Il culto di Iside a Piano di Sorrento? L’ipotesi nell’interessante racconto del Prof. Ciro Ferrigno

Riportiamo l’interessante “racconto del lunedì” del Prof. Ciro Ferrigno che, come sempre, ci apre nuove prospettive sul nostro territorio. 
ISIDE, VERGINE E MADRE
È piuttosto difficile immaginare quale aspetto potesse avere la Marina di Cassano nelle epoche remote. Frane e smottamenti, cadute di massi, gli agenti atmosferici e l’opera dell’uomo l’hanno modificata in maniera radicale; in particolare negli anni Trenta del Novecento, quando, a seguito di una frana rovinosa, l’intero banco di tufo alle spalle dell’abitato, fu chiuso completamente dentro una muraglia di cemento e pietre vive.
Il nome Cassano sembra derivi da Cassianus, un cittadino che ne ebbe la proprietà nel periodo dell’antica Roma. All’epoca il luogo era accessibile sicuramente dal Ponte di Savino e da un sentiero che, partendo dalla zona occupata dagli attuali terrazzi della Ripetta, congiungeva la zona della ripa all’arenile. Sicuramente il luogo veniva usato dai pescatori che utilizzavano le grotte per deporvi le barche, le reti e tutti gli strumenti del lavoro, ma non è escluso che sull’arenile ci fossero costruttori di naviglio e qualche bottega per la lavorazione del pescato, destinato alla conservazione e alla vendita. Dunque un primo nucleo di famiglie al servizio di Cassianus, casupole e piccoli appezzamenti di terreno coltivati, forse orti o vigneti ed un piccolo luogo di culto.
Vista la diffusione che ebbe, in tutto il Golfo di Napoli, il culto per la dea Iside, a partire dai tempi di Caracalla (211-217 d.C.), è ipotizzabile che anche il nostro litorale avesse il suo tempietto dedicato alla divinità egizia, una delle dee Madri del Mediterraneo, protettrice dei naviganti, della fertilità, del parto, vergine e madre, che sembra anticipare la nostra Madonna delle Grazie, oggetto di culto e di particolare venerazione popolare.
C’erano templi in onore di Iside a Pozzuoli e Baia, a Napoli e Pompei, tutte città di mare e di porti, di pescatori e naviganti. Iside si spostava su fiumi e mare, alla ricerca di Osiride, il fratello amato e perduto, tagliato a pezzi poi dispersi in terre lontane, da un altro fratello, il crudele Seth. La dea Iside che naviga e protegge i marinai, o cerca tra mille tormenti e spasimi il perduto amore, è la nostra Madonna del due luglio e della notte del Venerdì Santo.
Sotto un cielo dove tutto muta e tutto resta uguale noi cantiamo inni alla Vergine come forse un tempo, qui, cantavano in onore di Iside. Forse siamo gli inconsapevoli continuatori di un’antica gestualità e perpetuiamo riti antichi e consolidati. D’altra parte il culto per la Madre Terra, dispensatrice dei frutti e simbolo della fertilità, doveva essere già ben nota alle genti del Gaudo presenti a Trinità dalla preistoria. Infine meritano attenzione i legami della dea egizia con il mondo d’oltre tomba, la sua dedizione nel soccorrere i defunti ed in particolare quelli morti in mare, che i nostri progenitori affidavano alla Madonna della Libera.
Le nostre terre, antiche e popolate da sempre, al centro di un cratere o golfo, vivo in ogni epoca, rivelano una sedimentazione che non riguarda solo le pietre, ma anche la vita, il culto, l’alimentazione, l’artigianato. A dimostrazione che migliaia di anni, per il tempo che corre veloce, sono come un battito di ciglia.
(foto tratta dal post del Prof. Ciro Ferrigno)

Commenti

Translate »