Piano di Sorrento, il racconto di Ciro Ferrigno: “I misteri del San Michele”

Piano di Sorrento. Riportiamo il tradizionale racconto del lunedì a cura di Ciro Ferrigno. Questa volta è dedicato a “I misteri del San Michele“.

“Com’è noto la statua lignea dell’Arcangelo titolare della Basilica è opera dello scultore Giuseppe Maresca, che la realizzò utilizzando il tronco di un grande albero di gelso cresciuto in un giardino di Gottola; la lavorazione avvenne in una bottega napoletana di artigiani artisti. L’opera, scintillante di oro e argento, giunse via mare alla Marina di Cassano il 28 maggio 1724 dove fu accolta in pompa magna dal clero locale che la condusse in processione nella chiesa madre. Fu l’atto conclusivo di un radicale rifacimento del tempio, dopo il devastante terremoto del 6 giugno 1688 che l’aveva in gran parte distrutto, con il crollo del campanile e della cupola maiolicata.

Ora, la domanda che sorge spontanea è questa: se la statua attuale del nostro Protettore risale ai primi decenni del sec. XVIII, quale sacra Icona era esposta alla venerazione, sull’altare maggiore nei secoli che precedono? Ricordiamo che la Basilica di San Michele è un’estaurita, cioè un antico tempio pagano trasformato in chiesa cattolica con l’innalzamento della Croce sull’altare. In origine si trattava sicuramente di una piccola costruzione in tufo, che potrebbe corrispondere all’attuale presbiterio. Ci sono ragioni per ritenere che la consacrazione a San Michele avvenne in seguito alle Apparizioni dell’Arcangelo sul Monte Gargano (490-493). La chiesetta, con certezza, era cuore di Carotto già nei sec. IX-X.

Ma torniamo al quesito. Cosa c’era esposto alla venerazione del popolo sull’altare maggiore prima dell’attuale statua? E parliamo di un arco di tempo lunghissimo, più di mille anni.

Le ipotesi possono essere varie. In origine, certamente la Croce, oggetto di grande venerazione sempre, ma in particolare nei primi secoli del Cristianesimo, quando tutte le chiese erano dedicate proprio alla Croce ed al Salvatore. Un’ipotesi affascinante, potrebbe essere quella di immaginare sull’altare di quel primo, rudimentale tempio, proprio la Croce di tufo di Bagnulo!

Un’altra ipotesi, vedrebbe, in secoli successivi una tela, forse rovinata ed andata persa nei secoli o restaurata o rifatta per essere sistemata nel cassettonato del sec. XVII. I quadri del soffitto raffigurano San Michele in adorazione innanzi alla SS. Trinità, l’apparizione dell’Arcangelo sul Gargano e l’Arcangelo che appare in sogno al Vescovo di Siponto. Uno dei tre potrebbe essere la riproduzione di quello dell’altare maggiore. Proprio queste tre grandi tele, sono la chiara testimonianza che la chiesa fu consacrata all’Arcangelo in seguito alle Apparizioni del Gargano, eventi che fecero molto scalpore in tutta l’Italia meridionale. Infatti la Grotta-Santuario dell’Apparizione divenne, già nell’Alto Medioevo, una delle mete principali dei pellegrini. Che la vetusta consacrazione fosse avvenuta dopo i fatti del Gargano, doveva essere fin troppo nota ai nostri antichi, in virtù di una tradizione passata di generazione in generazione, tanto da volere la raffigurazione di quegli episodi nelle tele del cassettonato. La convinzione che per secoli la nostra chiesa abbia avuto sull’altare maggiore una tela o pala trova riscontro anche nel fatto che a Piano non c’è la tradizione di portare l’Arcangelo in processione. Ai nostri tempi ciò avviene solo ogni venticinque anni. La processione dei carottesi è quella della Madonna delle Grazie di luglio.

san michele

Un’ultima ipotesi potrebbe indurci a credere che una statua precedente, forse posta sull’altare con i grandi lavori del sec. XVI sia andata distrutta nel terremoto del 1688, ma credo che ciò sia molto improbabile. Una notizia così grave e triste ci sarebbe giunta, per tradizione o dalle cronache del tempo, che invece parlano chiaramente della perdita di campanile e campane, della cupola e di crolli all’interno dell’edificio.

L’ipotesi più credibile è che per secoli l’altare maggiore abbia ospitato prima la Croce, successivamente una grande tela e poi un’ignota statua dell’Arcangelo. Chiaramente quest’ultima fu ritenuta inadatta al tempio, rifatto quasi per intero dopo il sisma. Ci furono lavori ingenti che interessarono la struttura dell’edificio, poi si passò a rendere prezioso l’interno, con una profusione di opere d’arte, senza badare a spese. Da qui la necessità di avere una nuova statua dell’Arcangelo, che non sfigurasse nella solennità della nuova chiesa. Orbene, quella vecchia statua, che fine ha fatto? Fu data in permuta per pagare in parte la nuova, fu ceduta ad altra chiesa, fu distrutta perché danneggiata dal terremoto o giace abbandonata da qualche parte? Ritenere che una chiesa importante, non abbia avuto una statua del titolare prima dell’attuale è un’ipotesi da escludere decisamente.

Un edificio vecchio di duemila anni nasconde un’infinità di misteri. Da tempietto dedicato a Minerva a Basilica Minore il passo non è breve. Forse a nessuno importa sapere cosa ci fosse nei tempi antichi sull’altare maggiore, perché il superbo San Michele del Maresca, oggi basta a tutti i carottesi, che lo portano nel cuore”.

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