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Piano di Sorrento, nella quarta serata della Novena Don Pasquale ci parla della tentazione e della prova, due strade per crescere video

Piano di Sorrento. Nella quarta serata della Novena di preparazione alla solennità di San Michele Arcangelo Don Pasquale Irolla ci regala la sua bellissima omelia ispirandosi alla lettura appena ascoltata tratta dal libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo: “Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana, e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello e alla parola della loro testimonianza, e non hanno amato la loro vita, fino alla morte. Esultate, dunque, o cieli e voi che abitate in essi”.

novena san michele

Ecco le parole di Don Paquale: «La devozione all’Arcangelo San Michele non può non portarci stasera a parlare della lotta spirituale. I versi dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato ci riportano alla grande verità che il peccato, la ribellione a Dio, sono prima della storia, sono a fondamento della storia. E’ come se questo racconto fosse un mito fondatore nel dire: “Da dove viene il fatto che io mi sento tentato? Com’è che il male mi attira e molte volte il bene mi ripugna? Da che cosa deriva il fatto che molte volte mi sbaglio, quel che mi sembrava essere bene poi si rivela essere un inganno e ciò che invece avevo allontanato da me in realtà era una segreta ispirazione di Dio?”. Deriva dal fatto che qualcuno ha mischiato la carte e che il nostro cuore è un campo di battaglie tra tendenze opposte e che addirittura alla Corte Celeste scoppiò una ribellione. Che cosa desidero ricordare a me ed a voi stasera? Due aspetti della vita spirituale: la tentazione e la prova. La tentazione che è frutto di Satana, del maligno. E la prova spirituale che può venire da Dio.

Che cos’è la tentazione? Lo sperimentiamo molto bene. Mi rendo conto con il passare degli anni che molti sono più disposti a dire sì a Gesù piuttosto che a dire no alle suggestioni maligne. Fateci caso che anche i nostri figli, in uno slancio di generosità e d’amore, seguirebbero Dio dappertutto, però poi hanno meno resistenza quando si tratta di dire “no, grazie”, soffrire perché si vorrebbero assumere certi atteggiamenti ma ti rendi conto che sono sbagliati. Un vecchio adagio spirituale dei Padri del deserto, cioè i primi monaci, suona così: “Se togli la tentazione dalla vita nessuno si salverà”. Paradossalmente quel che noi vorremmo non ci fosse, cioè questo sentirci terremotati dentro alle prede di una scossa. Se fosse tolto dalla nostra vita, dicono i primi monaci, nessuno si salverà di noi. Che cosa vuol dire? Probabilmente vuol dire che noi diventeremmo superbi, vivremmo alla grande il delirio di onnipotenza e quindi il peccato degli angeli. E certamente per noi sarebbe finita. Quel che noi sperimentiamo nella vita ordinaria è che i nostri figli corrono incontro al peccato senza rendersene conto perché, per esempio, anche a settembre continuano a svegliarsi all’una e fanno difficoltà poi a mettersi a pranzo perché sono ancora imbambolati e quindi sono preda del peccato dell’accidia, non lo sanno e ci corrono incontro. Noi invece sappiamo molte cose però non abbiamo fiducia di farcela, cioè di vincere. Noi siamo nati per vincere eppure molte volte col passare del tempo, degli anni, dubitiamo di poter resistere ad una tentazione, di poter vincere. Tanto è vero che quando ci assale diciamo: “E’ finita, un’altra volta, sempre le stesse cose, sempre gli stessi errori” e precipitiamo. Noi viviamo l’esperienza della tentazione perché il maligno, Satana, è stato sconfitto – come i versi dell’Apocalisse lo sottolineano – è stato vinto, è stato incatenato, come molte raffigurazioni dell’Arcangelo San Michele mettono a fuoco.  Che potere ha su di noi? Ha potere su di noi se ci aggancia con la malizia. Siamo noi che gli diamo potere, pertanto molte volte avvertiamo questa vibrazione che ha due esiti volendo fare delle generalizzazioni. E cioè ci sono molti tra noi che abbassano la guardia e rischiano di andare alla deriva. Questo molte volte lo dicono le mogli ai mariti nel dire: “Tu vivi al 50 per cento, al 30 per cento delle tue possibilità, sei sempre seduto sul divano, non fai niente, non ti trovi interessi”. Molte volte la lotta spirituale, cioè avvertire una vibrazione, una suggestione maligna e resistere può portarci a dire “Basta, non ce la faccio, abbasso la guardia, non ho le forze, non sono più allerta come quando ero in forma spirituale”.

L’altra invece è quella, per dirla con un proverbio, che “il perseverare è diabolico”. Cioè molti di noi perseverano nel peccato e si lasciano andare, dubitano di farcela, fanno il gioco del nemico. Altri tra noi invece incarnano il proverbio che dice “La perfezione è diabolica”, cioè il voler controllare tutto, innervosirsi se le cose non vanno come le avevi pensate, come le avevi programmate, e continui a stare accanito ad indirizzare le cose anche se i fatti, la realtà, le circostanze, potremmo dire Dio, ti sta dicendo che devi per esempio mollare la presa, arrenderti o semplicemente attendere. Questa è la tentazione che noi sperimentiamo. Qual è il suggerimento? Prega con tutto il cuore l’Arcangelo San Michele e lui ti concederà la vittoria. Nessuno vince da solo, anzi tutte le volte che abbiamo vinto una tentazione siamo caduti in ginocchio fisicamente o spiritualmente nel dire: “Signore ti ringrazio che non mi ha abbandonato”. La preghiera del cuore che noi facciamo di sera in sera aprendo il nostro cuore è rivolta all’Arcangelo San Michele: “Non mi abbandonare, aiutami a resistere, sguaina la spada bianca, difendimi, non ce la faccio, non credo nelle mie forze, mi abbatto, cado sempre negli stessi peccati. Aiutami a resistere ed a vincere nella tentazione”. Questa è la tentazione che non viene da Dio.

Invece la prova può venire da Dio. Cos’è la prova? Molte volte noi viviamo una sorta di noia, di disgusto, di mortificazioni continue, di malesseri emotivi che ci portano all’insonnia e forse generano in noi anche dei dolori, degli abbattimenti, una sorta di disgusto nel dire: “Com’è che non avverto nulla? Com’è che questa storia della mia famiglia sembra essere così sbiadita. Forse non sono buono, forse ho sbagliato, non ce la faccio, sono arido, avverto una pesantezza nel cuore”. Molte volte tutte queste esperienze sono l’agire di Dio che vuole metterci alla prova per purificarci. Nessuno di noi entra in Paradiso in carrozza o “sovrappeso”, abbiamo bisogno di fare digiuno. E Dio con colpi di scalpello – a volte più decisi, a volte con delle limature – ci purifica perché vuole saggiare il nostro cuore e mostrarci: “Vedi che la Grazia c’è, non ti abbandona mai, anche se non la senti”. Dio forse si sta nascondendo un po’ da te per vedere se tu davvero ci tieni, perché forse ti sei abituato, perché probabilmente hai attribuito a te ed alla tua capacità di resistenza, alla tua forma, alle tue doti ed a te stesso quello che invece viene da Dio. E anche questo, l’essere desolati, è Grazia che può purificarci. Ma se noi cominciamo a pensare “Dio mi ha abbandonato, allora è finita”, anche questo tempo di prova in cui Dio ci purifica va perduto. Ma se ci viene un’illuminazione e noi la cogliamo nel dire: “Signore, se mi stai purificando eccomi, ci sono. So che tu fai bene ogni cosa, sono qui, eccomi”. Quando avvertiamo che è la mano di Dio che ci sta purificando – o che coglie l’opportunità di purificarci attraverso un dolore, una mortificazione, una separazione, un malessere, una desolazione – questa è Grazia. Ne usciamo luminosi, certamente ne usciamo umili ma con il cuore e l’anima leggeri, pienamente in Grazia di Dio perché questa prova ha prodotto il suo effetto. E’ chiaro che in queste circostanze abbiamo bisogno che un padre, un compagno di strada, ci dica “Vai avanti”, ci guardi, ci incoraggi. Ed è questo il servizio reciproco che noi siamo invitati a donarci e dio a provare ad arrivare da lontano e poi anche da vicino, quando ci riesco. Abbiamo bisogno di essere un po’ coccolati perché questa prova noi possiamo accoglierla. Perché Dio vuol saggiare il tuo cuore e donarti quel che tu ti sei abituato ad avere. Questo accade nell’amore ed accade anche nella vita spirituale. La tentazione e la prova sono due strade per crescere nella vita e nella vita spirituale.

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