Castellammare di Stabia. Bancarotta: due imprenditori nei guai

Castellammare di Stabia. Bancarotta: due imprenditori nei guai. Sono accusati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e il Gip del tribunale di Napoli ha ordinato il sequestro preventivo di tre appartamenti e due autorimesse. Un provvedimento confermato anche dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Stefano Palla, che ha respinto il ricorso degli imprenditori di Castellammare di Stabia Pasquale e Massimo Della Monica.

I due sono coinvolti in un’inchiesta scattata nel luglio 2018 a seguito del fallimento della D.M.A. Costruzioni, di cui erano soci al 50 per cento. Dalla relazione del curatore emerge che la massa passiva era di circa sette milioni di euro e che per gran parte si trattava di debiti accumulati nei confronti dell’erario. Tra l’altro la società attiva nel settore di trasporto di merci su strada e nei lavori edili non aveva disponibilità di cassa e nemmeno di automezzi.

I problemi della D.M.A. Costruzioni – secondo l’accusa – cominciano tra il 2014 e il 2015 e da quel momento i due soci si avventurano in operazioni finalizzate a far fallire l’azienda. Nel 2016 Pasquale Della Monica acquista le quote di Massimo divenendo unico socio della srl, ma dopo pochi mesi la cede a un cittadino albanese Bujar Kurti – ancora oggi risulta irreperibile – che pochi giorni prima aveva nominato amministratore unico.

Il punto è che già dal 2016 la D.M.A. Costruzioni non presenta i bilanci e che proprio nel momento di maggiore crisi (tra il 2014 e il 2015) Pasquale Della Monica – all’epoca amministratore della società – nonostante avessero debiti con l’erario, acquista tre appartamenti e due autorimesse con i soldi dell’azienda. Due case vengono cedute ai figli, mantenendone l’usufrutto, senza alcun corrispettivo. Stesso discorso per un altro appartamento che invece viene concesso a Massimo Della Monica.

I due soci firmano un atto che li obbliga a restituire la cifra spesa per l’acquisto degli immobili alla D.M.A. Costruzioni, ma nei fatti non provvedono a mettere a posto i conti della società che nel frattempo fallisce con sette milioni di euro di debiti nei confronti dell’erario. Il timore della Procura di Napoli è che Pasquale e Massimo Della Monica vogliano cedere a terzi le tre case e le due autorimesse per sottrarle alla procedura di fallimento e così nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta, chiede e ottiene il sequestro preventivo dei beni.

I due imprenditori si oppongono prima con un ricorso al Tribunale per la Libertà di Napoli, poi in Cassazione. Ma per i giudici il rischio che quegli immobili possano essere sottratti alla procedura di fallimento c’è tutto e così confermano la decisione del giudice per le indagini preliminari. Nonostante la difesa abbia provato a dimostrare che la responsabilità fosse dell’ultimo amministratore, ossia il cittadino albanese al quale avevano ceduto la società che ad oggi risulta ancora irreperibile.

Fonte Metropolis

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