante
    dei lavoratori della terra. Sì perché Antonino Persico era figlio di
    Roberto, della genia dei “Cacciatore” (l’intero comprensorio meridionale
    della Crocevia, che si sviluppava in via Cacciatori, era
    un feudo dei Persico – Mosè e Orlando fu Francesco e Roberto
    e Domenico fu Antonio), era uno dei tanti “patriarchi” dell’agricoltura
    sorrentina, con una famiglia numerosa tutta legata ai
    genitori.
    Da parroco del Capo di Sorrento – zona ancora, in prevalenza,
    agricola – seguiva le vicissitudini della categoria che considerava
    sempre la sua, per genia familiare, vivendone le ansie ed
    i problemi: nel 1956, con la grande nevicata seguita dal gelo che
    fece crollare i pergolati e bruciò le piante con gravissimi danni
    alla produzione agrumaria; nel 1964, con le avversità atmosfe-
    • riche che si ripetettero e con l’agrumicoltura che fu, nuovamente,
    piegata da danni che ebbero ripercussioni ancora negli anni
    success1v1.
    Con grande coraggio il giovane parroco del Capo affrontò il
    problema della nuova chiesa. Era stato deciso, dall’Amministrazione
    Provinciale, su pressione di quella Comunale, di allargare
    la curva stradale innanzi al vecchio edificio parrocchiale, con la
    conseguente demolizione della parte anteriore dello stesso ed
    era evidente la nuova esigenza. li suo coraggio, sostenuto dal
    Vescovo del Concilio – quel mons. Raffaele Pellecchia che doveva
    lasciare una chiara scia del suo episcopato e che lo aveva
    scelto per proprio vicario – si realizzò bruciando tutte le tappe.
    Anche per i rapporti di cordiale amicizia che aveva con mons.
    Luigi Sposito, segretario della Prefettura degli Affari Economici
    della Santa Sede, sorrentino sempre disponibile per le iniziative
    che interessavano la sua terra, il progetto entrò rapidamente in
    dirittura d’arrivo. E non vi fu cittadino di Sorrento (non solo della
    frazione) che non si sentisse impegnato nell’opera del Parroco,
    Antonino Persico.
    Posta la prima pietra, completata la nuova chiesa e benedetto
    l’altare da parte dello stesso mons. Pellecchia, con l’intervento
    del ministro Silvio Cava e del sindaco Comandante Achille Lauro
    (tutto nel tempo record di un solo anno), il Parroco promosse
    nuove attività con iniziative varie, sia nel completare l’edificio sacro
    sia nella sua missione pastorale, coinvolgendo maggiormente
    i suoi parrocchiani.
    Dal novembre 1978 al maggio 1984 sono stato Sindaco di
    Sorrento ed i rapporti con il Parroco sono aumentati, aggiungendosi
    il dovere di soddisfare le esigenze conseguenti i rapporti
    istituzionali.
    Così, nei miei ricordi, è indelebile il pomeriggio del 3 Luglio
    1982, quando da Sindaco di Sorrento, fui invitato a fare gli onori
    di casa al Cardinale di Napoli, S. Em. Corrado Ursi, nell’occasione
    della benedizione della statua bronzea della Madonna, Madre
    della Comunione, opera dello scultore Amedeo Garufi e della
    fonderia Chiurazzi, posta sul sagrato della nuova chiesa. Agli inviti
    di don Antonino non si poteva resistere, tale era il garbo non
    il quale agiva e faceva comprendere come non sarebbe stato
    opportuno rifiutare. La cerimonia fu orchestrata con grande precisione
    e produsse la viva compiacenza del presule napoletano
    che ebbe parole di elogio e di compiacimento verso il Parroco.
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    Da parroco del Capo di Sorrento – zona ancora, in prevalenza,
    agricola – seguiva le vicissitudini della categoria che considerava
    sempre la sua, per genia familiare, vivendone le ansie ed
    i problemi: nel 1956, con la grande nevicata seguita dal gelo che
    fece crollare i pergolati e bruciò le piante con gravissimi danni
    alla produzione agrumaria; nel 1964, con le avversità atmosfe-
    • riche che si ripetettero e con l’agrumicoltura che fu, nuovamente,
    piegata da danni che ebbero ripercussioni ancora negli anni
    success1v1.
    Con grande coraggio il giovane parroco del Capo affrontò il
    problema della nuova chiesa. Era stato deciso, dall’Amministrazione
    Provinciale, su pressione di quella Comunale, di allargare
    la curva stradale innanzi al vecchio edificio parrocchiale, con la
    conseguente demolizione della parte anteriore dello stesso ed
    era evidente la nuova esigenza. li suo coraggio, sostenuto dal
    Vescovo del Concilio – quel mons. Raffaele Pellecchia che doveva
    lasciare una chiara scia del suo episcopato e che lo aveva
    scelto per proprio vicario – si realizzò bruciando tutte le tappe.
    Anche per i rapporti di cordiale amicizia che aveva con mons.
    Luigi Sposito, segretario della Prefettura degli Affari Economici
    della Santa Sede, sorrentino sempre disponibile per le iniziative
    che interessavano la sua terra, il progetto entrò rapidamente in
    dirittura d’arrivo. E non vi fu cittadino di Sorrento (non solo della
    frazione) che non si sentisse impegnato nell’opera del Parroco,
    Antonino Persico.
    Posta la prima pietra, completata la nuova chiesa e benedetto
    l’altare da parte dello stesso mons. Pellecchia, con l’intervento
    del ministro Silvio Cava e del sindaco Comandante Achille Lauro
    (tutto nel tempo record di un solo anno), il Parroco promosse
    nuove attività con iniziative varie, sia nel completare l’edificio sacro
    sia nella sua missione pastorale, coinvolgendo maggiormente
    i suoi parrocchiani.
    Dal novembre 1978 al maggio 1984 sono stato Sindaco di
    Sorrento ed i rapporti con il Parroco sono aumentati, aggiungendosi
    il dovere di soddisfare le esigenze conseguenti i rapporti
    istituzionali.
    Così, nei miei ricordi, è indelebile il pomeriggio del 3 Luglio
    1982, quando da Sindaco di Sorrento, fui invitato a fare gli onori
    di casa al Cardinale di Napoli, S. Em. Corrado Ursi, nell’occasione
    della benedizione della statua bronzea della Madonna, Madre
    della Comunione, opera dello scultore Amedeo Garufi e della
    fonderia Chiurazzi, posta sul sagrato della nuova chiesa. Agli inviti
    di don Antonino non si poteva resistere, tale era il garbo non
    il quale agiva e faceva comprendere come non sarebbe stato
    opportuno rifiutare. La cerimonia fu orchestrata con grande precisione
    e produsse la viva compiacenza del presule napoletano
    che ebbe parole di elogio e di compiacimento verso il Parroco.

    Generico settembre 2020

    da Antonino Siniscalchi

    Probabilmente rimane l’ultimo esempio della simbiosi naturale che dovrebbe condensare il ministero pastorale del parroco con la sua comunità. Credenti e non credenti. Nell’era della parola di Dio usata ed abusata, Monsignor Antonino Persico è rimasto sempre fedele alle motivazioni che ispirano il significato della «Buona Parola».
    Un cammino pastorale diversificato, senza tempo, lungo sessant’anni, denso di significati, con una data, 29 settembre 1960, che diventa storia e memoria per chi c’era in occasione di quell’approdo del nuovo parroco, originario del borgo confinante di Priora, genitori contadini, il papà Roberto e la mamma Giuseppina, una Famiglia nobilitata da 14 figli.
    Una capacità innata di seminare pace, serenità e amore. Una divagazione personale, Monsignor Antonino Persico mi perdonerà. Qualora avesse scelto di diventare un esponente politico non avrebbe avuto nulla da invidiare ad un Grande statista come Aldo Moro. Non è solo una divagazione, ma anche una constatazione, grazie alla sincera amicizia che mi onoro di nobillitare e che ha caratterizzato nel tempo dialoghi religiosi, culturali e di politica. Un confronto che ha arricchito la mia quotidianità. Le sue omelie, con una calma che cattura l’attenzione con naturalezza, sono tuttora riflessioni profonde sul significato della Parola di Dio e la realtà che caratterizza la nostra quotidianità. La fedeltà al suo ministero pastorale al servizio della Comunità del Capo di Sorrento è stata determinata e convinta, pur nelle possibilità di assumere incarichi di vertice nella Chiesa italiana.
    Ecco perché domani, nella spiritualità dell’evento, prevarrà la commozione e il sincero ringraziamento per quanto ha «scritto» per questa e con questa comunità Monsignor Antonino Persico. Alle ore 11 si terrà una solenne celebrazione liturgica, presieduta dall’arcivescovo Francesco Alfano, con l’osservanza delle norme anti Covid-19, ma non per questo riduttiva del significato della ricorrenza. Al termine della funzione verrà scoperta una targa commemorativa che don Mario Cafiero (concelebrante della messa tutti i giorni insieme a Monsignor Antonino Persico), vicario generale della diocesi di Sorrento-Castellammare, e i fedeli del Capo di Sorrento hanno voluto apporre sulla facciata principale della Chiesa del Santo Rosario. Il monumento voluto proprio da Monsignor Antonino Persico, inaugurato nel 1972. Ordinato sacerdote il 14 luglio del 1957, don Antonino dopo due anni da viceparroco a Bonea, frazione collinare di Vico Equense, il 29 settembre del 1960 fu designato dall’allora arcivescovo di Sorrento, Carlo Serena, quale pastore della parrocchia del Santo Rosario del Capo di Sorrento. E da quella data è sempre rimasto al servizio della piccola comunità. Monsignor
    Antonino Persico

    per anni è stato vicepreside e docente di religione all’Istituto San Paolo di Sorrento. Fu tra i principali promotori dall’apertura dell’Istituto, mettendo a disposizione della scuola che muoveva i primi passi come sede distaccata dell’Istituto Sturzo di Castellammare, i locali sottostanti il nuovo complesso parrocchiale del Capo di Sorrento.

    Monsignor Antonino Persico è stato anche vicario generale del vescovo Raffaele Pellecchia e il primo presidente dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero. Laureato in Utroque Iure, giudice del Tribunale della Sacra Rota di Napoli.

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