Piano di Sorrento, Don Rito Maresca a Mortora avvicina il Vangelo di oggi alla piaga del caporalato. Inizia anche il progetto Alpha segui la diretta

Piano di Sorrento ( Napoli ) . Messa all’aperto di don Rito Maresca, organizzata in maniera esemplare per il contenimento delle norme sul coronavirus covid-19, senza perdere l’umanità dei rapporti umani, grazie al sorriso e all’empatia dello staff, con tanto di mascherina, gel e sedie sanificate prima e dopo, alle spalle della Chiesa di Mortora è passato il messaggio evangelico contestualizzato alla piaga del caporalato, osservata sui migranti quando don Rito ha fatto un anno di volontariato nel carcere di Secondigliano, uno dei peggiori della Campania e d’ Italia. Da una zona sofferente a una ricca e opulenta come la penisola sorrentina, ma non per questo meno piena di problemi umani e sociali.

Il brano del Vangelo di oggi vede Gesù intento a narrare ai suoi discepoli la parabola che paragona il Regno dei Cieli ad un padrone di casa che esce all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna accordandosi con loro per la paga. Il padrone di casa esce diverse volte durante il giorno, la mattina presto e poi verso le nove, mezzogiorno, le tre ed anche alle cinque, quasi a fine giornata, reclutando ogni volta nuovi operati. Ed a fine giornata ogni operaio riceve la sua paga, uguale per tutti in base all’accordo ed indipendentemente dalle ore lavorative.

Nella celebrazione liturgica di questa sera a Mortora, il parroco Don Rito Maresca ha voluto concretizzare la parabola di oggi paragonando il padrone della vigna ai caporali che, nelle zone delle periferie di Napoli, escono la mattina per assoldare nuovi lavoratori da portare nei campi. E negli angoli delle strade ci sono i migranti ad attendere speranzosi di poter essere chiamati a lavorare per un giorno, di poter salire sul camioncino che li porterà nei campi a fare quel lavoro che, come molti dicono, “ci vengono a rubare” ma che in realtà nessun italiano vuole fare. Quelli che vengono scelti per primi sono i più forti, i più robusti. Noi, sottolinea Don Rito, abbiamo ridotto il Vangelo all’aspetto moralistico, per cui gli operai dell’ultima ora sono gli sfaticati che non meritano la paga. In realtà gli operai dell’ultima ora sono gli scartati, perché i primi ad essere presi sono i più forti, quelli con le spalle più larghe, quelli che apparentemente sanno lavorare meglio, i più intelligenti, i più capaci.

Ancora una volta Don Rito ci stupisce con la sua capacità di avvicinare il Vangelo e gli aspetti della religione alla vita odierna, regalandoci un motivo in più per riflettere.

Presso la Chiesa di Mortora è partito anche il progetto Alpha, utilizzando le più moderne ed evolute metodologie informatiche, dalla prenotazione con eventbrite, alla comunicazione tramite i social network Facebook e instagram, usando tutti i canali comunicativi per raggiungere il popolo, non aspettando che arrivi ad esso tramite i metodi tradizionali, se una volta bisognava convertire andando per le piazze, oggi si utilizzano anche le piazze virtuali del web.

Don Rito ha indubbie capacità carismatiche e conoscenze culturali moderne ed avanzate, una evoluzione che gli viene probabilmente dagli studi americani, ma anche da una sua profonda predisposizione, l’inclinazione a trasmettere verso la massa e l’idea del progetto Alpha di cui è uno dei precursori in Italia, qui si creano gruppi che hanno similitudini ai “gruppi di ascolto”, ma il cui scopo è riflettere sul messaggio evangelico attualizzato e su se stessi e la propria vita, nel contempo creare legami sociali che combattono quella frammentazione della comunità che porta spesso a isolamento e disperazione. Un esperimento sociale, ma anche una opportunità di aiuto che non sia quella di vedere nel parroco la figura salvifica, identificazione che sfugge e che non gli appartiene, ma nella comunità nel suo insieme che aiuta se stessa, in questo senso don Rito non va visto come un taumaturgo, ma  più come un formatore che propende a indicare nella ricerca dell’integrazione nella comunità e in Cristo la strada, adottando anche tecniche e conoscenze moderne volte sempre alla affermazione del messaggio evangelico senza discostarsi, salvo che nei metodi avanzati della comunicazione, dai canoni, alla fine la “salvezza” è in Dio e Dio ha scritto già dentro di noi la legge e le risposte sono nel nostro cuore, un cuore troppo indurito e distratto a volte dalla frenesia che ci impone la vita moderna , si tratta, in fin dei conti, di riscoprire noi stessi e l’infinito che ci circonda.

Commenti

Translate »