SANT’AGNELLO. CARLO SAGRISTANI 50 ANNI FA.

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Articolo aggiornato, in seguito a numerose segnalazioni ed espressioni di consenso con ricordi ed altro. Il video mostra il luogo ove accadde la disgrazia, e dal libro di Acampora sono state tratte alcune pagine.

Generico settembre 2020

Il 26 settembre del 1970, il Generale Medico Carlo Sagristani, muore per una accidentale caduta da cavallo. Una memoria pubblicata due anni dopo a cura di Calogero Tagliareni e il Diario, pubblicato dal Goffredo Acampora, tracciano il ricordo di un grande personaggio che vogliamo ricordare a mezzo secolo dalla scomparsa.

Pagine tratte da: CARLO SAGRISTANI. IL DIARIO DI GUERRA DI UN MEDICO DI MARINA  A CURA DI GOFFREDO ACAMPORA Associazione studi storici sorrentini. edizioni Nicola Longobardi

II diario del Generale Sagristani prende avvio dai primi di gennaio del 1939
e per i primi tre mesi, riporta vicende di carattere personale che evidenziano, fin
dalle prime battute, quanto grande fosse il suo amore per la famiglia, per la sua
professione e per il Paese che servì fedelmente per tutta la vita, come attestano i
numerosi riconoscimenti che seppe meritarsi.All’amore per i suoi cari aggiungeva
l’unica sua grande passione: l’equitazione che praticherà quando, e dove
gli sarà possibile, fino all’ultimo istante della s\Ja vita. A La Spezia, imbarcato
sull’incrociatore Bolzano con il grado di Maggiore medico, appena può, si reca
in un maneggio dove gli offrono buoni cavalli, «sia pure un po’ bizzarri», come
deve ammettere, ma che comunque riesce a «mettere abbastanza bene sottomano
». Ci sono però nel!’ aria rumori di guerra ed una serie di fatti glielo confermano:
«si esce alle 3 di notte per esercitazioni notturne con i caccia; il 23 gennaio
arriva improvviso l’ordine di essere pronti a muovere in sei ore; spesso si completa
il carico di acqua e nafta; vengono sospesi per sessanta giorni i permessi di
dormire a terra, ad Ufficiali e Sottufficiali»’ . Tutte misure, sostiene il Generale,
da. mettere in relazione «all’avanzata dei Nazionali su Barcellona» dove si avviava
a conclusione la sciàgurata guerra civile spagnola nella quale Mussolini,
in ossequio alla sua megalomania, ci aveva coinvolti. Il 24 gennaio gli perviene
notizia che la mamma è ammalata ed il Dottor Giacomino Gargiulo, che l’ha
visitata, le ha riscontrato: «influenza, un po’ di catarro, sconcerto al cuore ed
insufficienza renale». Evidentemente non era questa tutta la verità e così il 27
gennaio, al rientro a bordo, trova un telegramma che gli comunica il peggioramento
delle condizioni di salute della mamma per cui si rende necessario un suo
immediato rientro a casa. Fortunatamente, grazie anche all’opportunità delle
cure, si verifica una certa regressione del male al punto che, pur facendosi forza,
può rientrare a La Spezia l’ 8 di febbraio. Ma il 9 di marzo la madre muore per un
subitaneo aggravarsi del suo male ed il Generale ritorna precipitosamente a Sant’Agnello
per adempiere ai suoi doveri di figlio affettuoso. Presiede al rito funebre,
che cura nei minimi particolari, come può desumersi perfino dall’annotazione
delle spese sostenute e vive il grande vuoto lasciato dalla scomparsa della

madre ad appena un anno da quella del padre al quale era altrettanto teneramente
legato. Resta con i suoi per circa un mese fino a quando deve rientrare a bordo
per partecipare alla campagna d’Albania voluta dal Regime Fascista per dimostrare
al Mondo e più ancora ali’ alleato tedesco, che in quanto a guerre lampo e
rapide conquiste, non eravamo secondi a nessuno. Gli eventi che seguirono segnarono,
oltre a quello del Generale, anche il destino del popolo italiano e la
trascrizione dei brani che seguono ci consentiranno di apprezzare il valore storico
ed umano delle annotazioni relative alle vicende di cui fu protagonista.
«Alle 9 di giovedì 6 aprile 1939, giunge un telegramma dal Bolzano che mi
richiama a bordo. Un po’ mi dispiace perché ci tenevo a star qui giovedì e venerdì
Santo. Parto alle 14 e 13 in tram e vesuviana fino a Napoli da dove, dopo varie
vicissitudini ferroviarie, giungo a Gaeta e quindi a bordo solo alle 20 e 30. Causa
del richiamo, misure precauzionali generali e dovranno giungere anche i complementi
di guerra. Vi ha influito l’inopportuno discorso del ministero marina
inglese o è vero che si prepara un’azione in Albania? Si doveva partire stanotte
per destinazione ignota ma poi tutto è stato sospeso.
7 aprile, annunzio dello sbarco italiano in Albania. Le nostre compagnie di
marina sono state le prime a toccare terra. Onore e pace alla memoria dei nostri
fratelli, marinai in maggioranza e dei soldati, caduti vittime del dovere.
11 aprile, alle 13 esercitazioni di catapulta aerei fino alle 14 e 30 e rientro
in rada dove apprendiamo che domani lasceremo Gaeta e per dove? La solita
ammuina di ordinanze che vanno di corsa a terra a ritirare biancheria o per
commissioni varie.
Alle 5 e 30 del 22 aprile, Trieste, Trento, Bolzano e quattro cacciatorpediniere
partono da Napoli ed alle 6 e 30 doppiamo Punta Campanella: al saluto in coperta,
ho mandato un saluto ai miei: magnifica giornata. Incontro con la VI Squadra
composta dagli incrociatori: Eugenio di Savoia, Montecuccoli, Attendalo e quattro
cacciatorpediniere. Presso lo Stromboli, alle 11, effettuiamo esercitazioni di squadra
fino alle 16, poi salpiamo verso lo :Stretto ed essi per Napoli. Al traverso
dello Stretto alle 18: il Trieste accosta e si ferma per prendere un plico, noi ed il
Trento proseguiamo per Augusta. Poco dopo il Trieste ci richiama e diamo fondo
fuori del porto di Messina alle 19 e 30.
Il 4 maggio, la Squadra, alle 14, passa davanti Capri e Sorrento e si pone alla
fonda davanti via Caracciolo. Questa disposizione chiamata Iota ricorda in più
modeste proporzioni l’ H dello scorso maggio nel corso della visita di Hitler.
Rientro alle 20 e il Bolzano ha perduto il suo posto al molo San Vincenzo e ci
posizioniamo alla diga esterna alias come essere sulla boa.

La Spezia 22 maggio, trattato italo tedesco firmato a Bormio. Venticinque
anni fa, alla vigilia dell’entrata in guerra, chi avrebbe mai pensato che le circostanze
e l’incomprensione degli ex alleati, a si breve distanza, ci avrebbero condotti
a tale unione!
Consegna dello stendardo il 24 maggio, tiri stando alla fonda dinanzi a Tino
e si eseguono anche tiri notturni: si ritorna di nuovo in rada alle 23.
Giornata di particolare menzione. Dopo di aver passato quattro ore in ambulatorio,
sostavo in alloggio dopo pranzo quando telefonate e chiamate a voce
alle 14 e 15 mi mettono su di soprassalto e corro in infermeria dove trovo il Dott.
Turollassi che si dà gran da fare a versare acqua e bicarbonato nell’occhio del
capitano De Salvia, un vero disastro: palpebre tumefatte che lasciano intravedere
un’intensa reazione congiuntivale con segni di scottature per la guancia destra.
In effetti, volendo mettere una goccia di solfato di zinco, prendendolo da un
posto speciale, lo ha scambiato, per fatale errore suo e di chi l’ha medicato, con
acido nitrico. Per la gravità del caso, s’invia all’oculista dell’Ospedale di Marina.
Le condizioni del paziente lasciano ben sperare perché fortuna ha voluto che
essendo caduta la fatale goccia nell’angolo interno del!’ occhio ha solo interessa.
to la congiuntiva e non la cornea. La colpa di questo increscioso incidente è del
.Turollassi il quale qualche giorno prima aveva posto in una boccetta vuota del-
1′ acido nitrico e senza cambiare etichetta, l’aveva collocata nel posto sbagliato.
Partenza da La Spezia il 5 giugno alle 6 e giungiamo alle 9 a Livorno, alla
banchina del porto mediceo. Finalmente la nave è in direzione Nord-Est con il
· famoso lato dritto, che in tutte le rade medite1rnnee nel pomeriggio è bersagliato
dal sole e che questa volta è all’ombra: quanta importanza abbia in Giugno tale
situazione ben comprende chi passa alcune ore in questa scatola di ferro che
diviene una graticola.
Il 28 Giugno, con altri ufficiali, scendo a terra per partecipare ai funerali di
S.E. Costanzo Ciano, rientriamo a bordo alle 21.
Partenza alle 0,30 del 10 luglio, rotta verso Sud, navigazione di crociera 14
miglia. Si. arriva a Tripoli alle 6 e 30 del 12 e deponiamo, con una cerimonia
suggestiva, una corona al monumento ai caduti. Nei giorni successivi visita a
Castel Benito ed al campo trincerato di Sidi Bilar; ricevimento alla residenza del
Governatore Maresciallo Balbo, bellissimi effetti di luce e splendidi giardini.
Ho curato con affetto e pazienza il Tenente di Vascello Modena anche nelle ore
più strane e gli diedi anche un mio tubetto di Streptosyl, potevo fargli comprare un
tubetto di compresse ma non ne ravvisai la necessità per cui mi astenni dal fargli fare
questa spesa e purtroppo questo è stato il più grave errore psicologico! Ieri sera,

ormai in via di guarigione, ha consultato un medico civile che gli ha prescritto
medicine per bocca, iniezioni ed un esame batteriologico cbe, da noi eseguito,
non ha mostrato alcuna presenza di stafilococchi o altri germi. Inutile commentare
che il Modena ha perfettamente dimenticato che le nostre cure l’avevano
già guarito. Lezione da ricordarsi per la vita pratica anche se è difficile cambiare
a quaranta anni, dopo quindici di esercizio professionale.
Giungiamo a Taranto alle 16 e 30 del 29 luglio insieme a tutte le unità della
l O Squadra: l’Ammiraglio Cavagnari, imbarcatò sul Pola, ha presieduto alle
esercitazioni ed il 30, come un fulmine a ciel sereno, si sparge la notizia che
rimarremo qui assieme al Trento, in attesa di disposizioni. Con il Colonnello
Rallo vado in Ospedale e do una scorsa al foglio d’ordini del 22 luglio dove in
allegato si riportano i corsi di Specializzazione. Tutti i medici militari possono
parteciparvi scegliendo fra: chirurgia, medicina e radiologia. Segue un elenco
ed il mio nome vi è ben stampato evidentemente si sono ricordati di me, come
mi promise il Generale lo scorso anno. La cosa mi fa gran piacere anche se
molte considerazioni e non ultima quella del!’ educazione del piccolo Giacomo,
fanno pressione sui miei sentimenti. Se non accetto e lascio la vita militare,
ammesso che ciò possa avvenire subito, a che mi gioverebbe anche una forte
attività professionale civile se fossi costretto a rimanere a Sorrento solo con
Flora e mettere, a breve scadenza, Giacomo in un collegio onde fargli continuare
gli studi»?
Nel 1939, epoca in cui scrive il Generale, l’intera penisola era priva di un
Ginnasio-Liceo Classico statale ed il più vicino era il “Plinio Seniore” di Castellammare
che risultava difficilmente raggiungibile con il tram specie per un ragazzino
di tredici anni. Il Generale, memore dei lunghi anni trascorsi nel Collegio
cavrnse, di cui non doveva serbare un ricordo molto felice, anche a motivo
del lungo distacco dai suoi genitori, decide di accettare la proposta di partecipare
ai corsi di specializzazione ben consapevole che, legandosi definitivamente
alla Regia Marina, sarà costretto a continui cambi di residenza con il vantaggio
però di restare sempre unito alla sua piccola famigliola che ormai si limita alla
signora Flora e Giacomo, dopo la scomparsa degli adorati genitori. Purtroppo
gli eventi prenderanno un ben triste corso e nonostante ogni suo disperato tentativo,
gran parte degli anni a venire sarà costretto a trasc01Terli da solo ed anche
in condizioni precarie come riporterà nel fedele diario:
«Godo di una breve licenza, ed arrivo a casa alle 7 del 12 agosto e Giacomo
svegliandosi e vedendomi vicino a lui, prova una gran gioia. Andiamo al mare
ed in barca facciamo una passeggiata sentimentale fra le grotte e quei stretti

 

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