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Scuole. Si inizia con lo sciopero del 24 settembre, per i 13 mila positivi che non potranno essere sostituiti

Non c’è pace per la scuola, in particolare in Campania. A rischio c’è l’avvio dell’anno scolastico, fissato con un’ordinanza dal presidente Vincenzo De Luca al 24 settembre. Peccato che la data coincida con lo sciopero proclamato da Usb Pi, Unicobas, Cobas e Cub. Ma anche il 26 settembre è un giorno caldo per la scuola poiché a Roma è stata indetta la manifestazione promossa dal comitato Priorità alla Scuola formato da studenti, famiglie e docenti.
Alla mobilitazione hanno aderito anche altri sindacati della scuola come Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda, che lascia pensare a due giornate in cui docenti, personale Ata, ausiliario, tecnico e amministrativo, delle scuole ma anche delle Università, incroceranno le braccia, con l’aggiunta di una terza che coinvolge quelle scuole, per fortuna poche, che apriranno anche al sabato.
A rischio , scrive Mariagiovanna Capone  su Il Mattino di Napoli, quindi lo squillo della campanella nelle scuole della Campania, come anche Puglia, Calabria, Basilicata e Abruzzo che pure avevano scelto il 24 settembre come primo giorno di scuola.
Se paradossalmente per alcune scuole questo stop può rappresentare altro tempo per ottenere i banchi monoposto e sistemare perfettamente le aule, per le famiglie si tratta di ulteriori disagi con cui dover fare i conti e sui social si moltiplicano i dissensi per lo sciopero.
I MOTIVI
«Insicuri a scuola, sicuri nella lotta» è lo slogan scelto per la due giorni di protesta del mondo della scuola. I 13mila positivi tra docenti e personale Ata emersi dagli screening dei giorni scorsi, a quattro giorni dalla riapertura, hanno fatto emergere nervi già scoperti.
«Sono tutti lavoratori che non potranno essere sostituiti, perché le immissioni in ruolo flop del ministro Azzolina (solo 25mila sulle 80mila previste) e il mancato incremento del personale Ata lasceranno centinaia di scuole scoperte» spiegano i sindacati.
Si sciopera, quindi, per dire «no a un concorso selettivo che non si potrà svolgere e per chiedere l’immissione in ruolo immediata per chi ha 36 mesi di servizio, 50mila unità di personale Ata in più e full time per i 4mila ex Lsu assunti part time.
Si sciopera anche per chiedere investimenti veri nella scuola pubblica statale».
A tutt’oggi, spiegano i sindacati, sono irrisolti i principali problemi per la ripresa in sicurezza: gli edifici non sono stati messi a norma, non si sono trovati i nuovi locali e il personale aggiuntivo per evitare le classi pollaio, nessuno sa come affrontare la questione di lavoratori e studenti fragili cioè esposti a maggiore rischio in caso di contagio, non è garantito il lavoro a distanza per Ata e docenti, manca il cosiddetto organico Covid, non si sono stabilizzati i precari e le nuove graduatorie presentano molti, troppi errori.
SCUOLE SEGGI ELETTORALI
Oltre allo sciopero, però, non poche erano le perplessità sulla sicurezza e sanificazione delle scuole che saranno usate come seggi elettorali per le elezioni del 20 e 21 settembre.
L’election day, infatti, dovrebbe tener chiusi gli istituti-seggi fino al 24 settembre tra spogli e riordino delle aule oltre che per la sanificazione.
A nulla sono serviti gli appelli dal mondo della scuola. Anche la stessa ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha ringraziato quei comuni, pochissimi a dire il vero, che sono riusciti a portare i seggi fuori dalle aule scolastiche per non interrompere le lezioni appena avviate. Ma, nella quasi totalità dei casi, le scuole finora sedi di seggi elettorali anche quest’anno chiuderanno.

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