Castellammare di Stabia: patto tra i clan per dividersi gli chalet. Inchiesta in corso

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Castellammare di Stabia, c’è in corso un’inchiesta antimafia sui clan che cercano di dividersi i famosi chalet. Di seguito l’articolo di Tiziana Valle per MetropolisLa camorra stabiese – nel 2017 – voleva spartirsi gli otto ristorantini che dovevano sorgere sulla banchina dell’Acqua della Madonna. La regia era quella del clan D’Alessandro, ma a beneficiarne sarebbero stati anche imprenditori collegati ad altri gruppi criminali – in particolare del centro antico – che in ogni caso gravitano nell’orbita di Scanzano.

E’ quanto viene fuori da alcune informative Antimafia allegate a un’inchiesta sulle concessioni demaniali a Castellammare di Stabia, che fanno riferimento al bando per gli chalet dell’Acqua della Madonna del dicembre 2017. Dalle carte spunta fuori che – secondo gli investigatori – il clan D’Alessandro con la complicità di alcuni imprenditori avesse messo le mani su quell’affare, che poi per motivi ancora sconosciuti è di fatto saltato.

L’Autorità Portuale prima assegnò una sola autorizzazione, poi diede il via libera ad altri due permessi in tempi diversi, ma nei fatti il progetto dei ristorantini dell’Acqua della Madonna è stato un aborto.C’è un’altra curiosità legata all’inchiesta sugli chalet, in più occasioni infatti si tira in ballo anche l’omicidio di Antonio Fontana.

Non è chiaro cosa c’entri e se in qualche modo possano esserci degli intrecci. Ma è certo che Fontana, seppur con un passato da collaboratore di giustizia, era ancora un personaggio influente nel quartiere dove si sarebbe dovuta concretizzare quella spartizione tra affiliati alla cosca. Fontana aveva qualche interesse per quei permessi? Una domanda alla quale oggi non ci sono risposte o quantomeno sono segretate negli atti dell’inchiesta.Di sicuro gli investigatori sono alla ricerca di elementi utili a comprendere il movente dell’omicidio e appena poche settimane fa è tornato d’attualità l’incontro che Fontana ebbe con due consiglieri comunali di Castellammare di Stabia, prima di rimanere vittima di un agguato ad Agerola nel luglio del 2017.

Pochi mesi prima del bando per gli chalet dell’Acqua della Madonna e dell’uscita shock del sindaco Antonio Pannullo riguardo «il fiato sul collo della camorra», in occasione del rimpasto.L’Antimafia sta cercando di riannodare i fili anche grazie alle rivelazioni dei pentiti, che potrebbero anche aver spostato leggermente il tiro rispetto all’ipotesi che Fontana sia stato ucciso su ordine del clan D’Alessandro solo per punire la sua scelta – e quella del fratello Luciano – di collaborare con la giustizia.

Gli investigatori sanno che il ras dell’Acqua della Madonna fosse nel mirino di Scanzano da tempo, ma quell’esecuzione a tanti anni di distanza fa pensare che potesse esserci dell’altro. Qui entra in gioco la vicenda del bando degli chalet, che fa sospettare che per chi volesse spartirsi quell’affare Fontana rappresentasse ancora un ostacolo.E’ solo un’ipotesi al momento. Ma gli investigatori stanno lavorando senza sosta oltre che per dare un volto e un nome a killer e mandanti, anche per ricostruire lo scenario in cui è maturato quell’omicidio di camorra.

Fonte: Metropolis

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