Profondo Rosso: Rammendi e toppe

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Sorrento ( Napoli ) . Chi ha vissuto i difficili anni della dittatura prima e della guerra poi ricorda che se si bucano le suole le scarpe venivano portate dal calzolaio perché le risuolasse, i calzini bucati venivano rammendati, gli indumenti rattoppati. Se l’oggetto da salvare era di buona qualità e di ottima fattura si ci rivolgeva ad un artigiano raffinato, preciso, in grado di rendere invisibile il voro effettuato. Per qualche anno anche le calze di naylon “sfilate” venivano sottoposte ad un accurato restauro. Quando la termoplastica prima e la plastica termoindurente poi ci hanno abituati ad oggetti “usa e getta” abbiamo lavorato indefessamente alla distruzione del pianeta e ne stiamo pagando le gravi e non sempre reversibili conseguenze.
La scuola non è altro che un oggetto sul quale artigiani non qualificati hanno messo toppe ed effettauto rammendi che hanno non hanno posto rimedio ai danni ma hanno creato le premesse per provocarne altri peggiori di quelli ai quali ritenevano di porre rimedio. Essendo stata vice-ragioniera nei Provveditorati agli Studi, borsista (del Ministero della Pubblica Istruzione e della Presidenza del Consiglio) e docente conosco bene il Ministero della Pubblica (d)Istruzione e quanto sta accadendo oggi non desta in me meraviglia alcuna. Nei Provveditorati come al Ministero gli impiegati di ogni ordine e grado costretti a sei ore di lavoro quotidiano (anche se per alcuni di essi bastava far credere di essere presente atteso che lasciavano nella propria stanza un cappello, un ombrello, un’agenda per indurre chi li cercava a credere in una loro momentanea assenza), invidiavano i docenti per il ridotto numero di “ore di cattedra” ignari degli impegni extra (sostituzione dei colleghi assenti per i quali non potevano essere nominati supplenti, aggiornamento, correzione degli elaborati, preparazione delle lezioni frontali, partecipazione ai consigli di classe e alle assemblee. Non a caso invece di risolvere i problemi di edilizia scolastica è stato incrementato il numero degli allievi da inserire in ciascuna classe senza tener conto del volume, della superficie e della luminosità dell’aula; i Presidi non chiedevano alle ASL abitabilità ed agibilità per non correre il rischio di non poter riaprire la scuola loro affidata; alle insegnanti veniva e viene pagato uno stipendio inferiore a quello liquidato agli insegnanti e la pensione viene liquidata con rigida separazione del sesso (ovviamente si fa riferimento al sesso indicato nella dichiarazione resa all’ufficiale dello Stato Civile del Comune di nascita); la qualifica è stata abolita; lo scatto di stupendio determinava un aumento di stipendio ridicolo; il riscatto della laurea e degli anni di servizio reso prima dell’immissione in ruolo è diventato sempre più oneroso; la pensione un obolo; l’assistenza sanitaria un’opportunità per acquistare alcuni farmaci a prezzo scontato e la necessità di pagare per visite specialistiche e/o farmaci non prescrivibili; assegnazioni di sedi lontane dalla propria residenza senza alcun contributo per l’alloggio, luce, acqua, telefono, gas, etc; alcuna considerazione per la continuità didattica che crea disagi ad allievi ed a docenti (per conoscere la classe occorre un po’ di tempo). La filosofia ministeriale non è cambiata: se i banchi non sono pronti, se le aule non sono né idonee, né sufficienti, se molte cattedre sono desolatamente vuote, se il personale ATA non è stato nominato, se la banda larga non è stata collegata agli itituti del SUD e delle Isole, se molti allievi non dispongono distrumenti informatici, non c’é alcun problema, i Dirigenti e gli Insegnanti, bene o male, se la caveranno ed a fine anno scolatico li costringeremo a non bocciare nessuno ed a fare corsi di recupero “farsa” Qualcuno rifletta: è in gioco il futuro dei ragazzi. profflauro

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