Concluso il 9° FESTIVAL ORGANISTICO a Campinola di Tramonti: fra memorie, fede e speranza, l’impegno e la costanza foto

E’ molto raro che un qualsiasi evento, oltre che divertire, riesca a condurre gli spettatori ad un livello di sublimazione così intenso, fin quasi alla commozione: com’è successo domenica scorsa nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Campinola di Tramonti per il concerto conclusivo del 9° FESTIVAL ORGANISTICO con il giovane e bravo organista Nicola Salvati.
Il Festival Organistico è un vero miracolo, di cui il territorio e le “persone di cultura” tardano a prendere coscienza, ha conferito continuità all’espressività del prezioso organo di Carlo Rossi del 1729 e prolungato il ponte fra passato e futuro per far acquisire la piena consapevolezza del valore espressivo e del significato umano, storico e artistico
Era il sessantacinquesimo della lunga vita del Festival e il terzo di questa stagione così difficile, vissuta con tutte le prudenze dettate dell’incombente Covid-19 e intensamente voluta dall’animatore del festival Antonio De Marco e dal parroco Padre Jean Jacques Luzitu. Ha goduto del patrocinio (solo morale) del Comune di Tramonti e degli spontanei omaggi della Cantina San Francesco.
L’esemplare programma proposto da Nicola Salvati, alla sua quarta appassionata presenza – e si propone per una quinta -, era quanto mai accattivante e coinvolgente sia dal punto di vista espressivo e musicale che emotivo, tanto da recepire con evidenza l’autentica gioia dei presenti.
Un inizio interlocutorio con il genovese Michelangelo Rossi e il veneziano Galuppi per poi entrare nel vero carattere dell’evento con il ceco Dussek e il famoso Adagio di Benedetto Marcello che nell’occasione è stato simpaticamente dedicato al diacono di Campinola Gennaro Troiano; quindi un’incursione in Francia con la Presa di Gerico di Michel Corrette, un ispirato Offertorio di Lefébure-Wely e la divertente Marche du sonneur di Battmann. La riproposta del piemontese Giovanni Quirici con la Polkettina marziale per dopo la Messa e la Sinfonia del trevigiano Gaetano Nave hanno espresso ancora meglio il senso dell’organo nelle chiese che oltre all’accompagnamento liturgico prepara spiritualmente e al termine trasforma l’uscita dalla chiesa e il ritorno a casa in una festa per il piacere dell’elevazione spirituale in cui si è stati accompagnati. Quindi un affettuoso omaggio ad Ennio Morricone recentemente scomparso con una trascrizione di vari indimenticabili brani di film: da C’era una volta l’America a Nuovo Cinema Paradiso, C’era una volta il west, Per qualche dollaro in più, fino allo struggente Gabriel’s oboe da Mission che ha riportato ai sacrifici di tanti missionari in ogni parte del mondo.
E al termine, ringraziamenti a Jessica Ferrara di Tramonti, Vincenzo Florio di Gragnano, Giancarlo De Marco Telese (fautore del restauro dell’organo), suor Graziella De Stefani con Giada e Francesca Cesare, a quanti hanno voluto e sostenuto questa autentica festa della musica e della socialità, ma anche ad alcune signore che non hanno mancato un concerto in questi nove anni e che sintetizzano la vera essenza del Festival Organistico: non serve conoscere la musica o gli autori quanto lasciarsi coinvolgere dallo spirito della musica e del ritrovarsi perché “è sempre tanto bello”.
Quindi a nove anni dalla solenne cerimonia e dal concerto che ha inaugurato il restauro filologico che non si è lasciato tentare da maldestre manipolazioni che avrebbero cancellato il carattere dello strumento e i segni della storia. Una meritoria opera che ha ridato alla collettività il più antico organo funzionante della Campania. Autentici “atti d’amore” in alcuni valori antichi che spesso sembrano svanire nell’indifferenza ma che meritano di non essere dimenticati.
Una iniziativa di grande valenza, per offrire questo patrimonio al godimento di tutti, per l’elevazione spirituale e l’accrescimento culturale e sociale. E come diceva il Vasari “Fare, sempre; continuare a fare. Perché quel che si è fatto è sempre un punto non d’arrivo ma di partenza… e la difficultà è il saper conservare et accrescere.”.

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