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Libri. Articolo-intervista di Teresa Uomo a Maura Messina per il suo “Diario di una kemionauta”. foto

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    Segnalazione di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo l’articolo-intervista di Teresa Uomo a Maura Messina per il suo “Diario di una kemionauta”.

    Maura Messina, artista napoletana, art designer, pittrice talentuosa, piena di energie, innamorata della vita. Vive nella terra dei fuochi e un giorno le capita qualcosa che accade sempre più spesso a chi vive in quella zona: ha solo ventisei anni quando le diagnosticano un tumore. Maura si imbarca nella prova più dura della sua vita riuscendo a guardare con ottimismo al futuro. Si è raccontata attraverso un suo lavoro editoriale “Diario di una kemionauta”. Come suggerisce il titolo stesso è un diario che ha scritto nel 2012 durante il periodo della chemioterapia che ha dovuto iniziare a causa di un linfoma di Hodgkin, un tumore maligno del sistema linfatico, ovvero di quell’apparato costituito da cellule e tessuti che si occupano della difesa dell’organismo dagli agenti esterni e dalle malattie. Una patologia che colpisce i giovani. All’inizio si trattava di un diario personale fatto di riflessioni riguardo al momento che stava vivendo, anche e soprattutto per non dimenticare mai che la vita era lì a sua disposizione e che aveva il dovere di viverla fino in fondo qualsiasi fosse stato l’esito delle cure a cui era sottoposta. Dopo aver completato il ciclo della chemioterapia, ha completato il diario stesso con diverse illustrazioni.

    Parliamone con l’autrice.

    Ho letto che il tuo diario è fatto di riflessioni riguardo il momento che stavi vivendo. Quello che mi ha colpito sin dall’inizio è il termine “kemionauta”. Perché hai pensato questo termine “kemio+nauta”?

    «Il termine “kemionauta” nasce dall’insieme delle parole “chemioterapia” e “astronauta”. Nel diario ho raccontato l’esperienza che stavo vivendo come se fossi un’astronauta in missione su un pianeta lontano chiamato Kemioland. L’uso della “k” non è casuale, le diagnosi di tumore vengono spesso indicate con la lettera k seguita dall’organo di riferimento».

    Nel tuo libro, o meglio, diario, ci sono delle immagini. Cosa rappresentano nello specifico?

    «Le illustrazioni contenute nel libro vanno a completare le singole riflessioni. La scrittura è stata sicuramente terapeutica, ma il mezzo che preferisco da sempre per comunicare sono i disegni. Mi sono resa conto che le parole da sole non riuscivano ad esprimere pienamente ciò che sentivo. Quindi, una volta finita la parte testuale del diario ho sentito la necessità di completarlo con le illustrazioni. Ognuna rappresenta una tappa del percorso da kemionauta».

    Cosa vuoi testimoniare con questo diario, e cosa vuoi comunicare ai lettori?

    «Il primo obiettivo è quello di offrire un messaggio di speranza a chi vive un momento difficile, come può essere una diagnosi di malattia. Chi ha letto il diario ha detto che, tra parole e immagini, ha trovato tanta vita, ed è forse il riscontro a cui tengo di più. Mi piacerebbe che dopo averlo letto restassero due messaggi: il primo è di non abbattersi mai, perché nonostante le mille difficoltà la vita è lì e vale la pena di essere vissuta fino in fondo. Al di là di come possano concludersi certi percorsi, ogni istante è prezioso e non bisogna sprecarlo alimentando sentimenti o pensieri negativi. Il secondo è legato al rispetto per la propria terra. Un concetto che è intimamente legato alla nostra salute. Vivo in terra dei fuochi e la diagnosi a ventisei anni di linfoma di Hodgkin è la prova che il danno arrecato all’ambiente si ripercuote direttamente sulla salute umana. Spero che il mio diario possa servire a scuotere un po’ le coscienze affinché si alimenti un sentimento positivo di cura per l’ambiente. Il diario è stato spesso un pretesto per accendere un faro necessario sul dramma della terra dei fuochi che da anni attanaglia la nostra meravigliosa terra, mietendo vittime di tutte le età. Ho maturato la consapevolezza che ognuno, in base ai propri talenti, possa e debba fare la propria parte in una guerra ambientale che ci riguarda profondamente. In fondo, cosa c’è di più personale della propria salute e di quella dei nostri cari?».

    Insomma, … non resta che leggere questa straordinaria storia piena di vita.

    Teresa Uomo

     

    Foto:

    2. scegliere il giusto peso da attribuire alle cose, non dimenticando l’importanza del tempo che scorre

    3. delimitare dei perimetri di protezione sui quali sistemare ogni persona della mia vita… tutti intorno ma non troppo vicini, perché durante le chemioterapie bisogna centellinare anche gli abbracci

     

     

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