Cava de’ Tirreni. Usura, annullato l’arresto di Caputano

Cava de’ Tirreni. Usura, annullato l’arresto di Caputano. Per la Cassazione i fatti sono antecedenti alla prima misura cautelare: atti al Riesame. Respinti i ricorsi degli altri indagati

Commercianti e usura: annullata la misura cautelare a Domenico Caputano , di Cava de’ Tirreni. Per i giudici della seconda sezione penale della Cassazione (la sentenza è stata pubblicata in questi giorni), il Tribunale Riesame non tenne conto della principio della retrodatazione del reato contestato. In altri termini, le contestazioni mosse a Caputano circa i prestiti a strozzo ad un commerciante di Cava con attività anche a Salerno, erano avvenute in data antecedente ad un altro procedimento penale, sempre per usura e in danno della stessa persona offesa, per effetto del quale Caputano era stato già arrestato.

La tesi difensiva, sostenuta dagli avvocati Michele Sarno e Mario Secondino , ha trovato pieno accoglimento. L’ordinanza di misura cautelare, emessa lo scorso 27 gennaio, è stata annullata. Gli atti sono tornati al Tribunale del Riesame di Salerno che dovrà emettere una nuova valutazione, tenendo conto delle osservazioni sollevate dagli ermellini. Cautano risulta indagato di concorso in usura con

Alfonso Cascella , detto “Cipolla”, di Cava de’ Tirreni, Antonio Rupoli , di Cava de’ Tirreni e Antonio Vallone , di Nocera Inferiore. Anche i co-indagati (difesi dagli avvocato

Teresa Sorrentino , Agostino De Caro e Pierluigi Spadafora ) si sono rivolti alla Cassazione, ma i loro ricorsi sono stati dichiarati inammissibili o revocati. L’altro indagato è

Maurizio Salsano di Cava de’ Tirreni.

I fatti. L’inchiesta che ha svelato il ruolo dei commercianti- broker per conto degli usurai, è scattata dalla denuncia di un negoziante di abbigliamento con attività nel cuore di Salerno. Due anni fa, a gennaio, l’uomo vessato dagli intermediari dei due “finanziatori” dei prestiti illegali, ormai alle strette, decide di denunciare, facendo aprire un’inchiesta su un giro di colletti bianchi, fatto di suoi colleghi commercianti, che “vendevano” – secondo la Procura antimafia – i soldi di Caputano e Cascella. La sua denuncia non è solo un mero sfogo. Al personale della Dia, diretto dal colonnello Vincenzo Ferrara

e dal maggiore Fausto Iannaccone deposita tutta una serie di copie di documenti contabili e bancari che fissano l’inizio dei prestiti usurai nel 2011, quando dovette chiudere un’attività a Cava per fallimento. Inoltre, il commerciante deposita anche una serie di registrazioni

audio dei colloqui che aveva avuto direttamente con i “broker”.

Sei sono i casi di usura accertati dalla Dda di Salerno e raccontati, con dovizia di dettagli, dalla vittima. Di mezzo milione di euro è il prestito originario. La vittima aveva restituito negli anni circa 700mila euro, ma solo per coprire gli interessi esorbitanti. Cinque, invece, sono i casi di estorsione contestati, a vario titolo, agli indagati. Tutti finalizzati alla restituzione dei soldi prestati con gli interessi. Una sola estorsione è aggravata dal “metodo mafioso”. Ed è quella contestata a Vallone che, all’inizio del 2018, fece visita al debitore di Rupoli, nel negozio di Salerno. E riferendo che era lì per picchiarlo, lo esortò ad ottemperare ai pagamenti «altrimenti sarebbero venuti personaggi di Pagani »

Fonte La Città di Salerno

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