Piano di Sorrento, nel sesto appuntamento con la Novena di San Michele Don Pasquale ci invita a riflettere sul valore delle cose invisibili

Piano di Sorrento. Ascoltiamo le parole di Don Pasquale Irolla pronunciate ieri, sabato 26 settembre, nella sesta serata della Novena di San Michele:

«Le sere della Novena sono l’opportunità per una meditazione sull’Arcangelo San Michele e sulla nostra devozione distribuita pian piano e che ci prepara alla Festa. Desideriamo arrivare alla solennità di San Michele con il cuore in festa, in grazia di Dio, con la solennità anche nell’anima, così da partecipare totalmente a quel giorno ed a quella grazia. E questa sera non posso non parlare ed intrattenermi con voi sulle cose invisibili. L’Arcangelo San Michele ci costringe, ci invita ad un amore a distanza, che è lo stesso amore che noi nutriamo per Dio, per Gesù. Un amore fatto di vuoto perché noi non ci vediamo, non ci tocchiamo. E’ un amore a distanza dove c’è un vuoto che chiede di essere riempito. Pertanto io penso che noi per certi versi siamo più fortunati perché avendo come patrono San Michele Arcangelo, che appartiene ai puri spiriti di cui non sappiamo la biografia come può accadere per un qualunque altro Santo, siamo invitati a un di più. O la devozione all’Arcangelo scompare perché noi siamo superficiali o invece siamo spinti a cercare.

Quel che accade quando due amanti non possono vedersi ed allora che cosa succede? Si pensano, si sognano, chiudono gli occhi e immaginano. Penso che tutto questo accada a ciascuno di noi quando vengono questi giorni, quando accadono certi eventi della nostra vita e cioè ognuno di noi cerca tutte le strade possibili per raggiungere una sorta di contatto. Il nostro è un amore a distanza. Noi crediamo nelle cose invisibili e nelle realtà invisibili ci sono gli Angeli e l’Arcangelo San Michele. Questo vuol dire per noi che andiamo contro natura. Il bambino ha bisogno di toccare, ha bisogno di vedere la mamma, se non la vede pensa che sia morta, se non tocca le cose non riesce a conoscerle. Noi un po’ siamo così, apparteniamo anche a noi alla schiera degli umani che hanno bisogno di vedere, di toccare. Pensate a tutta la sofferenza che in molti abbiamo vissuto nell’essere reclusi in casa e tuttora nell’essere limitati per quanto riguarda il vederci ed il toccarci.

La nostra fede ci invita a fare un salto, cioè a passare dalla natura a qualcosa di più grande che non è neanche la cultura ma è la fede. Qual è la cultura a cui noi apparteniamo? Noi apparteniamo alla cultura mediterranea, alla cultura greca che è fatta essenzialmente di visione. Il greco vede per conoscere, tanto è vero che in greco “io ho visto” si traduce “io conosco”. E la cultura alla quale noi apparteniamo ci spinge a dire: “Se tu vedi allora esiste. Se non vedi non esiste perché non puoi conoscere, non puoi entrare in comunicazione, in contatto”. Quelli che sono nati nell’era digitale ancora di più, sono totalmente presi dai video. Quando tu togli il video che cosa succede? Sono due le strade. O non succede niente perché ci si è talmente abituati a vedere e quindi ad avere una conoscenza mediata soltanto attraverso i sensi, oppure si cerca una strada in più. Dalla natura alla cultura, che è la cultura greca, ma non basta. Dalla cultura alla fede.

La nostra fede quali strade ci propone per fare esperienza di Dio ed in lui l’esperienza delle realtà invisibili? Certamente l’ascolto della Parola. Attraverso il senso più primitivo dell’ascolto, nella misura in cui esercitiamo l’ascolto, la Parola di Dio entra in noi, diventa carne della nostra carne, sangue del nostro sangue. E attraverso la Parola di Dio noi vediamo Dio, facciamo esperienza di Dio. Altra strada è il sentire dell’anima, cioè noi non vediamo Dio, non vediamo le cose di Dio, però quando Dio passa noi possiamo accorgercene, l’anima sussulta, vibra, si sente visitata, sfiorata, accarezzata.

Spero che noi, come comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo, possiamo sempre più crescere nell’ascolto della Parola di Dio, nel fare attenzione ai movimenti dell’anima che sono la traccia del passaggio di Dio. O addirittura a imparare a leggere i segni. La lettura di segni e, ancora di più, i profumi, l’olfatto. Noi col profumo dell’incenso, col canto del Vespro, attiviamo altre strade che ci conducono a Dio».

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